Il boom dei voli low cost rischia di far salire gli affitti nelle principali economie turistiche europee tra il 2026 e il 2031, con aumenti stimati fino a 130 euro l’anno in Italia, secondo uno studio della New Economics Foundation commissionato da Transport & Environment, che collega la crescita del turismo aereo alla pressione sul mercato della casa nelle destinazioni più frequentate.
Voli low cost e affitti, il legame indicato dallo studio Nef
Più collegamenti, più arrivi, più domanda di alloggi. È il meccanismo descritto dall’analisi della New Economics Foundation (Nef), commissionata da Transport & Environment (T&E), organizzazione europea impegnata sulla decarbonizzazione dei trasporti. Il rapporto prende in esame cinque economie dell’Europa meridionale e occidentale molto esposte al turismo — Italia, Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo — e stima l’effetto dell’aumento dei viaggi in aereo sul costo delle abitazioni.
Secondo lo studio, tra il 2026 e il 2031 gli affitti medi annui dovrebbero crescere in tutti i Paesi considerati. In termini assoluti, l’aumento più alto è previsto in Irlanda, con circa 250 euro l’anno in più. Guardando invece al peso relativo degli aumenti, i rincari più marcati riguarderebbero Grecia, Portogallo, Spagna e Italia, con incrementi compresi tra 130 euro in Italia e 220 euro in Spagna.
Il punto, spiegano gli autori, non è soltanto il numero dei visitatori. Conta anche il modo in cui arrivano. La diffusione dei voli a basso costo, insieme alla crescita delle piattaforme di affitto breve e alla concentrazione dei flussi in poche città o isole, può ridurre l’offerta di case disponibili per i residenti. E in quel momento il turismo, da motore economico, diventa anche fattore di tensione sociale.
Le destinazioni sotto pressione: Baleari, Creta e Madeira
Lo studio cita alcune aree europee dove negli ultimi anni le proteste contro il sovraffollamento turistico sono state più visibili: le Isole Baleari, Creta e Madeira. In questi territori, osserva Nef, i volumi di arrivi stranieri per abitante sono tra i più alti d’Europa e la gran parte dei viaggiatori raggiunge la destinazione in aereo. Non è un dettaglio secondario, perché proprio l’accessibilità garantita dai collegamenti low cost rende possibili soggiorni brevi, frequenti e concentrati nei periodi di punta.
Nelle città e nelle località più richieste, la pressione si scarica sui residenti: affitti più alti, minore disponibilità di abitazioni, spostamento di parte della popolazione verso periferie o comuni vicini. A Barcellona, Palma, Lisbona o Atene — nomi che tornano spesso nel dibattito europeo — le amministrazioni locali hanno già introdotto limiti o regolazioni sugli affitti turistici brevi, con risultati diversi e spesso contestati dagli operatori.
La questione ambientale resta sullo sfondo, ma pesa. Secondo le stime riportate da T&E, il trasporto aereo è responsabile del 52% delle emissioni dirette dell’industria turistica globale e contribuisce in modo consistente alla crescita delle emissioni del settore. Per l’organizzazione, ha spiegato il gruppo in una nota, continuare a sostenere l’espansione dei voli senza misure correttive rischia di aggravare insieme crisi abitativa e impatto climatico.
Aeroporti, gli investimenti europei e il caso Fiumicino
Mentre cresce il dibattito sugli effetti del turismo sulle città, diversi governi europei continuano a investire nella mobilità aerea. Lo studio ricorda che la Spagna ha previsto 12,8 miliardi di euro per investimenti aeroportuali, compresi gli ampliamenti degli scali di Barcellona e Madrid. Una scelta pensata per sostenere la capacità del sistema, ma destinata anche ad alimentare nuovi flussi turistici.
In Grecia, ad Atene, è in corso un progetto da 1,3 miliardi di euro per aumentare del 25% la capacità annuale di passeggeri. A Lisbona, invece, proseguono i lavori di ampliamento dei terminal. In Italia il tema riguarda soprattutto l’eventuale ampliamento dell’aeroporto di Fiumicino, nodo centrale per i collegamenti internazionali e porta d’ingresso per Roma e per una parte rilevante del turismo nazionale.
Il rapporto non sostiene che ogni investimento aeroportuale produca automaticamente un aumento degli affitti. Il legame, precisano gli autori, passa però attraverso la crescita dei flussi e la capacità dei territori di assorbirli. Dove l’offerta abitativa è rigida, i redditi locali non tengono il passo e il mercato degli affitti brevi è molto sviluppato, l’arrivo di nuovi visitatori può accentuare squilibri già presenti. Poco alla volta. Poi tutto insieme.
Immobiliare e investimenti: il rischio di capitali spostati dalla produzione
L’analisi di Nef guarda anche agli effetti indiretti sull’economia. L’aumento dei prezzi delle case, si legge nel rapporto, può spingere una parte degli investitori a concentrare capitali nel settore immobiliare, considerato più redditizio nel breve periodo, invece che in attività produttive o innovative. Il risultato possibile è un indebolimento degli investimenti delle imprese in altri comparti.
Tra il 2019 e il 2031, secondo le stime riportate nello studio, il calo più consistente degli investimenti aziendali potrebbe riguardare Grecia, Portogallo, Spagna e Italia. In valore assoluto, le perdite maggiori sarebbero attese proprio in Italia e Spagna, con rispettivamente 1,1 miliardi di euro e 1 miliardo di euro di investimenti annuali in meno. Numeri che, se confermati, allargherebbero il tema oltre la sola emergenza casa.
La conseguenza, osservano gli autori, è che risorse potenzialmente destinate a settori come treni, veicoli elettrici, tecnologie dell’informazione o trasporti meno inquinanti potrebbero finire nel mattone. Per T&E, il punto è rivedere le priorità: non fermare il turismo, ma governarlo. Con regole sugli affitti brevi, politiche abitative e alternative di trasporto più solide, il dossier casa-aerei entra così nel cuore delle scelte economiche europee dei prossimi anni.





