Attualità

Baglioni torna a Lampedusa dopo 13 anni: un privilegio nella terra dei racconti

Residenti osservano il mare nel porto, con statua religiosa e barche da pesca; sullo sfondo una nave di pattugliamento Un gruppo di persone sul molo di Lampedusa guarda il mare, tra barche da pesca e una nave al largo, in un clima di silenzio e memoria.

Claudio Baglioni è tornato oggi, 4 luglio 2026, a Lampedusa dopo la messa celebrata da Papa Leone XIV, commentando ai microfoni del Tgr Rai Sicilia il valore di una presenza che, per l’isola e per il tema delle migrazioni, richiama ferite aperte e memorie ancora vive. Il cantautore romano, legato da anni alla comunità lampedusana per avere ideato la rassegna O’ Scià, ha parlato con tono misurato, quasi trattenuto, anche per le condizioni di salute da cui si sta riprendendo dopo una polmonite interstiziale che lo ha costretto a rinviare il tour al 2027.

Baglioni a Lampedusa dopo la messa di Papa Leone XIV

“Tredici anni dopo ho il privilegio e l’occasione di essere qui di nuovo a Lampedusa”, ha detto Claudio Baglioni davanti alle telecamere del Tgr Rai Sicilia, poco dopo la celebrazione di Papa Leone XIV. Una frase breve, detta senza enfasi, ma carica di riferimenti: il ritorno sull’isola, il ricordo del primo viaggio di Papa Francesco nel 2013, la centralità di un luogo che da anni è simbolo delle rotte del Mediterraneo.

Baglioni ha richiamato proprio quel precedente. “Francesco addirittura lo fece come primo viaggio non ufficiale, Leone che ha già viaggiato torna qui”, ha spiegato il cantautore, sottolineando la continuità di attenzione della Chiesa verso un territorio esposto, per posizione geografica e storia, alle conseguenze più visibili dei movimenti migratori. In quel momento, ha lasciato intendere, Lampedusa non era solo uno scenario. Era il centro del discorso.

La presenza del Papa, in una giornata seguita dalle istituzioni locali e da molti residenti, ha riportato l’isola dentro una narrazione che alterna accoglienza, fatica quotidiana e senso di abbandono. Baglioni, che la conosce bene, ha scelto parole prudenti: “Questa è una terra che ha molti racconti da fare”. Non solo quelli di chi arriva dal mare.

Il legame con l’isola e il ricordo di O’ Scià

Il rapporto tra Claudio Baglioni e Lampedusa non nasce oggi. Per diversi anni il cantautore ha portato sull’isola O’ Scià, manifestazione musicale e culturale pensata come incontro tra artisti, abitanti e persone arrivate attraverso il Canale di Sicilia. Concerti, prove sul palco, serate davanti al mare: per molti lampedusani resta una memoria concreta, non una semplice rassegna estiva.

“Oggi torno qui con gratitudine”, è il senso delle parole affidate alla Rai, anche se Baglioni ha evitato toni celebrativi. Ha parlato dell’isola come di un luogo attraversato da partenze e arrivi, ricordando “le tante persone che sono emigrate da qui verso luoghi dove potevano trovare una vita migliore”. Un passaggio non secondario: Lampedusa, prima di diventare approdo per migliaia di migranti, è stata anche terra di partenze.

Il cantautore romano, apparso ancora segnato dai problemi di salute degli ultimi mesi, ha mantenuto un profilo discreto. La polmonite interstiziale che lo ha colpito lo ha costretto a riorganizzare l’attività dal vivo, con il rinvio del tour al 2027. Eppure ha voluto esserci. Anche solo per qualche parola, in una giornata dal forte peso simbolico.

Le parole sulle migrazioni: “Movimento naturale dei popoli”

Il passaggio più politico, pur senza attacchi diretti, è arrivato quando Baglioni ha parlato di migrazioni come di un fenomeno più ampio delle emergenze del momento. “È una questione sempre più difficile da risolvere man mano che le cose vanno avanti”, ha detto, spiegando che il “movimento dei popoli” è “un fenomeno naturale, non forzato”. Una lettura che sposta il tema dal piano dell’allarme a quello della storia lunga.

Secondo il cantautore, la complessità del fenomeno non riguarda solo le scelte dei governi, ma anche le disuguaglianze economiche, i conflitti, le condizioni di vita nei Paesi di partenza. “Dentro ci sono questioni economiche, non solo politiche”, ha aggiunto. Parole asciutte, ma nette.

Baglioni ha poi espresso una valutazione severa sulla gestione degli ultimi anni: “Purtroppo non ci sono stati politici all’altezza”. Una frase destinata a far discutere, anche perché pronunciata in un contesto — Lampedusa, dopo la messa del Papa — in cui il tema dell’accoglienza torna a intrecciarsi con quello delle responsabilità istituzionali. Non un comizio, però. Piuttosto una constatazione amara.

Lampedusa tra memoria, fede e attualità

La visita di Papa Leone XIV ha riportato l’attenzione su Lampedusa come luogo di frontiera, ma anche come comunità che convive ogni giorno con una pressione difficile da raccontare da lontano. I residenti conoscono il ritmo degli sbarchi, le partenze delle motovedette, i trasferimenti verso la terraferma. Conoscono anche il silenzio che spesso segue le giornate di maggiore esposizione mediatica.

Nel commento di Claudio Baglioni c’è il tentativo di tenere insieme questi piani: la memoria di chi è arrivato, quella di chi è partito, la fatica di chi resta. “Questa terra ha molti racconti da fare”, ha ripetuto in sostanza. Racconti diversi, non sempre conciliabili, ma tutti parte della stessa geografia umana.

Il ritorno del cantautore sull’isola, tredici anni dopo una stagione che aveva segnato il suo impegno pubblico su questi temi, assume così il valore di una testimonianza. Non una soluzione, non una ricetta. Solo una presenza, e alcune parole consegnate nel giorno in cui Lampedusa è tornata a essere, ancora una volta, il punto in cui l’Europa guarda il mare e si interroga su se stessa.

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