Confindustria e Intesa Sanpaolo hanno presentato oggi a Bari il piano Zes 2.0, una nuova iniziativa per sostenere gli investimenti nel Mezzogiorno e rafforzare la Zona economica speciale unica, mettendo in campo 60 miliardi di euro destinati allo sviluppo produttivo, infrastrutturale ed energetico del Sud e, in prospettiva, alla semplificazione amministrativa su scala nazionale.
Zes 2.0, il piano da 60 miliardi per il Sud
Il progetto nasce dall’intesa tra Confindustria e Intesa Sanpaolo, con l’obiettivo di trasformare la Zes unica da misura di accelerazione per il Mezzogiorno a leva stabile di competitività per l’intero Paese. La banca ha annunciato nuove risorse per 60 miliardi, che si aggiungono agli interventi già avviati negli ultimi anni nelle regioni meridionali.
Alla presentazione, nella sede di Bari, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha insistito su un punto: quando si riducono tempi e incertezze, gli investimenti arrivano. «A fronte di 5,5 miliardi pubblici, sono stati generati 59 miliardi di investimenti e 71mila nuovi occupati», ha detto, indicando la Zes come un banco di prova concreto. Non una scorciatoia, ha spiegato, ma un modello da rendere stabile.
Secondo Orsini, la partita non riguarda più soltanto il Sud. La semplificazione burocratica, ha aggiunto, dovrebbe essere estesa «a tutta Italia», perché la burocrazia «ingessa il Paese» e costa, secondo le stime richiamate dal leader degli industriali, circa 80 miliardi l’anno. Il punto, ha chiarito, è dare alle imprese tempi certi, regole chiare e continuità nelle misure fiscali.
Intesa Sanpaolo: risorse, credito e attrazione degli investimenti
Per Intesa Sanpaolo, la nuova dotazione finanziaria rappresenta il proseguimento di un percorso già avviato con la nascita della Zes unica. Il responsabile della Divisione Banca dei Territori, Stefano Barrese, ha spiegato che l’istituto considera la misura «una leva strategica per la crescita del Mezzogiorno e del Paese», anche per la sua capacità di unire credito e snellimento amministrativo.
Barrese ha ricordato che la banca ha già erogato nelle regioni meridionali oltre 28 miliardi dal 2020, mentre le operazioni collegate al percorso Zes hanno superato i 12 miliardi. «Abbiamo deciso di mettere a disposizione 60 miliardi vista la domanda e la possibilità di allargamento nazionale», ha detto, sottolineando anche il rapporto con Confindustria e le sinergie con soggetti internazionali.
Il piano guarda alle imprese italiane, ma anche agli investitori esteri. È previsto un roadshow in Italia e all’estero per favorire nuove localizzazioni nel Sud, insieme a un finanziamento dedicato per chi deciderà di investire all’interno della Zona economica speciale. In concreto, il pacchetto punta su opere di adeguamento infrastrutturale, interventi energetici e rafforzamento delle filiere produttive.
Semplificazioni, infrastrutture ed energia: le condizioni per investire
Il messaggio arrivato da Bari è che la Zes 2.0 non può bastare da sola. Per Orsini servono quelle che ha definito «condizioni abilitanti»: infrastrutture funzionanti, autorizzazioni rapide, energia a costi sostenibili e un quadro normativo che non cambi a ogni stagione. Solo allora, ha lasciato intendere, le imprese possono programmare investimenti di lungo periodo.
Il presidente di Confindustria ha indicato l’energia come tema centrale per la competitività industriale. Ha giudicato positivo il ritorno del dibattito sul nucleare, segnalando anche una maggiore apertura tra i giovani: «Oltre il 55% è a favore», ha affermato. Allo stesso tempo ha richiamato la necessità di accelerare sulle rinnovabili, ricordando le 1.500 concessioni ancora da mettere a terra.
Il mix energetico, nella visione degli industriali, resta una strada obbligata. Rinnovabili, nuove tecnologie e nucleare di prospettiva, ma anche gas come cuscinetto per garantire continuità alle forniture. «Non potremo farne a meno», ha ammesso Orsini, legando il costo dell’energia alla capacità delle imprese italiane di restare agganciate alle catene europee e globali.
Il nodo europeo dell’Ets e la richiesta di un piano industriale
Nel confronto è entrato anche il tema dell’Emission Trading System, il meccanismo europeo che regola il costo delle emissioni per le imprese. Orsini ha spiegato di aver chiesto una sospensione dell’impianto attuale, sostenendo che, così com’è, rischia di mettere fuori mercato le produzioni primarie industriali italiane. Una posizione netta, formulata mentre a Bruxelles prosegue il confronto sulla riforma.
«Siamo riusciti a convincere tedeschi e francesi», ha detto il presidente di Confindustria, aggiungendo che sarebbe miope, da parte della Commissione europea, non tenerne conto. La richiesta è quella di benchmark più coerenti con la realtà produttiva europea, in modo da evitare penalizzazioni per le imprese che competono con Paesi dove i costi ambientali e regolatori sono più bassi.
Sul tavolo, dunque, non c’è solo il rilancio del Mezzogiorno. La Zes 2.0, nelle intenzioni di Confindustria e Intesa Sanpaolo, diventa il tassello di un disegno più ampio: credito, semplificazione, energia e politica industriale. Orsini ha chiesto un piano per l’Italia e per l’Europa con una visione almeno triennale, richiamando l’esperienza dell’iperammortamento. Una rotta, più che una misura isolata.
