Il governo del Venezuela ha aggiornato oggi, 18 luglio 2026, a 5.069 morti il bilancio ufficiale del doppio terremoto che il 24 giugno ha colpito diverse aree del Paese, mentre proseguono le operazioni di soccorso e assistenza alla popolazione rimasta senza casa. Secondo i dati diffusi da Caracas, i feriti sono 16.740 e le persone tratte in salvo dalle squadre di emergenza sono 6.462. Numeri pesanti, arrivati dopo oltre tre settimane di verifiche sul territorio, rilievi tecnici e controlli nelle zone più colpite.
Venezuela, il bilancio del terremoto sale a 5.069 morti
Il nuovo conteggio delle vittime del terremoto in Venezuela è stato comunicato dalle autorità centrali, che parlano di un bilancio ancora legato alle verifiche in corso nelle aree danneggiate. Il sisma del 24 giugno, indicato dal governo come un doppio terremoto, ha provocato distruzioni diffuse e ha messo sotto pressione ospedali, protezione civile e strutture locali.
I dati ufficiali riferiscono di 16.740 feriti, un numero che comprende persone soccorse nelle ore successive alle scosse e cittadini assistiti nei giorni seguenti per traumi, fratture, ferite e problemi legati alla permanenza in edifici danneggiati. “Le operazioni non sono chiuse”, hanno fatto sapere fonti governative venezuelane, spiegando che in alcune zone l’accesso resta complesso per la condizione delle strade e per i controlli di stabilità sugli immobili.
Le persone tratte in salvo sono finora 6.462. Si tratta, secondo le prime ricostruzioni diffuse da Caracas, di cittadini estratti dalle macerie, recuperati in abitazioni lesionate o evacuati da quartieri considerati a rischio. Una parte dei soccorsi si è concentrata nelle prime 72 ore, ma le squadre di emergenza continuano a lavorare anche nei centri minori, dove spesso le informazioni arrivano con ritardo.
Famiglie assistite e campi temporanei nelle aree colpite
Il governo venezuelano riferisce di avere assistito 128.324 famiglie dall’inizio dell’emergenza. Gli interventi comprendono la distribuzione di cibo, acqua, medicinali, tende, kit igienici e supporto logistico per chi ha dovuto lasciare la propria abitazione dopo le scosse.
Restano ospitate in 107 campi temporanei almeno 21.235 persone, secondo il quadro aggiornato fornito dalle autorità. Sono strutture allestite in spazi pubblici, aree sportive e zone considerate più sicure, dove la permanenza si sta allungando oltre la fase iniziale dell’emergenza. “La priorità è garantire un riparo e servizi minimi”, ha spiegato un funzionario citato dai media locali, ammettendo che la gestione quotidiana resta difficile.
Il numero delle persone rimaste senza abitazione è indicato in 17.907. In molti casi, non si tratta solo di case crollate, ma anche di edifici dichiarati inagibili dopo i sopralluoghi tecnici. Per migliaia di famiglie, dunque, il rientro non è previsto a breve. E in alcune comunità, hanno riferito volontari sul posto, la notte si dorme ancora all’aperto per paura di nuove scosse.
Edifici danneggiati, crolli e distribuzione degli aiuti
Il bilancio materiale parla di 856 edifici danneggiati e 190 crollati, secondo i dati diffusi da Caracas. Le verifiche riguardano abitazioni private, scuole, uffici pubblici e strutture sanitarie, con squadre tecniche impegnate a stabilire quali immobili possano essere recuperati e quali debbano essere demoliti.
Il tema degli edifici resta uno dei più delicati. Dopo un terremoto di questa portata, infatti, anche le strutture ancora in piedi possono nascondere lesioni interne, crepe nei pilastri, cedimenti nei solai. Solo allora, dopo i controlli, le autorità decidono se consentire il rientro. Nel frattempo, molte famiglie restano nei campi o presso parenti.
Sul fronte degli aiuti, il governo ha annunciato la distribuzione di oltre 10.000 tonnellate di alimenti. Le consegne, in base alle informazioni ufficiali, sono state organizzate attraverso convogli e punti di raccolta nelle zone colpite. Non sono stati forniti, al momento, dettagli completi sulla ripartizione territoriale degli aiuti né sui tempi previsti per la ricostruzione.
Gli operatori impegnati nell’assistenza segnalano anche bisogni meno visibili: farmaci per malattie croniche, latte per bambini, prodotti per l’igiene, generatori elettrici. Piccole cose, ma decisive quando l’emergenza si prolunga. In alcune aree, secondo le autorità locali, le interruzioni nei servizi hanno complicato il lavoro dei soccorritori e il ritorno a una routine minima.
Repliche sismiche e monitoraggio ancora in corso
Dal 24 giugno sono state registrate 1.331 repliche, un dato che spiega perché il monitoraggio resti attivo e perché molte persone esitino a rientrare nelle proprie case. Le scosse successive al terremoto principale, anche quando non provocano nuovi crolli, possono aggravare danni già presenti e alimentare paura tra la popolazione.
Le autorità venezuelane hanno confermato che le operazioni di assistenza proseguono insieme ai controlli sulle aree colpite. Il lavoro riguarda la sicurezza degli edifici, la gestione dei campi temporanei, la distribuzione dei beni essenziali e l’aggiornamento dei dati su vittime, feriti e sfollati. Un quadro ancora in movimento, dunque.
Non sono stati comunicati nuovi dettagli sulla magnitudo delle scosse né sull’esatta distribuzione geografica dei danni nell’ultimo aggiornamento diffuso dal governo. Per ora, il dato certo resta l’impatto umano del doppio terremoto in Venezuela: oltre cinquemila vittime, decine di migliaia di persone assistite e intere comunità costrette a ripartire da ripari provvisori, controlli tecnici e aiuti quotidiani.
