Donald Trump comparirà sulle monete celebrative da un dollaro preparate dalla Zecca degli Stati Uniti per il 250esimo anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, nel 2026, secondo quanto annunciato dal segretario al Tesoro Scott Bessent, che ha presentato la scelta come un omaggio alla “libertà” e al “patriottismo” americano. La decisione, destinata a far discutere a Washington e non solo, arriva mentre l’amministrazione cerca una via legale per superare i limiti che negli Stati Uniti regolano da tempo l’uso dell’immagine dei presidenti sulle monete e sulle banconote.
Trump sulle monete del 250esimo anniversario degli Stati Uniti
Sarà dunque il volto di Donald Trump, non solo l’aquila americana o un simbolo istituzionale, a comparire sulla nuova moneta da un dollaro legata alle celebrazioni del semicinquecentesimo degli Stati Uniti. Bessent, in un messaggio pubblicato sui social, ha spiegato che l’iniziativa intende “onorare l’eredità intramontabile della libertà” e offrire un “simbolo duraturo di patriottismo”. Parole pesate, come spesso accade in questi casi.
La scelta ha però un peso politico evidente. Negli Stati Uniti l’immagine del presidente in carica su una moneta richiama una tradizione estranea alla cultura repubblicana americana, più vicina — osservano diversi critici — alle pratiche monarchiche o imperiali che i Padri fondatori avevano respinto. Eppure l’operazione, almeno nelle intenzioni del Tesoro, viene presentata come parte delle celebrazioni nazionali del 4 luglio 2026, quando il Paese ricorderà i 250 anni dalla Dichiarazione d’Indipendenza firmata a Philadelphia.
Il precedente delle monete da un dollaro e il ritorno dell’oro
La moneta da un dollaro ha una storia lunga nella numismatica americana: fu coniata per la prima volta nel 1794 e per decenni rappresentò uno dei riferimenti principali del sistema monetario degli Stati Uniti, prima che il biglietto verde diventasse il simbolo più riconoscibile del dollaro nel mondo. Nell’Ottocento, durante la fase di grande espansione economica del Paese, furono diffuse anche versioni in lega con una forte presenza di oro, fino al 90%, un tratto cromatico che nelle emissioni celebrative più recenti è stato spesso richiamato.
Nel corso del tempo le monete commemorative hanno celebrato figure e passaggi diversi della storia americana. Tra i nomi più noti ci sono Susan B. Anthony, pioniera del suffragio femminile, l’ex generale e presidente Dwight D. Eisenhower, e le emissioni legate allo sbarco sulla Luna. All’inizio prevaleva l’argento, poi il colore dorato è tornato in varie serie da collezione, più per riconoscibilità e impatto visivo che per reale contenuto del metallo. Un dettaglio, questo, che gli appassionati di numismatica conoscono bene.
Il nodo della legge: cosa è vietato e cosa no
Il punto più delicato riguarda la normativa americana. Per le banconote il divieto è netto: non possono riportare immagini di presidenti o ex presidenti ancora in vita, né di figure decedute da meno di due anni. La regola risale al 1866, subito dopo la Guerra civile, e nacque anche per evitare che il denaro federale diventasse uno strumento di culto personale o di propaganda politica.
Sulle monete, però, il quadro è meno lineare. Storicamente il Congresso è intervenuto con norme specifiche, spesso legate a singole emissioni o programmi celebrativi. Nel 2005 una legge stabilì che un presidente vivente non potesse comparire su determinate monete, ma quella disposizione era collegata a quel programma di conio. Più rilevante, oggi, è la norma approvata nel 2020, durante la prima presidenza Trump, sul ridisegno delle monete da collezione: il testo vieta la presenza di ritratti di persone viventi sul rovescio della moneta, il lato comunemente chiamato “croce”.
È proprio qui che l’amministrazione avrebbe individuato il margine. Secondo la lettura circolata a Washington, il volto di Trump potrebbe essere collocato sul lato “testa”, aggirando così il divieto riferito al rovescio. Una soluzione tecnica, certo. Ma anche una scelta politica, perché consente al presidente in carica di entrare in un oggetto pubblico e quotidiano, seppure in una serie celebrativa.
Una scelta destinata a dividere Washington
La decisione di imprimere l’effigie di Donald Trump su una moneta del 250esimo anniversario dell’Indipendenza apre quindi un fronte non solo giuridico, ma simbolico. Da un lato il Tesoro insiste sul valore patriottico dell’iniziativa e sulla volontà di celebrare “la forza dei valori americani”, come ha scritto Bessent. Dall’altro, i critici leggono nell’operazione un uso personale di un anniversario nazionale, in un Paese che ha sempre trattato con cautela la rappresentazione dei leader viventi sul denaro.
Il dibattito, nelle prossime settimane, potrebbe spostarsi al Congresso e tra gli esperti di diritto amministrativo, chiamati a valutare se il cavillo sul lato della moneta regga davvero. Non è un dettaglio da collezionisti. In America, il denaro racconta chi merita memoria pubblica: presidenti defunti, figure fondative, simboli condivisi. Inserire un presidente in carica, e farlo durante una ricorrenza così centrale, cambia il tono della celebrazione. Anche per questo la moneta con il volto di Trump promette di diventare, prima ancora di essere coniata, un nuovo terreno di scontro politico.
