A Perugia, dopo la sentenza con cui il Tribunale penale ha assolto un 24enne di origini etiopi che nella notte tra il 23 e il 24 giugno 2026 aveva urinato sull’auto dei carabinieri filmando la scena con il cellulare, il deputato umbro di Forza Italia Raffaele Nevi ha scritto al ministro della Giustizia Carlo Nordio per chiedere chiarimenti su una decisione che, a suo giudizio, rischia di lasciare “un segnale sbagliato” sul rispetto delle forze dell’ordine.
Il caso dell’auto dei carabinieri a Perugia
La vicenda, ricostruita da PerugiaToday in un articolo firmato da Umberto Maiorca, nasce durante un controllo dei Carabinieri del Radiomobile di Perugia nella notte tra il 23 e il 24 giugno. Secondo quanto emerso in aula, il giovane avrebbe volontariamente urinato su un’autovettura di servizio, riprendendo il gesto con un video di circa 35 secondi realizzato con il proprio telefono.
Quel filmato, che in un primo momento sembrava aggravare la posizione dell’imputato, ha finito invece per pesare in senso diverso nella valutazione del giudice. Le immagini, secondo la ricostruzione riportata dal quotidiano locale, avrebbero infatti smentito alcuni passaggi contenuti nei verbali di arresto, facendo venire meno gli elementi necessari per sostenere le accuse più gravi. Una svolta processuale non secondaria, arrivata al termine di un’udienza seguita con attenzione anche fuori dal palazzo di giustizia.
Il giovane era accusato, tra l’altro, di danneggiamento, oltraggio e vilipendio. Il giudice ha però ritenuto che la condotta non integrasse quei reati nei termini contestati dalla procura. Alla fine è rimasta soltanto la contestazione legata alla ubriachezza molesta, punita con una multa di circa cento euro.
La decisione del giudice e la riqualificazione dei reati
Il punto centrale della sentenza riguarda la riqualificazione giuridica del fatto. Il presunto danneggiamento dell’auto dei carabinieri è stato trasformato in imbrattamento, una fattispecie ritenuta meno grave, anche per l’assenza di conseguenze materiali permanenti sul mezzo di servizio. In sostanza, non sarebbe stata provata una lesione effettiva del bene tale da configurare il danneggiamento.
Anche le accuse di oltraggio e vilipendio sono cadute. In base a quanto riportato da PerugiaToday, il giudice ha valutato il gesto come un fatto di lieve entità, senza gli elementi costitutivi richiesti per arrivare a una condanna su quei capi d’imputazione. Una scelta che ha suscitato discussioni, perché tocca un tema sensibile: il confine tra condotta offensiva, disordine legato all’alcol e reato vero e proprio contro l’autorità pubblica.
Nel processo, il video girato dallo stesso imputato è diventato così una prova decisiva, ma non nel senso atteso. Proprio quelle immagini, finite agli atti, avrebbero consentito di ricostruire con maggiore precisione tempi, gesti e contesto. Solo allora, nella valutazione del tribunale, alcune contestazioni avrebbero perso consistenza.
La lettera di Raffaele Nevi a Carlo Nordio
La sentenza ha spinto Raffaele Nevi, deputato umbro di Forza Italia, a rivolgersi direttamente al ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il parlamentare ha annunciato di avere inviato una lettera al Guardasigilli per segnalare il caso e chiedere attenzione su una decisione che, a suo avviso, rischia di indebolire la tutela degli appartenenti alle forze dell’ordine.
Nevi, in una nota, ha collegato l’episodio al più ampio tema del rispetto verso chi indossa una divisa. Il deputato ha spiegato di ritenere necessario un approfondimento, pur nel rispetto dell’autonomia della magistratura, perché “non si può far passare l’idea che certi gesti restino senza conseguenze adeguate”. Parole nette, arrivate da un esponente politico del territorio, in una città dove il rapporto tra sicurezza urbana e percezione dei cittadini è spesso al centro del dibattito pubblico.
Il parlamentare non ha messo in discussione formalmente il ruolo del giudice, ma ha chiesto una valutazione politica e istituzionale sul quadro normativo. In altre parole: se una condotta di questo tipo viene considerata di lieve entità, ha lasciato intendere Nevi, forse serve capire se le norme oggi disponibili siano sufficienti. È questo il senso della lettera indirizzata a Nordio, almeno nelle intenzioni dichiarate.
Il dibattito tra diritto, sicurezza e rispetto della divisa
Il caso di Perugia si inserisce in una discussione più ampia, spesso attraversata da toni duri, sul rapporto tra giustizia penale e tutela delle forze dell’ordine. Da una parte c’è la valutazione tecnica del giudice, chiamato ad applicare la legge sulla base degli atti e delle prove. Dall’altra c’è la reazione politica, che guarda al messaggio pubblico prodotto da una sentenza di assoluzione.
Nelle aule di tribunale, però, contano gli elementi del reato: la prova del danno, l’offesa diretta, il contesto, l’intenzione, la tenuità della condotta. Fuori, invece, resta l’immagine di un giovane che urina su un’auto dei carabinieri e filma tutto con il cellulare. Una scena breve, 35 secondi, ma sufficiente ad accendere il confronto.
Secondo le prime ricostruzioni giudiziarie riportate dalla stampa locale, la condanna è arrivata soltanto per la ubriachezza molesta, con una sanzione economica contenuta. L’assoluzione dagli altri capi, al contrario, continuerà con ogni probabilità a far discutere. Anche perché, in casi come questo, la distanza tra ciò che appare inaccettabile sul piano civile e ciò che è punibile sul piano penale può diventare larga. E non sempre facile da spiegare.
