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Decaro parte in maglia rosa: debutto da presidente con slancio

Urna grigia su tavolo con documenti di sondaggi, penna e mappa dell’Italia in una sala istituzionale sfocata Urna e documenti con grafici su un tavolo durante un briefing istituzionale, immagine simbolo del consenso regionale e dei sondaggi.

Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia, debutta oggi, 6 luglio 2026, al primo posto del Governance Poll realizzato da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore, confermandosi in testa alla classifica dei governatori per consenso personale, davanti ad Alberto Stefani in Veneto e a Massimiliano Fedriga in Friuli-Venezia Giulia. Il dato fotografa la disponibilità degli elettori a rivotare il proprio presidente se si tornasse alle urne adesso: una misura secca, politica ma anche molto personale, che nel caso dell’ex sindaco di Bari pesa più di una semplice promozione amministrativa.

Decaro primo nel Governance Poll: la Puglia ritrova la vetta

Per Antonio Decaro il cambio di ruolo non ha cambiato, almeno nei numeri, il rapporto con l’elettorato. Dopo dieci anni da sindaco di Bari, durante i quali aveva già conquistato per sei volte il vertice del Governance Poll tra i primi cittadini, l’esponente del centrosinistra torna in cima alla graduatoria, questa volta nella veste di presidente della Regione Puglia.

Secondo il sondaggio annuale curato da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore, Decaro è il governatore con il livello più alto di consenso tra quelli misurati dall’indagine. Una conferma pesante, arrivata dopo una candidatura costruita in un passaggio politico non semplice, segnato dal confronto con Michele Emiliano, suo predecessore sia alla guida della Regione sia, anni prima, del Comune di Bari. In quel momento, raccontano da ambienti pugliesi del centrosinistra, “la sua popolarità ha tenuto insieme pezzi diversi della coalizione”.

Stefani secondo in Veneto, Fedriga terzo in Friuli-Venezia Giulia

Il podio del Governance Poll 2026 resta però fortemente segnato dal NordEst. Al secondo posto si piazza Alberto Stefani, presidente del Veneto, con il 65% di cittadini che si dichiarano pronti a rivotarlo se le elezioni regionali si tenessero oggi. È un punto sotto Decaro, ma il risultato ha un valore politico preciso: Stefani raccoglie un’eredità impegnativa, quella di Luca Zaia, per anni stabilmente nelle prime posizioni della classifica.

Il dato veneto, proprio per questo, non era scontato. Dopo una stagione lunga, costruita attorno a una figura molto riconoscibile come Zaia, il nuovo presidente leghista sembra aver conservato una parte consistente di quel consenso territoriale. “Il rapporto con i veneti resta forte”, ha spiegato un dirigente locale del Carroccio, commentando a caldo i numeri diffusi dal quotidiano economico. Terzo posto per Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli-Venezia Giulia, presenza ormai abituale nelle zone alte della graduatoria e punto di riferimento della Lega nel Nord.

La Lega del Nord guida il consenso, Fontana cresce in Lombardia

Il risultato di Stefani e Fedriga non esaurisce il quadro favorevole ai presidenti leghisti del Nord. Nella classifica spicca anche Attilio Fontana, presidente della Lombardia, che raggiunge il 57% di consenso e si colloca al sesto posto. Il dato più rilevante, in questo caso, è la crescita rispetto all’anno precedente: cinque punti in più rispetto al 2025, la progressione annuale più marcata tra i governatori rilevati dal sondaggio.

In Lombardia, dove il giudizio sull’amministrazione regionale si intreccia spesso con sanità, trasporti e peso economico del territorio, l’aumento di Fontana offre al centrodestra un argomento politico immediato. Non un dettaglio. Anche perché arriva mentre nella Lega continua il confronto interno sul profilo del partito, tra chi spinge per rafforzare l’identità territoriale del Nord e chi, vicino al vicepremier Matteo Salvini, guarda con cautela a formule che possano dividere il movimento.

Il nodo politico: consenso personale e tensioni nel Carroccio

Stabilire un rapporto diretto tra i numeri del Governance Poll e il dibattito interno alla Lega sarebbe forzato, ma il segnale politico esiste. Il buon andamento dei governatori del Nord — Stefani, Fedriga e Fontana — arriva infatti mentre nel partito è stata discussa, poi frenata, l’ipotesi di un modello ispirato alla Csu bavarese, una sorta di soggetto autonomo o più marcato sul piano padano dentro il centrodestra.

L’idea, secondo quanto emerso nelle scorse settimane, avrebbe incontrato la resistenza di diversi esponenti vicini a Salvini. Eppure il peso amministrativo dei presidenti del Nord resta evidente: governano regioni centrali per popolazione, export e infrastrutture, e ora possono rivendicare anche un consenso personale misurato dai sondaggi. Dall’altra parte, la leadership di Decaro segnala che il centrosinistra può contare su una figura capace di parlare oltre i confini tradizionali della propria coalizione. La classifica, insomma, non elegge nessuno. Ma indica chi, oggi, parte con più capitale politico.

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