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Droni su San Pietroburgo: colpito un terminale petrolifero secondo Kiev

Colonna di fumo nero su un’area industriale portuale con serbatoi e gru, mentre mezzi di soccorso percorrono una strada Fumo denso sopra un’area industriale con mezzi di emergenza in movimento, immagine collegata alle segnalazioni di un attacco di droni a San Pietroburgo.

Una serie di esplosioni ha colpito San Pietroburgo nella mattina di sabato 4 luglio 2026, dopo un presunto attacco di droni nell’area portuale della città russa, provocando incendi in un terminal petrolifero e spingendo le autorità locali a invitare i residenti a restare in casa per il rischio di nuovi sorvoli.

Esplosioni e incendi nella zona portuale di San Pietroburgo

Le prime segnalazioni sono arrivate all’alba, quando diversi residenti di San Pietroburgo hanno riferito sui canali locali di aver sentito boati ripetuti nella zona del porto. Secondo i media ucraini, che citano canali pubblici russi e fonti Osint su Telegram, tra cui Exilenova+, dopo le esplosioni sarebbero divampati incendi in un’area collegata a un terminal petrolifero.

Nei video circolati online, non verificabili in modo indipendente nell’immediato, si vedono colonne di fumo scuro salire da un settore industriale, mentre alcune persone riprendono la scena dai palazzi vicini. “Si è sentito un colpo forte, poi un altro”, ha raccontato un residente in uno dei filmati rilanciati dai canali locali. Poco dopo, le autorità hanno parlato di una minaccia legata a droni militari.

Secondo Rbc-Ukraine, l’amministrazione cittadina avrebbe anche avvertito della possibilità di interruzioni temporanee di internet, una misura già adottata in altre regioni russe durante gli allarmi aerei. Eppure, in quel momento, immagini e brevi clip hanno continuato a circolare sui social russi, mostrando luci nel cielo, sirene e mezzi di emergenza diretti verso l’area portuale.

Beglov: “Attacco massiccio con droni militari”

Il governatore di San Pietroburgo, Alexander Beglov, ha confermato che la città è stata interessata da quello che ha definito un “attacco massiccio” con droni. “Nella mattina del 4 luglio San Pietroburgo è stata sottoposta a un attacco massiccio con droni di uso militare. I sistemi di difesa antiaerea sono in funzione”, ha dichiarato Beglov, citato dal suo servizio stampa.

Il centro operativo cittadino ha raccomandato ai residenti di restare nelle abitazioni e di evitare spostamenti non necessari fino alla revoca dell’allerta. Una comunicazione asciutta, arrivata mentre nella città natale di Vladimir Putin si moltiplicavano le segnalazioni di detonazioni e attività della difesa aerea. Non sono stati forniti, al momento, dati ufficiali su eventuali feriti o sull’entità dei danni al terminal.

Le autorità russe, come già accaduto in precedenti episodi, non hanno diffuso dettagli sulle infrastrutture colpite. La cautela riguarda soprattutto gli impianti energetici: terminali petroliferi, depositi e raffinerie sono considerati obiettivi sensibili, anche per le ricadute economiche e logistiche che un incendio può provocare sulle forniture interne.

Mosca: abbattuti 389 droni in diverse regioni russe

Il ministero della Difesa russo ha riferito che, tra le 20 di venerdì e le 7 di sabato ora di Mosca, le difese aeree hanno abbattuto 389 droni ucraini ad ala fissa in varie regioni della parte europea della Russia. Il dato, diffuso da Mosca, non è verificabile in modo indipendente e non è stato commentato nell’immediato dalle autorità ucraine.

Secondo la versione russa, le intercettazioni sarebbero avvenute nelle regioni di Belgorod, Briansk, Kaluga, Krasnodar, Kursk, Leningrado, Lipetsk, Mosca, Novgorod, Orel, Pskov, Riazan, Rostov, Saratov, Smolensk, Tula, Tver e Vladimir. Mosca ha indicato anche la Crimea annessa, il Mar Nero e il Mar d’Azov tra le aree interessate dalle operazioni di difesa.

La regione di Leningrado, che circonda San Pietroburgo, è tra quelle citate nel bollettino. Solo allora, con il passare delle ore, è diventato più chiaro il quadro di un’ondata coordinata e ampia, almeno secondo la ricostruzione russa. Resta da capire quanti droni abbiano raggiunto gli obiettivi e quali danni abbiano causato.

Aeroporti chiusi e guerra nelle retrovie russe

Nella notte tra venerdì e sabato l’agenzia russa per il trasporto aereo, Rosaviatsia, ha comunicato la chiusura temporanea degli aeroporti di Ivanovo e Pskov per motivi di sicurezza. Le restrizioni, adottate durante l’allerta per i droni, sono state presentate come misure preventive per proteggere voli civili, passeggeri e personale a terra.

Gli attacchi ucraini contro obiettivi nelle retrovie russe sono aumentati nel corso della guerra, con una frequenza più alta contro raffinerie, depositi di carburante, terminali e infrastrutture collegate alla logistica militare. Kiev, quando rivendica operazioni simili, sostiene di puntare a ridurre la capacità russa di alimentare lo sforzo bellico. Mosca, invece, parla di attacchi contro infrastrutture civili e promette risposte.

L’episodio di San Pietroburgo si inserisce in questa fase di conflitto a distanza, fatta di droni a lungo raggio, allarmi notturni e comunicazioni frammentarie. La città, secondo polo urbano della Russia e snodo industriale sul Baltico, non è un fronte di guerra. Ma l’allarme di sabato mattina ha mostrato ancora una volta quanto il conflitto, ormai, arrivi ben oltre la linea del fronte.

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