Economia 

Moda, corsa ai crediti d’imposta per il design: fondi esauriti ma resta la coda

Tre professionisti in atelier moda esaminano bozzetti, tessuti e documenti su un tavolo con laptop e metro da sarta In un laboratorio di moda, un team rivede bozzetti e pratiche amministrative legate agli incentivi per il design.

Le imprese manifatturiere italiane, soprattutto della filiera moda, hanno esaurito in meno di 48 ore, tra l’apertura dello sportello del Mimit e le prime comunicazioni di prenotazione, i 60 milioni di euro del credito d’imposta per design e ideazione estetica, misura varata dal ministero delle Imprese e del Made in Italy per sostenere creatività, progettazione e competitività del Made in Italy.

Credito d’imposta design, fondi esauriti in due giorni

Il dato, arrivato a poco più di due giorni dall’avvio della procedura, racconta una corsa rapida: oltre 400 domande presentate e l’intero plafond da 60 milioni di euro già raggiunto. Non si tratta ancora di risorse assegnate in via definitiva, ma di somme prenotate attraverso le comunicazioni inviate dalle aziende secondo l’ordine cronologico previsto dal meccanismo dello sportello. Una distinzione tecnica, sì, ma decisiva.

Il credito d’imposta per le attività di design e ideazione estetica è stato pensato per sostenere le imprese che investono nella fase creativa dei prodotti, dalla progettazione delle linee alla definizione estetica, fino allo sviluppo di soluzioni capaci di incidere sul posizionamento commerciale. Nel linguaggio delle aziende, vuol dire coprire una parte dei costi sostenuti per ciò che precede la produzione vera e propria: bozzetti, prototipi, ricerca stilistica, consulenze. Proprio lì, spesso, si gioca la differenza.

Moda in prima fila, ma domande anche da altri settori

A muoversi per prime sono state le aziende della moda, comparto a cui la misura si rivolge in via prioritaria e che da mesi segnala tensioni su ordini, margini e liquidità. Marchi, terzisti, laboratori e imprese della filiera hanno visto nel beneficio fiscale uno strumento utile per alleggerire i costi di progettazione, in una fase in cui il mercato resta selettivo e la concorrenza internazionale pesa. “La domanda era attesa, ma i tempi sono stati molto rapidi”, ha confidato un tecnico vicino al dossier.

Le richieste, però, non arrivano soltanto dal tessile-abbigliamento. Secondo quanto emerso dai primi dati raccolti dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, hanno presentato comunicazioni anche aziende di altri comparti del Made in Italy nei quali il design incide direttamente sul valore del prodotto: arredo, accessori, oggettistica, componentistica e manifattura di qualità. Settori diversi, stessa esigenza: finanziare quella parte creativa che non sempre trova spazio nei bilanci, ma che spesso decide il successo di una collezione o di una linea.

Urso: il Mimit cerca nuove risorse

Il ministro Adolfo Urso ha definito il risultato “un segnale molto forte” della richiesta che arriva dal sistema produttivo. «È un risultato che conferma quanto questa misura risponda alle esigenze delle imprese, a partire da quelle della moda, settore strategico del Made in Italy», ha spiegato il titolare del dicastero, aggiungendo che il Mimit è già al lavoro “per reperire ulteriori risorse e ampliare la platea dei beneficiari”. Una frase che, negli uffici delle associazioni di categoria, è stata letta come un invito a non considerare chiusa la partita.

Il punto politico ed economico è proprio questo: la dotazione iniziale è stata interamente assorbita, ma il ministero valuta un rifinanziamento del credito d’imposta. Non ci sono ancora cifre ufficiali né tempi fissati, e al momento gli uffici restano prudenti. Solo allora, se arriveranno nuove coperture o se alcune prenotazioni non si trasformeranno in utilizzo effettivo del beneficio, potrà aprirsi lo spazio per lo scorrimento delle domande rimaste in attesa. Per molte imprese, anche poche settimane possono fare la differenza.

Sportello ancora aperto: come restare in coda

Lo sportello Mimit non viene chiuso, nonostante il raggiungimento del tetto disponibile. Le comunicazioni di prenotazione continuano a essere acquisite e conservano il proprio posto in base all’ordine di trasmissione: in pratica, le aziende possono ancora inviare la domanda e mettersi in coda, sapendo che l’accesso al beneficio dipenderà dalla liberazione di risorse o da un nuovo stanziamento. È una procedura da seguire con attenzione, senza aspettare troppo.

Per le imprese interessate al credito d’imposta design, il consiglio degli addetti ai lavori è di verificare subito la documentazione, i requisiti e la coerenza delle spese ammissibili con le indicazioni ministeriali. Le somme oggi risultano prenotate, non ancora consolidate; eventuali rinunce, errori formali o controlli negativi potrebbero liberare margini. E se il Mimit dovesse trovare nuovi fondi, chi avrà già trasmesso la comunicazione si troverà davanti nella graduatoria cronologica. Una coda, certo. Ma in questa fase può valere molto.

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