A Buja, in provincia di Udine, il Comune, il Consorzio per lo Sviluppo Economico del Friuli e Confindustria Udine hanno firmato una convenzione per consentire, fino all’anno educativo 2029-2030, l’accesso al nido d’infanzia comunale anche ai figli dei genitori non residenti che lavorano nelle aziende della Zona Industriale Alto Friuli o in imprese associate a Confindustria con sede operativa nel territorio comunale. L’intesa nasce per sostenere le famiglie che ogni giorno si spostano per lavoro e, insieme, per rendere più semplice la conciliazione tra occupazione e cura dei figli piccoli.
Nido d’infanzia a Buja, cosa prevede la convenzione
La convenzione, della durata di quattro anni, equipara ai bambini residenti nel Comune di Buja anche quelli non residenti, purché almeno uno dei genitori lavori nella ZIAF, la Zona Industriale Alto Friuli, oppure in un’azienda aderente a Confindustria Udine con sede operativa a Buja. Una scelta pratica, prima ancora che amministrativa: chi lavora sul territorio potrà chiedere l’accesso al nido d’infanzia di via Vidiset senza essere penalizzato dalla residenza fuori Comune.
L’accoglienza, ha chiarito l’amministrazione, avverrà nei limiti dei posti disponibili e riguarderà i bambini dai tre mesi ai tre anni. La misura non modifica la natura del servizio comunale, ma allarga la platea dei possibili beneficiari, mettendo sullo stesso piano — almeno per l’accesso — famiglie residenti e famiglie legate a Buja dal lavoro. Un passaggio non secondario, in un’area dove i confini tra casa, azienda e servizi spesso non coincidono.
La firma tra Comune, Cosef e Confindustria Udine
Alla sottoscrizione dell’accordo hanno partecipato il sindaco di Buja, Silvia Maria Pezzetta, il presidente del Cosef, Marco Bruseschi, e il vicepresidente di Confindustria Udine, Nicola Cescutti, responsabile della Commissione Infrastrutture, Pnrr e Consorzi Industriali dell’associazione. Erano presenti anche il direttore del Consorzio, Roberto Tomè, e il direttore di Confindustria Udine, Michele Nencioni.
La firma, avvenuta in sede istituzionale, mette insieme tre soggetti con ruoli diversi ma interessi convergenti: il Comune, che gestisce il servizio educativo; il Consorzio per lo Sviluppo Economico del Friuli, legato all’area produttiva; e Confindustria Udine, che rappresenta una parte del tessuto imprenditoriale locale. “L’obiettivo è dare una risposta concreta ai lavoratori e alle imprese”, è il senso condiviso dell’intesa, secondo quanto emerso al momento della sottoscrizione. Poche parole, ma molto operative.
Un territorio con 667 imprese e oltre duemila addetti
Il contesto aiuta a capire il peso della convenzione. A Buja, nel 2024, risultano 667 imprese attive con 2.158 persone occupate: numeri rilevanti per un Comune che ospita una parte importante della produzione dell’area. Il comparto manifatturiero conta 124 imprese e 904 addetti, pari al 41,7% del totale degli occupati, e rappresenta il principale settore per numero di lavoratori.
Le costruzioni condividono con il manifatturiero il primato per numero di aziende, segno di un tessuto economico articolato, fatto di imprese piccole, medie e attività radicate da anni. In questo quadro, il tema dei servizi alle famiglie diventa anche un tema di attrattività del lavoro. Non solo welfare, dunque. Per molte aziende, poter dire a un dipendente che il figlio può trovare posto vicino al luogo di lavoro può incidere sulla qualità della vita quotidiana, sugli orari, persino sulla scelta di restare.
Famiglie, lavoro e servizi: il nodo della conciliazione
Il nido d’infanzia di via Vidiset diventa così un tassello di una politica più ampia, che prova a collegare servizi educativi e presenza produttiva. Per un genitore che entra in fabbrica alle 8, o che lavora in ufficio nella zona industriale, accompagnare il bambino vicino al posto di lavoro può ridurre tempi morti, spostamenti doppi, corse del mattino. Sono dettagli, ma pesano.
L’accordo non crea nuovi posti in automatico e non cancella il problema delle liste d’attesa, che resta legato alla capienza del servizio. Stabilisce però un principio: chi contribuisce ogni giorno alla vita economica di Buja può accedere, se ci sono disponibilità, a un servizio pensato per l’infanzia e per le famiglie. Una forma di welfare territoriale, costruita tra istituzioni e imprese, che guarda a un bisogno concreto: lavorare senza dover scegliere, ogni volta, tra orari, distanze e cura dei figli.
