L’Agenzia delle Entrate-Riscossione fermerà per tutto agosto 2026 l’invio di circa due milioni di atti, tra cartelle di pagamento, avvisi di intimazione e solleciti, per alleggerire la pressione su contribuenti e professionisti nel mese delle ferie, salvo i casi definiti urgenti e non rinviabili. La conferma è arrivata da una nota dell’Agenzia delle Entrate, che ha spiegato come le attività siano state programmate «in modo da evitare qualsivoglia sovraccarico» nei mesi prima e dopo la sospensione.
Riscossione, stop agli atti per tutto agosto
La pausa riguarderà l’attività di notifica di Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 1° al 31 agosto, con l’eccezione degli atti «urgenti e inderogabili», formula che lascia spazio solo ai casi nei quali il rinvio potrebbe compromettere l’azione di recupero. Non si tratta, dunque, di una cancellazione dei debiti o di una moratoria sui pagamenti già dovuti, ma di un rinvio nell’invio dei nuovi documenti. Una scelta di “fair play”, l’hanno definita fonti dell’amministrazione fiscale, pensata anche per commercialisti, consulenti del lavoro e Caf, che nel mese centrale dell’estate lavorano spesso a ranghi ridotti. In concreto, il contribuente non dovrebbe vedersi recapitare una nuova cartella esattoriale mentre è fuori casa, magari con tempi stretti per verificare la posizione o chiedere assistenza. «L’obiettivo è evitare tensioni inutili in un periodo particolare dell’anno», ha spiegato l’Agenzia nella nota diffusa nelle scorse ore.
Cartelle, Pec e posta: il nodo delle notifiche
Mettere in pausa l’invio degli atti della riscossione non è però un gesto automatico, quasi fosse un interruttore da abbassare negli uffici. Le notifiche viaggiano su canali diversi: da una parte la Pec, più semplice da programmare e posticipare, dall’altra la posta tradizionale, che richiede un coordinamento con i fornitori dei servizi postali. Ed è qui che il meccanismo diventa più delicato. Perché basta una spedizione partita con qualche giorno di anticipo, o un disallineamento nei tempi di consegna, per far arrivare comunque una cartella di pagamento ad agosto. Un episodio isolato, in quel momento, farebbe più rumore di migliaia di atti fermati. Per questo, secondo quanto filtra dagli uffici, il calendario è stato costruito con attenzione, incrociando flussi digitali, lavorazioni cartacee e tempi tecnici di recapito. La sospensione, insomma, deve valere nella pratica, non solo sulla carta.
Nessun picco prima o dopo la pausa
Le Entrate hanno voluto precisare che lo stop di agosto non sarà compensato con un aumento degli invii a luglio o a settembre, per non trasformare la tregua estiva in un semplice spostamento del problema. Nella nota si legge che «non si riscontra» alcuna «forzatura, né anomala concentrazione in specifici periodi dell’anno». I numeri citati dall’amministrazione vanno in questa direzione: le lettere di compliance programmate per luglio rappresentano il 9% del totale annuale, mentre le comunicazioni di irregolarità inviate nello stesso mese risultano, finora, in calo del 40% rispetto al luglio 2025 e pari al 7,6% del totale dell’anno. Anche le cartelle del primo semestre 2026, prodotte da Ader sulla base dei carichi affidati dai diversi enti creditori, sono diminuite del 9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La convenzione con il ministero dell’Economia stima per l’anno in corso un volume complessivo tra 24 e 31 milioni di documenti: cartelle, intimazioni, solleciti. Da qui la stima dei circa due milioni di atti interessati, su base mensile, dalla pausa estiva.
Il peso dell’arretrato e gli obiettivi del 2026
La decisione arriva dentro un quadro più ampio, quello della riscossione in Italia, segnato da una massa di arretrato che, dalla fine del 2000 in poi, ha raggiunto a fine 2025 quota 1.331 miliardi di euro. Una montagna fatta di tasse, contributi, multe e altri crediti affidati nel tempo all’agente della riscossione, non sempre recuperabili e spesso legati a posizioni vecchie o difficili da incassare. La strategia indicata negli ultimi anni punta ad accorciare i tempi tra la consegna dei carichi da parte degli enti creditori e la notifica ai contribuenti. La convenzione 2026-2028 con il Mef prevede, tra gli obiettivi di Ader, la notifica entro la fine del terzo mese successivo alla consegna per almeno il 53% delle cartelle di pagamento, se i volumi resteranno in linea con l’andamento ordinario. C’è poi il target di 14,3 miliardi di euro di riscossioni complessive da raggiungere nel 2026. La pausa di agosto, quindi, non cambia la sostanza: alleggerisce il calendario, ma non cancella gli obblighi. Chi ha un debito già contestato dovrà comunque fare i conti con scadenze, rateazioni e procedure. Solo da settembre, però, torneranno a muoversi a pieno ritmo anche le nuove notifiche.
