Ultimo ha portato sabato sera a Tor Vergata, a Roma, 250mila spettatori paganti per il concerto atteso da anni, trasformando l’area universitaria in una grande arena a cielo aperto e generando, secondo le stime circolate tra organizzatori e operatori del settore, un indotto vicino ai 90 milioni di euro. Una cifra legata non solo ai biglietti, ma anche a hotel, trasporti, ristorazione e servizi, in una notte che per Niccolò Moriconi, romano di San Basilio, aveva il sapore di un appuntamento inseguito a lungo.
Tor Vergata, 250mila persone per Ultimo
Il dato più evidente è quello del pubblico: 250mila paganti a Tor Vergata, una distesa di persone arrivata nel quadrante sud-est della Capitale già dal pomeriggio, tra caldo, code, navette e lunghi tratti percorsi a piedi. Secondo le stime diffuse, il 62% degli spettatori proveniva da fuori Roma: circa 155mila persone, con una spesa media indicata intorno ai 360 euro a testa tra viaggio, pernottamento, pasti e piccoli acquisti.
L’incasso diretto del concerto, calcolato su un prezzo medio di 65 euro a biglietto, si aggirerebbe sui 16 milioni di euro. Il resto è economia di territorio, quella meno visibile dal palco ma molto concreta: camere d’albergo occupate, taxi e mezzi pieni, bar aperti fino a tardi, famiglie e gruppi di ragazzi arrivati da Napoli, Bari, Firenze, Milano. “Siamo partiti alle sei del mattino, ma dovevamo esserci”, ha raccontato una ragazza con la bandiera legata allo zaino, ferma vicino a uno degli ingressi.
Un palco enorme e l’attesa di una notte romana
Il concerto è cominciato quando il giorno stava lasciando spazio alla sera, con Ultimo arrivato poco prima nell’area dello show e poi salito sul palco davanti a una folla compatta. La struttura, lunga circa 140 metri e alta 60, era accompagnata da 2.500 metri quadrati di schermi led e da una passerella a forma di infinito, lunga una trentina di metri, pensata per avvicinare l’artista anche a chi era lontano dalle prime file.
Prima dell’ingresso, sugli schermi è apparsa la frase “Beati gli ultimi perché saranno i primi”, diventata negli anni una sorta di manifesto per il suo pubblico. Poi le luci, le urla, i telefoni alzati. Ultimo ha aperto con “Pianeti”, visibilmente carico di tensione, e si è inchinato davanti alla platea. “Roma sei un capolavoro, questo non è solo un concerto”, ha detto dal palco, mentre dalla folla salivano cori, palloncini rossi e cartelli preparati a mano.
Le canzoni, Sanremo e l’abbraccio con Fabrizio Moro
La scaletta ha attraversato molti dei brani che hanno costruito il rapporto tra Ultimo e il suo pubblico: “Lunedì”, “Ovunque tu sia”, “Bella davvero”, “Rondini al guinzaglio”, poi “Romantica” e “La stella più fragile dell’universo”. Il ritmo è rimasto serrato, con pause brevi e poche concessioni alla retorica. A parlare, più di tutto, sono state le canzoni.
Non sono mancati i passaggi legati al Festival di Sanremo, con “Colpa delle favole”, “I tuoi particolari” e “Il ballo delle incertezze”, brani che hanno segnato una parte discussa e molto seguita della sua carriera. Su “Sull’eternità (il mio quartiere)” è arrivato Fabrizio Moro, che aveva già scaldato il pubblico prima dello show. I due condividono le radici a San Basilio, periferia romana da cui Moriconi è partito prima di diventare Ultimo. Moro, negli anni, è stato tra i primi a credere in lui.
C’è stato spazio anche per “Fateme cantà”, sfogo contro le pressioni del sistema musicale, e per “Solo”, introdotta con un ricordo personale. “L’ho scritta nel 2021, ricordo bene quel momento”, ha spiegato Ultimo, richiamando il periodo del Covid e della quarantena. In quel punto il concerto ha rallentato, per poco. Poi è ripartito.
Un evento musicale e un affare per Roma
L’organizzazione ha puntato su una fruizione ampia, con 38 linee audio e 18 maxischermi distribuiti lungo l’area, così da permettere anche agli spettatori più distanti di seguire il concerto. Le ultime file erano a centinaia di metri dal palco, un dettaglio che dà la misura dell’evento e anche della difficoltà logistica di una serata con numeri da grande raduno popolare.
Sul piano economico, il concerto di Ultimo a Tor Vergata si conferma uno degli appuntamenti più rilevanti dell’estate romana. L’indotto da circa 90 milioni di euro, se confermato nelle valutazioni definitive, racconta il peso di un singolo evento sulla città: non solo musica, dunque, ma anche turismo, lavoro temporaneo, sicurezza, mobilità e servizi. Una macchina complessa, con inevitabili disagi e una partecipazione che ha superato le dimensioni consuete di un live.
Il finale è arrivato con le canzoni più attese: “Giusy”, “Piccola Stella” e poi “Sogni appesi”, cantata da tutta Tor Vergata quasi senza bisogno della voce dal palco. Per Ultimo, che quella notte l’aveva immaginata per anni, è stata la conferma di un legame raro con il suo pubblico. Per Roma, una serata di musica e numeri pesanti. Anche nei bilanci.
