Un 55enne della provincia di Cremona, accusato di guida in stato di ebbrezza dopo un incidente avvenuto l’8 marzo 2022 mentre tornava dal turno serale di lavoro, è stato assolto con formula piena perché, secondo gli accertamenti medici emersi nel processo, il suo organismo produceva etanolo senza che avesse bevuto alcol. La vicenda, riportata da La Provincia di Cremona, si è chiusa a distanza di quattro anni con la formula “perché il fatto non sussiste”: l’uomo è risultato affetto da sindrome della fermentazione intestinale, una patologia rara che può alterare il tasso alcolemico dopo l’assunzione di carboidrati.
L’incidente nel Cremonese e l’alcoltest dopo lo schianto
Quella sera il 55enne, astemio secondo quanto riferito nel procedimento, stava guidando la sua auto lungo una strada del Cremonese dopo avere finito il lavoro. In base alla ricostruzione riportata dal quotidiano locale, davanti al mezzo sarebbero comparse due nutrie: l’uomo ha tentato di evitarle, ma una è finita sotto una ruota e l’auto ha perso aderenza, anche per la presenza di fanghiglia sull’asfalto.
Il veicolo è finito in un fosso, con il muso incastrato. “Ero sveglio e terrorizzato, ho cercato di spaccare il vetro davanti”, ha raccontato l’automobilista a La Provincia di Cremona, ricordando l’arrivo dei vigili del fuoco e il successivo trasporto in ospedale. Solo allora, dagli esami del sangue, è emerso un valore di alcol nel sangue pari a 1,19 grammi per litro, superiore ai limiti previsti dal Codice della strada.
Una ventina di giorni dopo, un agente della polizia locale si è presentato a casa dell’uomo per il ritiro della patente. Lui ha contestato subito quella lettura: ha spiegato di non bere, di non essere un consumatore abituale di alcol e di non avere assunto bevande alcoliche prima di mettersi al volante. Eppure la procedura amministrativa è andata avanti.
La patente sospesa e la perdita del lavoro
Per il conducente è scattata la sospensione della patente, prima per sei mesi e poi per altri tre, una misura che ha avuto conseguenze pesanti sulla sua vita quotidiana. All’epoca, infatti, l’uomo lavorava di notte e l’auto era l’unico mezzo utile per raggiungere il posto di lavoro, in orari in cui i collegamenti pubblici non gli consentivano alternative praticabili.
La sospensione, ha raccontato ancora il 55enne, gli è costata anche l’impiego. Una conseguenza concreta, arrivata prima che il quadro clinico fosse chiarito. “Non sono un alcolista”, avrebbe ribadito durante la vicenda, opponendosi a una contestazione che, dal suo punto di vista, non teneva conto di un dato essenziale: quella sera, prima dell’incidente, aveva cenato con il figlio mangiando una pizza, senza bere alcol.
Da lì è iniziato un percorso lungo, tra accertamenti medici, documenti e passaggi giudiziari. I tempi necessari per capire l’origine del valore rilevato nel sangue hanno impedito, secondo quanto emerso, di presentare ricorso nei termini ordinari contro la misura sulla patente. Il procedimento penale, però, è proseguito fino alla sentenza.
Gli esami medici e la diagnosi di sindrome da fermentazione intestinale
Gli accertamenti sono stati eseguiti all’ospedale di Cremona, con il supporto del San Raffaele di Milano, per verificare l’ipotesi di una produzione interna di alcol. Il test, svolto il 24 maggio 2022, ha previsto l’assunzione di una soluzione ricca di carboidrati, una quantità paragonata dall’uomo a “due forchettate di pasta”.
Dopo l’assunzione, gli esami hanno indicato una sospetta sindrome da fermentazione intestinale, conosciuta anche come auto-brewery syndrome o sindrome da “auto-birrificazione”. In pratica, alcuni microrganismi presenti nell’intestino possono trasformare gli zuccheri e i carboidrati ingeriti in etanolo, facendo aumentare il tasso alcolemico anche in assenza di consumo di bevande alcoliche.
“L’indagine clinica mi è costata 1.200 euro”, ha confidato il 55enne al quotidiano cremonese. Una spesa affrontata per dimostrare che quel valore nel sangue non dipendeva da una scelta volontaria, ma da un meccanismo metabolico anomalo. Nel fascicolo difensivo sono entrate anche pubblicazioni scientifiche sulla patologia, descritta per la prima volta nel 1952 in Giappone.
La decisione del giudice e il nodo del Codice della strada
In aula la difesa ha sostenuto che il reato previsto dall’articolo 186 del Codice della strada presuppone la guida in stato di ebbrezza collegata all’assunzione di bevande alcoliche. Nel caso del 55enne, questa circostanza non sarebbe stata provata: il valore di etanolo rilevato dopo l’incidente sarebbe stato compatibile con la patologia diagnosticata, non con una bevuta.
Il giudice ha accolto questa impostazione e ha assolto l’uomo con la formula “perché il fatto non sussiste”. Una decisione che chiude una vicenda iniziata con uno schianto nel buio di una sera di marzo e proseguita per anni tra visite, carte mediche e udienze. Resta, sullo sfondo, il peso delle conseguenze già subite: la patente ritirata, il lavoro perso, i mesi trascorsi a difendersi da un’accusa che l’uomo ha sempre respinto.
La sindrome della fermentazione intestinale resta una condizione rara. Secondo la letteratura medica, può comparire quando specifici microrganismi capaci di fermentare i carboidrati prendono il sopravvento sulla flora intestinale sana; tra i fattori associati vengono indicati diabete, malattie epatiche, disturbi della motilità intestinale e patologie infiammatorie dell’intestino. Nel caso cremonese, quella anomalia è diventata il punto decisivo del processo.
