A Bologna, nel corso della NOSE2026 International Conference on Environmental Monitoring of Odours and VOC, promossa da Aidic e Politecnico di Milano, ricercatori, imprese e istituzioni hanno discusso oggi di come droni, intelligenza artificiale e nuovi sistemi di monitoraggio stiano trasformando gli odori ambientali da semplice motivo di disagio a dato misurabile, utile per valutare qualità dell’aria, salute nei luoghi di lavoro e impatto dei processi produttivi.
Odori ambientali, da fastidio locale a dato misurabile
Per anni l’odore è rimasto ai margini del dibattito ambientale, quasi fosse una percezione privata, difficile da tradurre in numeri e regole condivise. Rumore, polveri e fumi potevano essere misurati con strumenti più immediati; le molestie olfattive, invece, finivano spesso in segnalazioni dei cittadini, discussioni tra aziende e territori, controlli complessi. Solo negli ultimi vent’anni, hanno spiegato gli esperti di Aidic, la ricerca ha cambiato il quadro: campionamenti più accurati, olfattometria dinamica, modelli di dispersione e sistemi strumentali hanno permesso di trattare l’odore come un indicatore ambientale vero e proprio.
Il tema è stato al centro della decima edizione di NOSE2026, appuntamento internazionale dedicato al monitoraggio degli odori e dei composti organici volatili, i cosiddetti VOC. A Bologna, nelle sale della conferenza, il passaggio è apparso netto: non si parla più soltanto di “cattivi odori”, ma di dati capaci di descrivere il rapporto tra attività produttive, qualità dell’aria, gestione dei rifiuti, trattamento delle acque e benessere delle persone. Un cambio di prospettiva non secondario, perché incide anche sulla pianificazione del territorio e sul dialogo, spesso complicato, tra impianti industriali e comunità locali.
Intelligenza artificiale e droni nella nuova scienza degli odori
La spinta più recente arriva dall’uso combinato di sensori, droni e intelligenza artificiale, strumenti che consentono di raccogliere informazioni in tempo reale e di leggere fenomeni che, fino a pochi anni fa, erano difficili da seguire sul campo. In un impianto di trattamento acque, in una discarica o vicino a un polo produttivo, la possibilità di incrociare misure, condizioni meteo e segnalazioni dei cittadini può aiutare a ricostruire origine, intensità e diffusione delle emissioni. Non una risposta magica, hanno chiarito i tecnici, ma un salto nella capacità di osservazione.
La scienza degli odori si sta muovendo proprio su questo confine: rendere oggettivo ciò che nasce da una percezione umana, senza cancellare il ruolo di chi vive nei territori. I sistemi di monitoraggio, se ben progettati, permettono di distinguere tra episodi occasionali e criticità ricorrenti, tra disagio temporaneo e problema strutturale. In quel momento il dato diventa strumento di confronto. Serve alle imprese per correggere processi e alle amministrazioni per valutare autorizzazioni, limiti e interventi. Serve anche ai cittadini, che chiedono risposte comprensibili, non solo tabelle tecniche.
Ricci: ricerca, industria e responsabilità ambientale
«Con NOSE2026 l’ingegneria chimica italiana conferma la propria capacità di mettere in dialogo ricerca, innovazione industriale e responsabilità ambientale», ha detto Giuseppe Ricci, presidente di Aidic, l’Associazione italiana di ingegneria chimica. Per Ricci, la conferenza rappresenta «un momento di grande valore nel panorama della ricerca e dell’impresa italiana», perché affronta un tema sempre più legato alla sostenibilità dei processi produttivi, alla qualità dei territori e al rapporto tra aziende, istituzioni e cittadini.
Il punto, emerso più volte durante i lavori, è che le emissioni odorigene non possono più essere considerate una questione minore. Sono un tema tecnico, ambientale, normativo e sociale. In alcune aree produttive, una segnalazione di odore può aprire verifiche, tensioni con i residenti, richieste di intervento ai Comuni o alle agenzie ambientali. Da qui l’esigenza di metodi condivisi, controlli ripetibili e linguaggio comune. Senza questi elementi, ha confidato un tecnico a margine dei lavori, «si rischia di discutere per mesi senza capire da dove venga davvero il problema».
Sironi: parlare di odori significa parlare di qualità della vita
«Vent’anni fa l’analisi dell’odore faceva sorridere. Oggi il tema delle molestie olfattive preoccupa, divide territori e richiede strumenti sempre più sofisticati per essere compreso», ha spiegato Selena Sironi, professoressa ordinaria del Politecnico di Milano e responsabile scientifico del Laboratorio Olfattometrico. La decima edizione di Nose, ha aggiunto, racconta proprio questa trasformazione: un fenomeno invisibile, ma molto presente nella vita quotidiana, viene studiato, misurato e discusso da ricercatori, tecnici, amministratori e imprese.
Per Sironi, parlare oggi di odori ambientali significa parlare di qualità della vita, sostenibilità, innovazione e partecipazione pubblica. E anche di futuro delle città e dei territori produttivi, dove la convivenza tra attività economiche e benessere dei residenti passa sempre più dalla capacità di prevenire conflitti, intervenire in modo mirato e comunicare i risultati. Non basta dire che un odore c’è. Bisogna capire quando si presenta, da dove arriva, quanto dura e quali effetti produce. È lì, tra laboratorio e territorio, che la nuova scienza degli odori sta trovando il suo spazio.
