La procura di Roma indaga sul furto di ottanta fiale di fentanyl avvenuto all’ospedale Israelitico nella seconda metà di giugno, mentre Carabinieri e Nas hanno svolto nelle ultime ore nuove verifiche nella struttura per chiarire come sia stato possibile sottrarre un oppioide così potente dall’armadietto blindato della farmacia interna.
Fentanyl rubato all’ospedale Israelitico, la procura apre il fascicolo
Il fascicolo aperto a piazzale Clodio procede, al momento, per furto e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Al centro dell’inchiesta ci sono le ottanta fiale di fentanyl, farmaco oppioide usato in ambito ospedaliero e sottoposto a regole di custodia rigide, sparite dalla farmacia dell’ospedale Israelitico di Roma in due distinti episodi.
Secondo le prime ricostruzioni, il primo ammanco sarebbe stato rilevato il 22 giugno, ma la denuncia sarebbe arrivata soltanto il 24 giugno, dopo la scoperta di una seconda sottrazione. È uno dei passaggi che gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione: perché siano trascorsi due giorni, chi abbia effettuato i controlli e in quale momento sia stato segnalato il secondo vuoto nell’armadietto. Non un dettaglio, in un’indagine di questo tipo.
Il fentanyl, per la sua natura e per il valore che può assumere sul mercato illegale, richiede registrazioni puntuali in entrata e in uscita. Anche per questo gli accertamenti non riguardano soltanto il furto materiale, ma l’intera catena di custodia: dai documenti interni alla disponibilità delle chiavi, fino ai turni del personale passato in farmacia in quei giorni.
Ispezione di Carabinieri e Nas sui registri dei farmaci
Nelle ultime ore il nucleo investigativo dei Carabinieri di Roma, insieme ai militari del Nas, ha effettuato un’ispezione all’interno della struttura sanitaria. Gli accertamenti si sono concentrati sui registri di acquisizione e movimentazione del medicinale, sulla tenuta della documentazione e sulla gestione della chiave dell’armadietto in cui erano custodite le fiale.
Il sospetto, secondo quanto filtra dagli ambienti investigativi, è che alcuni registri possano non essere stati aggiornati con la necessaria puntualità. Se il dato venisse confermato, si aprirebbe un fronte amministrativo e gestionale non secondario, legato alle modalità di sorveglianza dei farmaci stupefacenti e alla correttezza delle procedure interne adottate dalla struttura.
L’ispezione è durata diverse ore. I militari hanno acquisito informazioni, verificato documenti e ascoltato alcune persone presenti in ospedale. “Stiamo ricostruendo ogni passaggio”, viene spiegato da fonti investigative, con la cautela che accompagna le prime fasi di un’inchiesta ancora aperta. In questa fase, infatti, non risultano persone formalmente indagate tra quelle ascoltate.
La chiave dell’armadietto e l’assenza di telecamere
Uno dei nodi riguarda la chiave dell’armadietto blindato che custodiva il fentanyl. Le persone che, in modo diretto o potenziale, avrebbero potuto averne disponibilità sarebbero poco più di una ventina, includendo personale sanitario e addetti alla guardiania. La posizione di ciascuno viene ora valutata attraverso turni, accessi e dichiarazioni rese ai Carabinieri.
Tra medici e infermieri, in base alle prime verifiche, sarebbero poco più di una decina le persone transitate nei due giorni interessati all’interno della farmacia ospedaliera. A queste si aggiunge il personale di vigilanza, in particolare l’addetto alla guardiania notturna, che avrebbe avuto in custodia la chiave negli orari di chiusura. Un passaggio delicato, perché restringe il campo ma non lo chiude.
A complicare il lavoro degli investigatori c’è l’assenza di telecamere nell’area della cassaforte o del frigorifero blindato in cui erano conservate le fiale. I Carabinieri stanno comunque visionando le immagini degli altri impianti di videosorveglianza presenti nella struttura, cercando movimenti anomali, ingressi fuori orario o presenze non compatibili con i turni. Solo allora il quadro potrà diventare più nitido.
L’ipotesi di una mano esperta e gli accertamenti in corso
Gli investigatori non escludono che il furto sia stato compiuto da qualcuno con una conoscenza interna, o comunque con familiarità con la gestione dei farmaci ospedalieri. Secondo fonti investigative, chi ha sottratto le fiale potrebbe sapere “dove mettere le mani”, avere dimestichezza con procedure e armadi blindati, e conoscere il valore del fentanyl fuori dai circuiti legali.
Resta aperta anche l’ipotesi di una chiave duplicata. Gli accertamenti dovranno chiarire se persone esterne alla farmacia — addetti alle pulizie, tecnici, manutentori o altri operatori entrati per lavori occasionali — possano aver avuto accesso agli spazi o il tempo per realizzare un calco. È una pista, non una conclusione. Gli investigatori la stanno valutando insieme alle altre.
Per ora, tecnicamente, nessuna delle persone ascoltate è indagata. Ma gli approfondimenti proseguiranno nei prossimi giorni, anche attraverso il confronto tra registri, turni di servizio, immagini di videosorveglianza e testimonianze interne. L’obiettivo della procura di Roma è capire non solo chi abbia portato via le fiale, ma se nella catena di controllo ci siano state falle tali da rendere possibile il maxifurto.
