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Lazio, 120 milioni per accelerare innovazione energetica e sostenibilità

Professionisti in riunione attorno a un tavolo con laptop e modellino di pannelli solari, bandiere UE sullo sfondo Incontro di lavoro su innovazione energetica e cleantech in un contesto istituzionale europeo, con modellino di impianto solare sul tavolo.

La Regione Lazio ha presentato il 2 luglio al Parlamento europeo di Bruxelles il nuovo Cleantech Hub, un programma da oltre 120 milioni di euro per sostenere ricerca, startup e transizione energetica, con l’obiettivo di rafforzare la competitività del territorio e intercettare le opportunità offerte dai fondi europei. Al tavolo, coordinato da Francesco Marcolini, presidente di Lazio Innova, si sono seduti rappresentanti delle istituzioni, grandi gruppi industriali, centri di ricerca, investitori e imprese innovative. Una cornice europea, non casuale, per un progetto che punta a mettere insieme energia, tecnologia e sviluppo locale.

Lazio, il Cleantech Hub presentato a Bruxelles

Il cuore dell’iniziativa è la nascita di un ecosistema regionale per l’innovazione energetica, capace di collegare imprese, università, centri di ricerca e pubblica amministrazione. La Regione vuole costruire una piattaforma stabile, non un singolo intervento, per accompagnare la transizione energetica e attrarre capitale umano qualificato.

«Vogliamo costruire un ecosistema sempre più competitivo, in cui imprese, ricerca e istituzioni lavorino insieme per rendere la transizione energetica un motore di sviluppo», ha spiegato la vicepresidente della Regione Lazio, Roberta Angelilli. Parole pronunciate a Bruxelles, davanti a una platea composta anche da soggetti europei e industriali. Un segnale politico, oltre che economico.

Al confronto hanno preso parte, tra gli altri, Enea, la Direzione generale Energia della Commissione europea, la Banca europea degli investimenti, insieme a gruppi come Eni, Enel e Terna. La presenza di attori così diversi, ha osservato chi ha seguito il dossier, serve a dare al progetto una dimensione operativa: ricerca da un lato, mercato dall’altro. In mezzo, i fondi pubblici e la capacità di spenderli bene.

Investimenti per 120 milioni tra ricerca, startup e fondi europei

Gli investimenti annunciati superano i 120 milioni di euro e saranno destinati a più linee di intervento: ricerca applicata, sostegno alle startup, sviluppo di tecnologie per la produzione di energia pulita, sistemi di accumulo e soluzioni digitali collegate alla gestione delle reti. Non solo bandi, dunque. Anche accompagnamento, relazioni industriali e spazi fisici dove far incontrare competenze diverse.

Una parte rilevante delle risorse arriverà dai fondi Fesr, il Fondo europeo di sviluppo regionale, utilizzato nell’ambito della politica di coesione dell’Unione europea. A settembre sono attesi i bandi “Filiere Tecnologiche” e “Step-Fri”, che metteranno a disposizione delle imprese circa 85 milioni di euro. Sono misure pensate per progetti legati alle tecnologie verdi, all’innovazione industriale e alla crescita di filiere locali più solide.

La Regione Lazio, ha aggiunto Angelilli, «crede fortemente nella crescita di una filiera dell’innovazione e punta a consolidare il proprio ruolo come leader della transizione energetica, capace di attrarre risorse, investimenti e talenti». Il punto, secondo l’impostazione illustrata a Bruxelles, è evitare interventi frammentati. Meglio concentrare gli strumenti, selezionare progetti credibili e portarli fino alla fase industriale.

Due poli tra Civitavecchia e Roma Ostiense

Il progetto prevede la realizzazione di due hub: uno a Civitavecchia, orientato alla transizione energetica, e uno nell’area Ostiense di Roma, dedicato all’innovazione sostenibile ad alto valore tecnologico. Due luoghi diversi, con funzioni complementari. Civitavecchia, per la sua storia industriale ed energetica, guarda alla riconversione; Ostiense, quartiere già segnato dalla presenza universitaria e creativa, punta sulla ricerca e sulle connessioni tra imprese.

Nel polo romano saranno attivati tavoli internazionali di Open Innovation su produzione di energia verde, sistemi di accumulo e intelligenza artificiale applicata all’energia. Temi tecnici, certo, ma ormai centrali per la competitività dei territori. Senza accumuli efficienti, per esempio, la crescita delle rinnovabili resta più fragile; senza dati e algoritmi, la gestione delle reti diventa meno flessibile.

L’apertura dei centri è prevista a partire da settembre 2026. I tempi, spiegano dalla Regione, serviranno a definire governance, spazi, partenariati e modalità di accesso per imprese e soggetti della ricerca. Non tutto è già scritto. Ma la direzione è tracciata: creare luoghi in cui un progetto possa passare dall’idea alla sperimentazione, poi al mercato.

La strategia della Regione per la transizione energetica

La mossa del Lazio si inserisce in una fase in cui le regioni europee competono per attrarre investimenti green, competenze tecnologiche e nuove imprese. La sostenibilità, in questo quadro, non viene trattata solo come obiettivo ambientale, ma come leva industriale. È qui che il Cleantech Hub prova a giocare la sua partita.

Il ruolo di Lazio Innova, società regionale a supporto di imprese e pubblica amministrazione, sarà quello di coordinare strumenti, relazioni e percorsi di crescita. Francesco Marcolini, che ha guidato il tavolo di Bruxelles, ha riunito attorno allo stesso dossier soggetti pubblici e privati, con l’obiettivo di trasformare le eccellenze già presenti nel territorio in una rete più riconoscibile anche fuori dall’Italia.

Resta ora la fase più delicata: passare dagli annunci ai bandi, dai bandi ai cantieri, dai cantieri ai risultati. Le risorse ci sono, almeno sulla carta, e il calendario indica già settembre come primo banco di prova. Per il Lazio, la sfida sarà dimostrare che innovazione, energia pulita e sviluppo economico possono procedere insieme. Non per slogan. Per progetti misurabili.

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