RTI S.p.A. Business Digital, società del gruppo Mediaset con uffici a Cologno Monzese, ha ribadito nel 2026 nei propri avvisi legali online il divieto di usare contenuti e dati personali trasmessi o riprodotti per l’addestramento di sistemi di intelligenza artificiale generativa, una scelta legata alla tutela dei diritti editoriali e alla protezione delle informazioni pubblicate sulle piattaforme digitali.
RTI e Mediaset, il richiamo sui diritti digitali
Nel testo legale pubblicato sui propri spazi online, RTI S.p.A. Business Digital richiama il perimetro dei diritti riservati sui contenuti diffusi attraverso i canali digitali del gruppo. La società indica la propria partita Iva, 03976881007, e fa riferimento alla struttura societaria che comprende RTI S.p.A. e Mediaset N.V., con sede legale ad Amsterdam, nei Paesi Bassi.
Il richiamo non riguarda soltanto la riproduzione tradizionale dei contenuti, come avveniva già negli avvisi sul copyright degli anni passati. Il passaggio più rilevante, oggi, è quello sull’utilizzo dei materiali editoriali in funzione dell’addestramento di strumenti automatizzati. Una formula asciutta, ma significativa: è vietata ogni utilizzazione funzionale all’addestramento di sistemi di AI generativa.
La sede operativa indicata resta quella di Viale Europa 46, a Cologno Monzese, luogo simbolico per la storia televisiva e digitale di Mediaset. Accanto ai riferimenti societari compare anche Mediamond S.p.A., concessionaria per la pubblicità. Dettagli tecnici, certo. Ma sono proprio questi dettagli a definire il quadro giuridico entro cui si muove l’editore.
Il divieto di addestramento per l’intelligenza artificiale
Il punto centrale dell’avviso è il divieto di utilizzare contenuti e dati personali “trasmessi e/o riprodotti” per addestrare sistemi di intelligenza artificiale generativa. In termini pratici, la formula riguarda testi, immagini, video, metadati e materiali editoriali pubblicati negli ambienti digitali riconducibili alla società, salvo autorizzazioni specifiche.
Negli ultimi anni, il tema è entrato stabilmente nel confronto tra editori, piattaforme tecnologiche e sviluppatori di modelli linguistici. Molti sistemi di AI generativa vengono addestrati su grandi quantità di dati disponibili online; gli editori, però, rivendicano il controllo sulle proprie opere, soprattutto quando quelle opere sono frutto di investimenti giornalistici, produttivi e commerciali.
Il testo di RTI si inserisce in questa linea. Non introduce, da solo, una nuova norma generale, ma esprime una riserva esplicita sull’uso automatizzato dei contenuti. È un modo per dire, in sostanza: quei materiali non sono liberi per alimentare banche dati o modelli di apprendimento automatico. E non basta che siano accessibili online perché diventino utilizzabili senza consenso.
Stop anche al data scraping automatizzato
Nello stesso avviso viene indicato anche il divieto espresso di utilizzare mezzi automatizzati di data scraping, cioè sistemi capaci di raccogliere in modo massivo informazioni da pagine web, archivi o piattaforme digitali. È un passaggio collegato al tema dell’AI, ma non coincide del tutto con esso.
Lo scraping automatizzato può servire a molti scopi: monitoraggio commerciale, aggregazione di notizie, costruzione di database, analisi di mercato, addestramento di modelli. Proprio per questa ampiezza, gli editori tendono a specificare nei termini d’uso cosa sia consentito e cosa no. Nel caso di RTI, la formula scelta è netta: l’impiego di mezzi automatizzati è espressamente vietato.
Il tema, anche in Italia, è osservato con attenzione da aziende editoriali, giuristi e autorità di settore. Da un lato c’è l’esigenza di proteggere copyright, investimenti e dati personali; dall’altro c’è la crescita di servizi digitali basati sull’analisi automatica delle informazioni disponibili in rete. Il punto di equilibrio, per ora, passa spesso da avvisi legali, licenze, accordi commerciali e contenziosi.
Una linea sempre più diffusa tra gli editori
La posizione di RTI S.p.A. Business Digital riflette una tendenza ormai visibile nel mercato dei media: rendere espliciti i limiti all’uso dei contenuti editoriali da parte di sistemi automatizzati. Non solo per difendere il valore economico delle opere, ma anche per mantenere un controllo sulla circolazione dei dati, compresi quelli personali eventualmente presenti nei contenuti.
Per i gruppi editoriali, la questione non è teorica. Un articolo, un servizio video, una clip, un archivio digitale possono essere copiati, indicizzati e rielaborati da strumenti tecnologici con una rapidità che fino a pochi anni fa non esisteva. Solo allora, quando i contenuti diventano materiale grezzo per altri prodotti, emerge il nodo del consenso e della remunerazione.
Nel quadro europeo, il dibattito resta aperto e si intreccia con le norme sul diritto d’autore, sulla protezione dei dati e sull’uso trasparente dell’intelligenza artificiale. Gli avvisi legali come quello pubblicato da RTI servono a fissare una posizione chiara nei confronti di utenti, operatori tecnologici e soggetti commerciali. Una linea di confine, prima ancora che una dichiarazione di principio.
