Senza categoria

Terremoto in Venezuela, bilancio drammatico: quasi 3.000 morti e polemiche sui ritardi del governo

Soccorritore inginocchiato tra macerie e tondini, con casco e guanti, mentre un collega porta acqua sullo sfondo Un volontario lavora tra le macerie dopo il terremoto, mentre proseguono i soccorsi e l’assistenza ai residenti.

Il terremoto che ha colpito il Venezuela il 28 giugno ha causato almeno 2.954 morti e 16.592 feriti, secondo l’aggiornamento diffuso oggi, 4 luglio, dal presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Rodriguez, mentre a La Guaira e nelle altre aree più colpite proseguono i soccorsi tra macerie, ospedali sotto pressione e quartieri rimasti senza servizi essenziali.

Terremoto in Venezuela, il bilancio sale a 2.954 vittime

A quasi una settimana dalle scosse, il bilancio del terremoto in Venezuela continua a crescere. Rodriguez ha riferito che i morti sono saliti a 2.954, mentre i feriti registrati dalle autorità sono arrivati a 16.592. Numeri ancora provvisori, hanno lasciato intendere fonti istituzionali, perché in diversi centri abitati le squadre di soccorso stanno raggiungendo solo ora edifici isolati, strade interrotte e zone dove le comunicazioni sono rimaste a lungo instabili.

La situazione più difficile resta lungo la fascia costiera di La Guaira, dove interi isolati sono stati danneggiati e molte famiglie dormono all’aperto, vicino a scuole, campi sportivi o piazze trasformate in punti di raccolta. I soccorritori lavorano con turni lunghi, spesso con mezzi limitati. “Stiamo ancora scavando, non possiamo fermarci”, ha raccontato un volontario a una radio locale, con la voce spezzata dalla stanchezza. Poco dopo, un altro gruppo ha chiesto acqua, guanti e torce. Cose semplici. Ma decisive.

Chi è El Topo, il volontario diventato simbolo dei soccorsi

Tra i volti più riconoscibili dell’emergenza c’è Wilmer Antonio Cruz, conosciuto come “El Topo de La Guaira”, un volontario che nei primi giorni dopo il sisma ha scavato tra le macerie con un piccone e strumenti di fortuna. Nei video circolati sui social mostrava le mani ferite, sporche di polvere e sangue, denunciando la mancanza di macchinari pesanti, attrezzature specializzate e interventi rapidi nelle aree più colpite.

Quelle immagini hanno fatto il giro del Paese. Cruz, fino a quel momento un soccorritore tra tanti, è diventato in poche ore il simbolo della solidarietà spontanea, ma anche una voce critica verso il governo. “Non abbiamo bisogno di discorsi, abbiamo bisogno di strumenti”, avrebbe detto in uno dei filmati rilanciati dagli utenti venezuelani. Una frase secca, ripetuta poi da familiari di dispersi e attivisti. In quel momento, la vicenda ha smesso di essere solo una storia di soccorso.

Il fermo, la denuncia dei familiari e il rilascio con misure cautelari

Secondo la denuncia dei parenti, rilanciata dall’organizzazione per i diritti umani Provea, Wilmer Antonio Cruz sarebbe stato prelevato a Caraballeda da uomini vestiti di nero e senza segni di identificazione, presentatisi come agenti della Direzione delle Indagini Criminali della Polizia Nazionale Bolivariana. Alcuni testimoni hanno riferito che al volontario sarebbe stato promesso un martello pneumatico per proseguire le ricerche. Solo allora, invece, sarebbe stato portato via senza spiegazioni chiare.

Per circa due giorni di El Topo non si sono avute notizie certe. La sua scomparsa ha alimentato proteste online, richieste di chiarimento e appelli di associazioni civiche, in un clima già teso per la gestione dell’emergenza. Nelle ultime ore Cruz è stato rilasciato, ma con misure cautelari e un’accusa di presunto furto, secondo quanto riportato dalle fonti che seguono il caso. Nel primo video diffuso dopo la liberazione ha ringraziato chi ha chiesto sue notizie. “Sto bene, grazie a tutti”, ha detto, assicurando di voler continuare a raccontare ciò che accade nelle zone colpite dal sisma.

Aiuti internazionali e rischio sanitario nelle aree colpite

Mentre il numero delle vittime cresce, prosegue la mobilitazione internazionale per sostenere il Venezuela colpito dal terremoto. L’Uruguay ha avviato un ponte aereo umanitario con oltre 60 tonnellate di medicinali, alimenti, prodotti per l’igiene e materiali destinati ai soccorsi. Il Cile ha inviato un terzo carico all’aeroporto di Maiquetía, con 13,4 tonnellate di forniture: tra queste, secondo le autorità cilene, anche 35 mila dosi di vaccini, farmaci, dispositivi medici e generi alimentari.

Anche l’Ecuador ha fatto partire un quarto volo con altre otto tonnellate di beni di prima necessità, superando le 30 tonnellate complessive di assistenza inviata al Paese. Sullo stesso volo sono rientrati alcuni vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di ricerca e salvataggio. La Repubblica Dominicana, intanto, ha annunciato l’allestimento di un ospedale mobile a La Guaira, con un’équipe di 40 operatori sanitari, insieme all’invio di 42 mila dosi di vaccini e materiale medico. L’obiettivo, hanno spiegato le autorità sanitarie, è ridurre il rischio di epidemie tra gli sfollati, dove mancano acqua sicura, servizi igienici e assistenza continua.

Change privacy settings
×