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Iran, esplosioni a Bandar Abbas mentre Khamenei viene sepolto a Mashhad

Petroliera e nave cargo in mare al tramonto, con colonne di fumo lontane e sagoma di nave militare in primo piano Petroliera nello Stretto di Hormuz al crepuscolo, con fumo all’orizzonte e sorveglianza navale sullo sfondo della crisi tra Usa e Iran.

Gli Stati Uniti hanno lanciato nelle ultime ore una nuova serie di raid contro l’Iran, colpendo obiettivi militari e infrastrutture nel sud e nell’ovest del Paese, mentre Teheran ha risposto rivendicando attacchi contro basi americane in Kuwait e Bahrein: una spirale che, oggi, rende il cessate il fuoco firmato a metà giugno un passaggio ormai superato, con lo Stretto di Hormuz quasi paralizzato e la tensione tornata ai livelli più alti.

Raid Usa sull’Iran, Centcom: colpiti circa 90 obiettivi militari

Il Comando centrale delle forze armate statunitensi, il Centcom, ha annunciato su X di aver completato “un’altra serie di attacchi contro l’Iran” con l’obiettivo dichiarato di ridurre la capacità di Teheran di colpire navi mercantili e “marinai civili innocenti” nello Stretto di Hormuz. Secondo la nota americana, sarebbero stati colpiti circa 90 obiettivi militari, tra cui sistemi di difesa aerea e infrastrutture operative.

Nella notte, riferiscono fonti citate dall’Afp, almeno tre persone sono rimaste uccise nell’Iran occidentale durante i bombardamenti statunitensi, arrivati dopo gli attacchi iraniani contro tre petroliere in transito nello stretto. Le autorità iraniane, attraverso il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche, hanno inoltre sostenuto che i raid avrebbero colpito ponti sulle strade che conducono a Mashhad, la città dove è stata prevista la sepoltura dell’ex guida suprema Ali Khamenei.

Forti esplosioni sono state avvertite anche a Bandar Abbas, porto strategico sul Golfo Persico, e nei pressi del sito nucleare di Bushehr, nel sud del Paese. In quelle ore — secondo le prime ricostruzioni rilanciate dai media regionali — la popolazione ha segnalato colonne di fumo e blackout localizzati, mentre le autorità non hanno ancora fornito un bilancio completo dei danni.

La risposta dei Pasdaran e la minaccia sullo Stretto di Hormuz

La replica iraniana è arrivata attraverso i Pasdaran, che hanno affermato di aver colpito basi statunitensi in Kuwait e in Bahrein, due Paesi che ospitano installazioni militari americane di rilievo nell’area del Golfo. La rivendicazione, diffusa dalla televisione di Stato iraniana, è stata accompagnata da una minaccia diretta: gli attacchi potrebbero essere estesi se Washington continuerà le operazioni.

A irrigidire ancora il quadro è intervenuto Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore di Teheran nei colloqui con gli Stati Uniti. “L’America non ha ancora imparato che l’arroganza e la mancanza di lealtà non sono più gratuite. Per essere chiari: provate, e ne pagherete le conseguenze”, ha scritto su X, in un messaggio ripreso anche dall’agenzia Fars.

Poi la frase più pesante, rivolta direttamente a Washington: “Non sprecate energie, che affonderete ancora di più. Lo Stretto di Hormuz si apre solo con gli accordi iraniani, non con le minacce americane”. Parole che suonano come un avvertimento, ma anche come un tentativo di fissare il terreno negoziale mentre, sul mare, il traffico commerciale rallenta fino quasi a fermarsi.

Secondo Al Jazeera, che cita Bloomberg, ieri soltanto 14 navi mercantili avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz in entrambe le direzioni. È il numero più basso dall’accordo tra Stati Uniti e Iran del 16 giugno: nelle tre settimane successive, la media era stata di circa 34 navi al giorno.

Trump: “Gli iraniani vogliono un accordo, ma non so se lo rispetteranno”

A bordo dell’Air Force One, mentre rientrava a Washington dal vertice Nato, il presidente americano Donald Trump ha detto che gli iraniani “vogliono a tutti i costi raggiungere un accordo”, ma ha aggiunto un dubbio pesante: “Non so se saranno in grado di rispettarlo, questo è il problema”. Secondo i media statunitensi, Trump ha anche riferito che gli iraniani lo avrebbero “chiamato”.

La Casa Bianca, stando a quanto riportato da Axios citando un funzionario americano, ritiene di avere ancora margine per una nuova escalation. Il ragionamento, spiegano fonti statunitensi, si basa anche sul fatto che nelle ultime settimane centinaia di petroliere sono riuscite a lasciare il Golfo attraverso lo Stretto di Hormuz, riducendo — almeno in parte — l’esposizione immediata delle navi più vulnerabili.

La durata della crisi, ha spiegato la stessa fonte ad Axios, potrebbe variare molto: “uno o due giorni, una settimana o un mese”, a seconda della decisione dell’Iran di proseguire o meno gli attacchi contro le navi mercantili. Un margine ampio, quasi una formula prudente. Ma dentro c’è il punto centrale: il controllo del traffico energetico nel Golfo.

Trump ha poi legato il dossier iraniano a un tema di sicurezza più largo, quello della presenza americana in Europa. Sul possibile ritiro delle truppe Usa dall’Europa, il presidente non ha indicato una decisione definitiva: “Molto dipenderà dalla Groenlandia e dall’Iran”, ha detto, aggiungendo che “ora l’Europa vuole aiutare sull’Iran, ma non ne abbiamo bisogno”.

Funerali di Khamenei a Mashhad, assente il figlio Mojtaba

In parallelo alla crisi militare, l’Iran ha chiuso le cerimonie funebri per Ali Khamenei, sepolto a Mashhad, vicino al santuario dell’Imam Reza, come da sua richiesta. Secondo l’agenzia Mehr, citata da Al Jazeera, la bara dell’ex guida suprema è stata trasferita da Najaf, in Iraq, verso l’Iran dopo sei giorni di commemorazioni tra Iran e Iraq, comprese le città sante di Najaf e Karbala.

A confermare la volontà di Khamenei è stato Mohammad Mohammadi Golpayegani, capo del suo ufficio, spiegando che l’ex leader aveva chiesto di essere sepolto proprio a Mashhad. Alla cerimonia, secondo quanto riferito dai media regionali, non era presente il figlio Mojtaba Khamenei, assenza letta da diversi osservatori come un segnale da seguire con attenzione nella fase di transizione interna.

La coincidenza tra i funerali e i nuovi raid ha dato alla giornata un tono cupo, con il Paese stretto tra lutto, propaganda e allerta militare. Nelle strade verso Mashhad, dove i Pasdaran denunciano danni ai collegamenti, il passaggio del feretro è diventato anche un messaggio politico: l’Iran mostra continuità, mentre il confronto con Washington entra in una fase ancora più incerta.

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