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Google addestra l’AI con ricerche, foto e dati: cosa cambia e come proteggere la privacy

Mano su laptop con pagina di impostazioni privacy e interruttori, smartphone e auricolari su una scrivania Schermata di impostazioni privacy con toggle attivi/disattivi su laptop, con telefono e auricolari: gestione di cronologia e dati multimediali.

Google ha aggiornato in questi giorni, anche per gli utenti italiani, alcune impostazioni dell’account legate alla cronologia dei servizi di ricerca, chiarendo che immagini, file, audio e video usati dentro i suoi strumenti possono essere salvati e impiegati per migliorare i servizi, compresi i modelli di intelligenza artificiale generativa, se le relative opzioni risultano attive. Non significa, va chiarito subito, che l’azienda prelevi in automatico foto o documenti custoditi su smartphone, computer o tablet. Il punto riguarda le attività compiute mentre si è connessi al proprio account Google, dentro servizi come Ricerca, Lens, Maps, Traduttore, News, Shopping, Voli e Hotel.

Cosa cambia nella cronologia dei servizi di ricerca Google

La nuova area dedicata alla cronologia dei servizi di ricerca Google serve a gestire il salvataggio delle attività svolte su più prodotti collegati alla ricerca di informazioni, non solo sulla classica barra del motore. Dentro questa sezione possono finire le query digitate, i risultati consultati, le risposte generate da funzioni basate sull’AI e alcuni dati generali sulla posizione. Fin qui, per molti utenti, nulla di troppo diverso dalle impostazioni già viste negli anni.

La novità più sensibile riguarda però i contenuti multimediali utilizzati durante certe interazioni: immagini caricate su Google Lens, registrazioni vocali, audio di Search Live, file inviati per ottenere una risposta o materiali usati in alcune funzioni di Google Traduttore. Un esempio concreto: si fotografa un’etichetta, la si carica su Lens per tradurla o riconoscere un prodotto, e quel contenuto può essere associato alla cronologia, se l’opzione è abilitata. “Dipende dalle impostazioni dell’account”, spiega Google nella documentazione di supporto, ed è lì che si gioca la differenza.

Quali dati possono essere usati per migliorare l’intelligenza artificiale

Secondo le indicazioni pubblicate dall’azienda, le informazioni salvate nella cronologia Google possono essere utilizzate per fornire, sviluppare e migliorare i servizi, incluso l’addestramento dei modelli di AI generativa. Prima di un eventuale uso per il training o di una revisione da parte di fornitori specializzati, precisa Mountain View, i contenuti vengono scollegati dall’account dell’utente. È un passaggio rilevante, ma non cancella il tema principale: capire quali materiali si stanno condividendo e con quali finalità.

I dati coinvolti non sono tutti dello stesso tipo. Ci sono le attività testuali, come ricerche, suggerimenti selezionati, trascrizioni e risposte AI visualizzate; poi ci sono i materiali caricati o usati durante l’interazione con strumenti collegati alla ricerca. Google specifica che non rientrano in questa voce i contenuti generati o modificati con l’AI, né quelli gestiti da servizi separati come Gemini, YouTube, NotebookLM o Google Voice. Restano fuori anche i materiali condivisi pubblicamente nei servizi di ricerca, per esempio le foto aggiunte alle recensioni.

La distinzione conta perché le impostazioni privacy Google sono distribuite in più punti dell’account. Una sezione regola la cronologia dei servizi di ricerca, un’altra la personalizzazione, altre ancora riguardano prodotti specifici come YouTube, Maps o gli annunci. E infatti molti utenti, anche esperti, finiscono per controllarne una sola. Solo allora scoprono che alcune preferenze sono rimaste attive altrove.

Perché Google usa immagini, file e ricerche per l’AI

La ragione indicata da Google è tecnica e commerciale insieme: i sistemi di intelligenza artificiale migliorano quando possono analizzare grandi quantità di esempi, in formati diversi, per comprendere testi, immagini, audio e richieste formulate in modo naturale. Un’immagine caricata su Lens, una frase dettata a voce o un documento usato per ottenere una risposta aiutano i modelli a riconoscere schemi, contesti e possibili errori. È così che funzionano molti strumenti ormai entrati nell’uso quotidiano.

L’azienda sostiene di utilizzare queste informazioni per rendere più utili le risposte, personalizzare l’esperienza, sviluppare nuove funzioni e aumentare sicurezza e affidabilità dei sistemi. Tradotto nella pratica: risultati più vicini alle abitudini dell’utente, suggerimenti meno generici, risposte AI più aderenti alla richiesta. Eppure il nodo resta la consapevolezza digitale. Molte persone usano Ricerca, Maps o Traduttore più volte al giorno senza aprire quasi mai la pagina delle impostazioni.

Con l’arrivo dell’AI dentro servizi di uso comune — dalla traduzione al riconoscimento di immagini, dai riassunti alle risposte conversazionali — cresce anche la quantità di materiale potenzialmente utile allo sviluppo dei sistemi. Non è un allarme, ma un cambio di scenario. La privacy dell’account Google, oggi, non riguarda più soltanto la cronologia delle pagine visitate o delle ricerche scritte al volo.

Come disattivare il salvataggio dei media e cosa succede dopo

Per limitare l’uso di immagini, file, audio e video bisogna entrare nella sezione Cronologia dei servizi di ricerca del proprio account Google. Da lì si può scegliere di disattivare del tutto la cronologia, selezionando la voce “La cronologia viene salvata” e poi “Disattiva”, oppure mantenerla attiva togliendo la spunta da Salva contenuti multimediali. Nel primo caso le attività successive nei servizi di ricerca non saranno conservate nell’account né usate per addestrare i modelli di AI generativa, salvo casi specifici come l’invio volontario di feedback.

Nel secondo caso, invece, Google smetterà di salvare i nuovi media caricati, ma potrà continuare a conservare altri elementi della cronologia, come attività testuali, trascrizioni o interazioni. Per ridurre anche la personalizzazione, occorre raggiungere la sezione Personalizzazione dei servizi di ricerca e disattivare l’interruttore accanto a “Personalizza la Ricerca”. Questa scelta impedisce l’uso delle informazioni associate all’account per adattare risultati, suggerimenti, feed di notizie, risposte AI e altri contenuti mostrati durante la navigazione.

C’è un dettaglio da tenere presente: l’aggiornamento delle pagine è in distribuzione graduale. Se l’interfaccia visualizzata non coincide ancora con quella descritta da Google, cronologia e suggerimenti personalizzati possono essere gestiti tramite Attività web e app. Conviene quindi controllare anche le sezioni dedicate a YouTube, Maps, annunci personalizzati e altre cronologie. Una verifica di pochi minuti, magari dal computer, può evitare equivoci.

Disattivare queste opzioni non impedisce di usare Google Search, Maps, Lens o Traduttore. Cambia soprattutto il salvataggio delle nuove attività e il loro eventuale impiego per migliorare i sistemi di AI. Alcuni risultati potranno essere meno personalizzati, certi suggerimenti più generici. È il compromesso, ormai familiare, tra comodità e controllo dei dati: più informazioni si lasciano disponibili, più i servizi si adattano; meno dati si conservano, maggiore è il margine di scelta dell’utente.

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