Il gioielliere Mario Roggero, 72 anni, si è costituito oggi, venerdì 17 luglio 2026, alle 16.45 nel carcere di Bollate, a Milano, dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori avvenuto nel 2021 a Grinzane Cavour, nel Cuneese, al termine di una rapina nella sua gioielleria. Davanti ai cronisti, pochi minuti prima dell’ingresso in istituto, Roggero ha parlato di “ingiustizia” e ha detto di confidare nella domanda di grazia presentata dalla moglie.
Mario Roggero entra nel carcere di Bollate dopo la condanna definitiva
L’arrivo al carcere milanese di Bollate è avvenuto nel pomeriggio, con alcuni familiari e i legali al suo fianco. Secondo quanto riferito da fonti vicine al caso, Mario Roggero è apparso molto provato: dopo l’ingresso avrebbe pianto, colpito dal peso di una detenzione che comincia a 72 anni, dopo una vicenda giudiziaria durata anni.
Prima di varcare il cancello, il gioielliere ha risposto alle domande dei giornalisti. Alla richiesta se fosse pentito, ha detto: “Certamente, ma col senno di poi. Bisogna trovarsi in quelle situazioni”. Poi, con la voce tesa, ha aggiunto: “Ho subìto un’ingiustizia”. Una frase ripetuta più volte, quasi a segnare la linea della sua difesa pubblica, anche dopo il passaggio in giudicato della sentenza.
La Procura di Asti aveva emesso l’ordine di carcerazione dopo la decisione della Corte di Cassazione, che ha reso definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione. Il caso riguarda la morte di due rapinatori, uccisi da Roggero dopo l’assalto alla sua gioielleria di Grinzane Cavour, mentre un terzo complice rimase ferito.
La richiesta di grazia presentata dalla moglie
Nelle ore precedenti alla carcerazione, la moglie di Mario Roggero ha depositato una richiesta di grazia al presidente della Repubblica, insieme a una domanda di sospensione temporanea della pena. L’istanza seguirà ora l’iter previsto dall’ordinamento: sarà valutata attraverso i passaggi formali stabiliti dalla legge, senza tempi certi già indicati.
“Me l’aspetterei la grazia”, ha detto Roggero davanti ai cronisti, spiegando di avere ancora “speranza”. Ha poi aggiunto che la famiglia intende proseguire la battaglia anche sul piano europeo: “Andremo davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo e poi vedremo”. Parole pronunciate con amarezza, ma anche con l’idea — ribadita più volte — di non considerare chiusa la vicenda.
Il legale del gioielliere, prima dell’ingresso in carcere, ha presentato anche un’istanza di differimento dell’esecuzione della pena. Si tratta di un passaggio distinto dalla domanda di grazia e sarà valutato nelle sedi competenti. Per ora, però, l’esecuzione della condanna è iniziata.
Le parole del gioielliere: “Ho reagito perché avevo paura”
Roggero ha ricostruito quei momenti come un passaggio di terrore e confusione. “Ho reagito perché in quel momento ho avuto paura”, ha spiegato, tornando alla sera della rapina nella sua gioielleria nel Cuneese. Alla domanda se rifarebbe ciò che ha fatto, ha risposto con una frase secca: “Non si può fare questa domanda, perché quando uno ha una pistola puntata in faccia ti spara per primo”.
Il gioielliere ha poi attaccato il sistema giudiziario, sostenendo che la sua condanna mandi un messaggio sbagliato. “Questo è il massimo per i delinquenti che sono facilitati a continuare a rapinare e a rubare, tanto sono impuniti e anche risarciti”, ha affermato. Un giudizio duro, espresso mentre fuori dal carcere si radunavano giornalisti e operatori tv, in un clima carico di tensione.
“Non sono mai andato in carcere. Fare l’esperienza a 72 anni credo sia una cosa estremamente difficile”, ha confidato ancora. Poi una battuta amara, quasi un congedo: “Come mi sento? All’ergastolo. Viva la giustizia italiana”. Alla domanda su un possibile futuro in politica ha chiuso la porta: “L’ultima cosa è questa, candidarmi”.
Il sostegno politico e il dibattito sul caso Roggero
Il caso di Mario Roggero ha riaperto il confronto, mai davvero spento, sui confini della legittima difesa e sulla risposta dello Stato davanti a reati violenti subiti da commercianti e cittadini. Il gioielliere ha detto di sentirsi sostenuto da parte della politica: “Sì, hanno fatto quadrato in tanti”. Poi, quando gli è stato chiesto se pensasse di aver segnato un precedente, ha risposto: “È possibile, chissà. Non era uno degli obiettivi, però è una conseguenza”.
Tra gli interventi pubblici è arrivato anche quello del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha sostenuto la richiesta di grazia. “È giusto chiedere la grazia per un uomo che ha sbagliato, ma capire anche perché ha sbagliato”, ha detto Tajani. “È sotto pressione, sotto violenza da tanti anni, e credo che sia giusto che la società lo perdoni. Non è un pericoloso criminale”.
Sul piano giudiziario, però, la sentenza è definitiva. La Cassazione ha confermato l’impianto della condanna e da oggi Roggero si trova in carcere a Bollate. Resta aperto, fuori dall’aula e ora anche fuori dal penitenziario, il confronto pubblico su paura, sicurezza, proporzione della reazione e pena. Una discussione che il gioielliere, prima di entrare, ha riassunto così: “Passo il testimone agli italiani”.
