Nella notte tra domenica 5 e lunedì 6 luglio, la Russia ha lanciato una nuova ondata di missili e droni contro Kiev e la regione circostante, provocando quasi 20 morti e almeno 60 feriti, secondo le autorità ucraine, in un attacco che Kyiv collega alla pressione militare di Mosca sulla capitale e sul fronte interno.
Attacco russo su Kiev, edifici colpiti a Podilskyi e Darnytskyi
Il bilancio dell’ultimo attacco russo su Kiev è stato diffuso su Telegram dal ministro dell’Interno ucraino Ihor Klymenko, citato da Ukrinform: quasi 20 persone uccise e almeno 60 ferite tra la capitale e l’area metropolitana. Poche ore prima, il presidente Volodymyr Zelensky aveva avvertito la popolazione del rischio di un nuovo raid su larga scala, invitando i cittadini a non ignorare gli allarmi aerei.
A Kiev, il capo dell’amministrazione militare cittadina Tymur Tkachenko ha riferito che un edificio residenziale nel quartiere Podilskyi è stato parzialmente distrutto tra il settimo e il nono piano. Le immagini circolate sui social, rilanciate dai media ucraini, mostrano una parte della facciata crollata, vetri sparsi in strada e squadre di soccorso al lavoro tra macerie e fumo. “Ci sono persone sotto i detriti”, hanno spiegato i servizi d’emergenza nelle prime ore del mattino, mentre i vigili del fuoco cercavano di mettere in sicurezza la struttura.
Altri palazzi abitati sono stati danneggiati nello stesso quartiere di Podilskyi, mentre tre condomini sono stati colpiti a Darnytskyi, sulla riva sinistra del Dnipro. Le autorità cittadine hanno indicato almeno tre morti e sette feriti entro i confini della capitale; nell’Oblast di Kiev, il governatore regionale Mykola Kalashnyk ha parlato di almeno una vittima e dieci feriti nelle comunità appena fuori città. Il conteggio, hanno precisato fonti locali, resta provvisorio.
Residenti nelle stazioni della metropolitana durante l’allarme aereo
Durante la notte, migliaia di residenti di Kiev hanno raggiunto le stazioni della metropolitana, usate da anni come rifugi durante i raid russi. In alcuni scatti pubblicati dai media locali si vedono famiglie sedute sulle banchine, bambini avvolti nelle coperte, anziani con piccole borse accanto. Una scena ormai nota, eppure ogni volta diversa, scandita dagli avvisi sui telefoni e dal rumore lontano delle esplosioni.
L’aeronautica ucraina aveva segnalato la presenza di diverse decine di missili diretti verso la capitale, invitando la popolazione a restare nei rifugi fino al cessato allarme. Le difese aeree sono entrate in azione in più punti della regione, ma non tutti i vettori sarebbero stati intercettati. Secondo le prime ricostruzioni, i danni maggiori si sono concentrati su edifici civili, reti di servizio e aree residenziali già colpite in precedenti campagne di bombardamento.
L’attacco è arrivato in una fase di forte pressione militare e diplomatica. Zelensky, nei giorni scorsi, aveva chiesto ai partner occidentali nuovi sistemi di difesa antiaerea e un’accelerazione nelle forniture di intercettori, sostenendo che la Russia sta cercando di “logorare le città” con ondate ripetute di droni e missili. A Kiev, in quel momento, la priorità era però più semplice: tirare fuori le persone dalle macerie.
La Polonia fa decollare i caccia, Peskov avverte Varsavia
In risposta ai lanci missilistici russi contro l’Ucraina, l’aeronautica militare polacca ha fatto alzare in volo i propri caccia per proteggere in via preventiva lo spazio aereo nazionale. Varsavia, come già avvenuto in altri attacchi massicci vicino ai suoi confini, ha spiegato di aver attivato le procedure di sicurezza insieme agli alleati, monitorando la traiettoria dei vettori e l’eventuale rischio di sconfinamento.
La tensione con Mosca era salita già nelle ore precedenti. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha accusato la Polonia di ospitare “molte aziende che producono droni” poi utilizzati, secondo la versione russa, contro le forze armate di Mosca. “Non c’è niente di buono in questo”, ha detto Peskov, evitando però di annunciare misure specifiche contro Varsavia.
Il portavoce del Cremlino ha aggiunto di non volersi trasformare “in un profeta di sventura”, ma ha ricordato che il ministero della Difesa russo ha pubblicato un elenco di imprese europee, con relativa collocazione geografica, legate alla produzione militare e tecnologica. Un messaggio letto a Varsavia come un avvertimento diretto. La Polonia, membro della Nato e uno dei principali sostenitori dell’Ucraina, resta infatti un nodo centrale per il transito degli aiuti occidentali verso Kyiv.
Jet britannici intercettano un aereo spia russo sull’Artico
Sul fronte settentrionale, secondo quanto riferito da Politico, alcuni jet britannici F-35 hanno intercettato nei giorni scorsi un aereo spia russo che si era avvicinato alla portaerei Prince of Wales, ammiraglia della Royal Navy. L’unità britannica era in navigazione nel mar di Norvegia nell’ambito di una missione Nato diretta verso l’area del Circolo Polare Artico.
Il velivolo russo, sempre secondo Politico, avrebbe effettuato manovre definite “pericolose e non professionali” prima di essere allontanato dai caccia britannici. I due F-35 lo avrebbero seguito e scortato fino a una distanza ritenuta sicura, evitando un contatto più ravvicinato. Da Londra, al momento, non risultano dichiarazioni operative dettagliate oltre alle informazioni filtrate attraverso fonti militari e stampa internazionale.
L’episodio conferma l’allargamento della tensione tra Russia e Nato oltre il fronte ucraino, dall’Europa orientale fino all’Artico, area sempre più sensibile per rotte navali, risorse e presenza militare. La guerra resta concentrata in Ucraina, ma i segnali intorno — dai cieli polacchi al mar di Norvegia — mostrano quanto sia sottile, oggi, la linea tra deterrenza e rischio di incidente.
