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Iran, folla alla Grande Moschea per l’ultimo saluto ad Ali Khamenei

Folla in lutto davanti a una grande moschea, con bandiere nere e polizia dietro le transenne Fedeli e forze di sicurezza davanti al complesso della moschea durante una cerimonia di lutto a Teheran.

La salma dell’ayatollah Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio nei raid attribuiti da Teheran a Stati Uniti e Israele, ha ricevuto da venerdì 3 luglio gli omaggi di delegazioni straniere e fedeli nel complesso religioso della Grande Moschea di Mosalla a Teheran, mentre l’Iran prepara funerali di più giorni per ragioni politiche, religiose e di sicurezza, con sepoltura prevista il 9 luglio a Mashhad.

Funerali di Ali Khamenei, Teheran blindata per l’omaggio alla Guida suprema

Nel complesso della Grande Moschea di Mosalla, aperto giorno e notte fino a lunedì, sono state esposte le bare di Ali Khamenei e di alcuni familiari morti negli stessi attacchi di febbraio: il genero Mesbah ol Hoda Bagheri, la figlia maggiore Seyyedeh Boshra Hosseini Khamenei, la moglie Zahra Haddad Adel e la nipote Zahra Mohammadi Golpaygani, di 14 mesi. Le immagini diffuse dai media iraniani e internazionali mostrano fedeli in lacrime, religiosi raccolti in preghiera, bandiere nere di lutto e vessilli rossi legati al tema del martirio.

Secondo l’agenzia Afp, le autorità iraniane prevedono una partecipazione molto ampia, con stime che parlano di 15-20 milioni di persone nella sola Teheran per la fase di tributo nazionale. La processione principale nella capitale è prevista lunedì 6 luglio, giorno in cui l’Organizzazione per l’aviazione civile iraniana ha annunciato la chiusura completa dello spazio aereo sopra Teheran: “Non sarà consentito alcun volo”, ha comunicato l’ente.

Delegazioni straniere a Teheran, esclusi diversi Paesi europei

Alla cerimonia sono attese o già presenti circa 100 delegazioni, tra rappresentanze ufficiali, personalità religiose e gruppi vicini alla galassia politica di Teheran. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, citato da Iran International, ha spiegato che partecipano delegazioni dall’Europa orientale, dall’Asia e dal mondo islamico, mentre “i Paesi europei che si sono schierati a sostegno della guerra contro la Repubblica islamica non sono stati invitati”. Da fonti informate si apprende che anche l’Italia, come altri Paesi europei, non ha ricevuto invito.

Tra le presenze segnalate dai media iraniani figurano rappresentanti di India, Cina, Pakistan, Tagikistan, Uzbekistan e Iraq. Il ministero degli Esteri indiano ha comunicato l’arrivo del governatore del Bihar, Syed Ata Hasnain, e del sottosegretario agli Esteri Pabitra Margherita, sottolineando “l’importanza dei legami di civiltà” tra India e Iran. Attesi anche, secondo France Presse, l’ex presidente russo Dmitry Medvedev, il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif e il funzionario parlamentare cinese He Wei.

Sicurezza, negoziati sospesi e messaggi di vendetta

Le autorità iraniane hanno predisposto un dispositivo di sicurezza esteso tra Teheran, Qom e Mashhad. Il capo della polizia, Ahmad Reza Radan, citato dall’agenzia Isna, ha parlato di oltre 65mila agenti schierati nelle tre province, mentre “200mila forze” presidiano strade di collegamento, autostrade e confini. Il vice comandante dell’esercito, Alireza Sheikh, ha aggiunto che tutte le frontiere terrestri, marittime e aeree sono “sotto monitoraggio” e che le caserme sono state adattate a ostelli per accogliere i pellegrini.

Sul piano politico, i colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti sono stati sospesi fino alla conclusione delle esequie, secondo quanto riportato dalla Cnn. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, incontrando a Teheran il presidente della Camera bielorussa Igor Sergeenko, ha avvertito che l’Iran risponderà “con fermezza” a eventuali nuove aggressioni di Stati Uniti e Israele. Ancora più duro il comandante dell’esercito, il generale Amir Hatami: “Vendicheremo il sangue del nostro leader martirizzato e degli altri martiri”, ha dichiarato ai media statali.

Dalla regione segnali diplomatici, ma resta alta la tensione

Mentre a Teheran si svolgono i funerali, prosegue il lavoro delle diplomazie regionali. Secondo Al Jazeera, sono in preparazione incontri di alto livello tra Iran, alcuni Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo e Iraq, con l’obiettivo di definire meccanismi di sicurezza e militari condivisi. Tra i dossier indicati dai media arabi e iraniani c’è la gestione dello Stretto di Hormuz, passaggio centrale per il traffico energetico mondiale. Ghalibaf ha riferito, sempre secondo Al Jazeera, di un accordo con il Sultanato dell’Oman su un meccanismo per la navigazione nell’area.

La tensione resta però diffusa. Gli Houthi yemeniti, sostenuti dall’Iran, hanno detto di essersi scontrati con aerei sauditi nello spazio aereo yemenita durante il tentativo di impedire l’atterraggio a Sana’a di un aereo civile iraniano con oltre 200 yemeniti a bordo, tra bloccati, feriti e malati. In Siria, l’agenzia statale Sana ha riferito di tre membri delle forze di sicurezza feriti in un attacco a un posto di blocco a Jaramana, sobborgo di Damasco. Da Israele, intanto, l’ufficio del premier Benjamin Netanyahu ha definito “una completa invenzione” un articolo del New York Times sui presunti avvertimenti americani a funzionari iraniani circa possibili piani israeliani per assassinarli.

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