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Attentato a Ranucci, perquisita la casa del factotum di Lavitola

Due agenti davanti all’ingresso di un palazzo, uno con busta prove e fascicoli accanto a un’auto scura Agenti all’uscita da una perquisizione in un condominio, con documenti e dispositivi sequestrati.

La Procura di Roma e i carabinieri hanno perquisito nelle ultime ore, in un comune del Napoletano, l’abitazione di Gomes Clesio Tavares, factotum di Valter Lavitola, perché ritenuto dagli investigatori il possibile intermediario con il gruppo che avrebbe collocato l’ordigno davanti alla casa di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, a Pomezia, nell’attentato del 16 ottobre 2025.

Perquisita la casa del factotum di Lavitola

L’attività istruttoria è stata eseguita nell’abitazione dove Gomes Clesio Tavares vive con la compagna, mentre l’uomo, secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, si troverebbe ora in Camerun. La donna è stata ascoltata dai carabinieri come persona informata sui fatti: un passaggio ritenuto utile per ricostruire contatti, spostamenti e frequentazioni dell’uomo nelle settimane precedenti e successive all’attentato a Ranucci.

Tavares, indicato come factotum di Valter Lavitola, avrebbe avuto — secondo l’ipotesi investigativa ancora al vaglio — un ruolo di collegamento con la banda che materialmente avrebbe piazzato la bomba all’esterno dell’abitazione del giornalista. Gli accertamenti riguardano telefoni, documenti, eventuali appunti e tracce digitali. Nulla, al momento, viene dato per acquisito.

Lavitola indagato e il biglietto per l’Africa

Nel fascicolo della Procura di Roma, Valter Lavitola è indagato come possibile mandante dell’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci. L’ex direttore dell’Avanti!, secondo quanto si apprende, era pronto a lasciare l’Italia in direzione dell’Africa: avrebbe già acquistato un biglietto aereo e la perquisizione nei suoi confronti sarebbe scattata la sera del 4 luglio, dopo che gli investigatori lo avevano visto uscire di casa con un trolley.

Due giorni più tardi, il 6 luglio, i carabinieri hanno svolto una prima attività di perquisizione nell’abitazione e negli uffici di Lavitola. L’8 luglio sono poi stati sequestrati telefoni, computer e sette manoscritti, materiale ora al centro degli accertamenti tecnici. Davanti agli inquirenti, Lavitola ha negato ogni addebito e, in una fase successiva dell’interrogatorio, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

La linea difensiva, per ora, resta quella del rigetto delle accuse. Gli investigatori, invece, lavorano sulla rete di relazioni dell’indagato e sui possibili contatti con Tavares. Un nodo delicato, perché da lì potrebbe passare la ricostruzione della catena che avrebbe portato all’ordigno davanti alla casa del conduttore di Report.

La pista del sondaggio politico su Ranucci

Tra gli elementi emersi nell’inchiesta c’è anche un presunto sondaggio riservato al quale Lavitola avrebbe lavorato per valutare una possibile discesa in campo politico di Sigfrido Ranucci. L’ipotesi, secondo le ricostruzioni investigative, riguardava un ruolo del giornalista come possibile figura di riferimento del cosiddetto campo largo, tema che avrebbe attirato attenzioni e contatti in ambienti politici e mediatici.

Non è chiaro, allo stato, quale peso questa pista abbia nel quadro dell’indagine sull’attentato del 16 ottobre 2025. Gli inquirenti stanno cercando di capire se il sondaggio fosse un’iniziativa autonoma, un tentativo di raccogliere informazioni o un tassello collegato a pressioni più ampie nei confronti del conduttore. Ranucci, volto noto del giornalismo investigativo televisivo, era stato colpito indirettamente da un atto intimidatorio davanti alla sua abitazione di Pomezia, un episodio che aveva provocato forte allarme nel mondo dell’informazione.

Le verifiche, in questa fase, procedono su più piani. Da una parte ci sono gli accertamenti tecnici sui dispositivi sequestrati; dall’altra, le testimonianze e i riscontri sui movimenti degli indagati. “Serve ricostruire ogni passaggio”, filtra da chi segue il dossier. E il lavoro, viene spiegato, non è concluso.

La Rai sospende le repliche estive di Report

Intanto la Rai ha deciso di sospendere in via cautelativa le repliche estive di Report, in attesa che venga fatta piena chiarezza sulla vicenda che coinvolge il suo conduttore. La decisione è stata comunicata dalla Direzione Approfondimento dell’azienda, che ha parlato di una scelta assunta “a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico”.

Nella nota, Viale Mazzini precisa che resta confermato l’appuntamento con la nuova stagione del programma, prevista per novembre. Una scelta prudente, dunque, mentre l’inchiesta giudiziaria prosegue e mentre il nome di Sigfrido Ranucci resta al centro di un caso che intreccia cronaca giudiziaria, giornalismo e possibili movimenti politici.

La sospensione delle repliche non incide, almeno per ora, sulla programmazione futura della trasmissione. Ma il segnale è chiaro: la Rai attende gli sviluppi dell’indagine prima di riproporre in estate le puntate già andate in onda. Nel frattempo, gli investigatori continuano a lavorare tra Roma, il Napoletano e i collegamenti con l’estero, seguendo la traccia lasciata da telefoni, viaggi, appunti e testimonianze.

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