La Camera ha approvato oggi, 9 luglio 2026, a Montecitorio, la dichiarazione d’urgenza per l’esame della proposta di legge della Lega sulla cittadinanza, un passaggio che dimezza i tempi parlamentari e apre un nuovo fronte politico su sicurezza e immigrazione, mentre Fratelli d’Italia ha depositato un testo sui rimpatri degli immigrati condannati per far scontare la pena nel Paese d’origine.
Cittadinanza, via libera all’iter veloce della proposta leghista
Il primo effetto del voto è procedurale, ma il peso politico è già evidente: la proposta della Lega è stata incardinata in Commissione Affari costituzionali alla Camera e, con la dichiarazione d’urgenza, dovrà arrivare in Aula in tempi dimezzati. Non più 60 giorni, ma 30 giorni, con il termine fissato entro l’8 agosto per riferire all’Assemblea.
Il testo interviene sulle norme per l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte degli stranieri nati in Italia e residenti legalmente senza interruzioni fino ai 18 anni. Oggi questi ragazzi possono chiedere la cittadinanza entro un anno dal compimento della maggiore età; la proposta leghista introduce invece una serie di cause ostative legate a condanne penali e a motivi di sicurezza della Repubblica.
A rivendicare il risultato è stato il vicepremier Matteo Salvini, che ha commentato con un secco: «Bene così! Altri parlano, la Lega fa». Più diretto ancora il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo, che ha parlato di battaglie portate avanti “nelle sedi istituzionali”, con un riferimento trasparente al dibattito acceso nel centrodestra dopo le prese di posizione del generale Roberto Vannacci su sicurezza e immigrazione.
Le nuove cause ostative e la revoca della cittadinanza
Nel merito, la proposta prevede che la richiesta di cittadinanza possa essere bloccata in presenza di condanne per una serie ampia di reati: dai delitti contro la persona a quelli contro il patrimonio, fino alla produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti. Tra le fattispecie indicate figurano anche femminicidio, rissa, lesioni personali, minacce, furto, rapina, occupazione di immobili, danneggiamento, deturpamento e imbrattamento di beni altrui, oltre alle frodi informatiche.
Il testo include anche condotte più recenti nel dibattito pubblico, come la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti. Se al momento della dichiarazione di volontà è pendente un procedimento penale, l’iter per la cittadinanza non viene respinto subito: viene sospeso fino all’archiviazione o a una sentenza definitiva di assoluzione. In caso di condanna, la sospensione resta fino alla riabilitazione.
La Lega parla di risposta a un problema di integrazione. Il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari ha spiegato che il provvedimento punta ad affrontare «un’emergenza», sostenendo che oggi esista «un problema di evidente mancata integrazione dei minorenni di seconda generazione». Una formula che le opposizioni contestano con forza, considerandola il cuore politico della stretta.
Il provvedimento estende inoltre i casi di revoca della cittadinanza italiana acquisita, oggi già previsti per terrorismo ed eversione. La revoca verrebbe allargata, tra gli altri, ai casi di omicidio, pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, tratta di persone, violenza sessuale su minore e violenza sessuale di gruppo.
Opposizioni all’attacco, tensione nel centrodestra
Il confronto in Parlamento si è acceso subito. I deputati di Futuro Nazionale, area vicina a Vannacci, hanno votato a favore dell’iter accelerato e parlano apertamente di “effetto Vannacci” sul centrodestra, rilanciando la richiesta di un decreto sulla cosiddetta remigrazione. Una parola che, già da sola, ha riaperto lo scontro politico.
Dal centrosinistra sono arrivate critiche dure. La deputata del Pd Ouidad Bakkali ha definito la proposta un provvedimento di «punizione collettiva» e di «profilazione razziale», sostenendo che sia in contrasto con la Costituzione. Sullo stesso terreno si è mossa anche Vittoria Baldino del Movimento 5 Stelle, che ha parlato di un principio di «superiorità della razza», espressione che ha irrigidito ulteriormente il clima in Aula.
Nella maggioranza, intanto, la competizione politica resta sottotraccia ma visibile. La Lega incassa il voto sull’urgenza e rivendica la titolarità di una linea dura sulla cittadinanza; Fratelli d’Italia, quasi in parallelo, sposta il baricentro sui rimpatri e sulle pene da scontare nei Paesi d’origine. Due dossier diversi, ma destinati a camminare insieme nelle prossime settimane.
Fratelli d’Italia presenta il testo sui rimpatri
Nel nuovo scenario si inserisce la proposta di Fratelli d’Italia sui rimpatri degli immigrati condannati. Il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami ha annunciato che gli stranieri condannati potranno essere rimpatriati «per scontare la pena nel Paese d’origine», auspicando anche per questo testo un iter accelerato.
Secondo Bignami, l’iniziativa sarebbe resa possibile dalle modifiche ottenute dalla premier Giorgia Meloni in sede europea. Il capogruppo di FdI ha spiegato che, in passato, il quadro del Patto Ue sui migranti non consentiva di procedere al rimpatrio degli immigrati condannati per fatti rilevanti con pena superiore a un anno; ora, ha aggiunto, il testo si colloca nell’ambito degli accordi bilaterali con i Paesi d’origine sicuri.
La proposta di FdI prevede anche un ampliamento delle ipotesi di revoca della cittadinanza. La responsabile nazionale Immigrazione del partito, Sara Kelany, ha spiegato che l’estensione riguarderebbe «tutti i reati più gravi», citando omicidio, strage, sequestro di persona e reati collegati alla mafia. Un punto di contatto con la proposta della Lega, non secondario.
Ora la partita si sposta nelle commissioni parlamentari. I tempi, almeno per la proposta leghista, sono già compressi; il confronto politico, invece, appare destinato ad allargarsi. Anche perché cittadinanza, sicurezza e rimpatri toccano insieme diritto penale, integrazione e rapporti con l’Unione europea. Tre piani diversi. E tutti sensibili.
