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Sicurezza e difesa, firmato il contratto: aumento da 188 euro lordi al mese

Rappresentanti in uniforme e funzionari in giacca e cravatta firmano documenti su un tavolo in una sala istituzionale Firma di documenti in una riunione istituzionale tra funzionari e personale in uniforme, simbolo dell’intesa sul contratto sicurezza e difesa.

Il governo e le rappresentanze del comparto sicurezza e difesa hanno firmato martedì 14 luglio, a Palazzo Vidoni a Roma, l’intesa sul contratto 2025-2027 per circa 430 mila tra carabinieri, poliziotti, militari e personale delle forze dell’ordine, con l’obiettivo di chiudere la partita degli arretrati e rafforzare le tutele economiche di chi opera nella sicurezza interna ed esterna del Paese.

Contratto sicurezza e difesa, aumento medio da 188 euro lordi

Il cuore dell’accordo è l’aumento medio di 188 euro lordi al mese, al quale si aggiunge una somma una tantum da 2.448 euro sotto la voce arretrati. Sono le cifre indicate nell’intesa raggiunta alla Funzione pubblica, un passaggio atteso da mesi negli uffici e nei reparti, dalle questure alle caserme, dove il tema delle buste paga resta uno dei più sentiti.

L’accordo arriva a circa un anno e mezzo dalla firma definitiva del precedente contratto 2022-2024 e, secondo il ministero, consente di azzerare anche per questo settore il ritardo accumulato sui rinnovi. Nel complesso, tra il vecchio e il nuovo contratto, l’incremento minimo stimato arriva a circa 200 euro netti al mese, pari a 2.600 euro l’anno. Le cifre salgono per le qualifiche più alte: nella Polizia, per esempio, commissari, commissari capo e ruoli tecnici o sanitari corrispondenti avranno importi superiori.

Zangrillo: “Più tutele a chi ci tutela”

«Vogliamo dare più tutele a chi ci tutela», ha detto il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, commentando la firma dell’intesa. Il ministro ha rivendicato il risultato come parte di una stagione di rinnovi più ampia nella Pubblica amministrazione, ricordando che due contratti in un anno e mezzo rappresentano, nelle parole del governo, “un segnale chiaro” verso il personale in divisa.

A Palazzo Vidoni, raccontano fonti presenti al tavolo, il clima è stato concreto: numeri sul tavolo, richieste sindacali, margini di bilancio. Zangrillo ha insistito sul ruolo delle circa 430 mila persone che ogni giorno garantiscono la sicurezza interna ed esterna del Paese, in una fase segnata da tensioni internazionali, emergenze sul territorio e pressione crescente sugli organici. Non solo stipendi, dunque. Anche riconoscimento professionale.

Il rinnovo si inserisce in una fase politica in cui il tema sicurezza è tornato al centro dell’agenda del governo. Pochi giorni prima, in Consiglio dei ministri, era riapparso il disegno di legge con le norme definite “anti-maranza”, un pacchetto che punta a intervenire su decoro urbano, ordine pubblico e comportamenti violenti nelle città. Due piani diversi, quello legislativo e quello contrattuale, ma legati dallo stesso messaggio: sicurezza come priorità.

Previdenza dedicata, entro 90 giorni il tavolo con il Mef

Nel pacchetto firmato non ci sono soltanto gli aumenti contrattuali. L’accordo prevede anche l’avvio, entro 90 giorni, di un tavolo con il ministero dell’Economia sulle questioni previdenziali. È uno dei punti più delicati, perché le rappresentanze del settore chiedono da tempo una previdenza dedicata, costruita sulle specificità dei lavori in divisa: turni, rischio operativo, mobilità, impiego in servizi gravosi.

Il tema, spiegano fonti sindacali, non è nuovo. Da anni il comparto chiede regole più aderenti alla realtà del servizio, soprattutto per chi ha trascorso decenni tra strada, caserme, reparti operativi, istituti penitenziari o missioni. Il tavolo con il Mef servirà a capire se esistono spazi finanziari e tecnici per una riforma. “Ora bisogna vedere le risorse”, ha ammesso un dirigente sindacale al termine dell’incontro. Una frase asciutta, ma il punto è lì.

La prudenza resta alta. La previdenza dedicata comporta costi e coperture, due elementi che il ministero dell’Economia dovrà valutare con attenzione. Eppure l’inserimento del tema nell’accordo viene letto come un primo passo, non solo formale, verso una discussione più strutturata. Per molti operatori, più ancora dell’una tantum, è questo il terreno su cui si misurerà la tenuta del confronto.

Assunzioni e protesta a Roma: il malcontento resta

Il dossier sicurezza non si esaurisce nel contratto 2025-2027. Sullo sfondo c’è anche il piano da 17.591 nuovi ingressi: 5.319 nella Polizia, 5.080 nei Carabinieri, 3.206 nella Guardia di Finanza, 2.489 nella Polizia penitenziaria e 1.497 nei Vigili del Fuoco. Numeri che il governo presenta come risposta alla carenza di organico, dopo anni di turn over ridotto e risorse limitate.

Le opposizioni, però, continuano a chiedere un rafforzamento più ampio, soprattutto sul versante della Polizia locale, richiamato anche dai sindaci negli ultimi giorni. Nei Comuni, il tema è concreto: pattuglie insufficienti, servizi serali difficili da coprire, personale spesso avanti con l’età. Un nodo che il rinnovo del comparto statale non scioglie.

Resta poi il malcontento di una parte del personale. Sabato, a Roma, è prevista una manifestazione promossa da cinque sindacati di Guardia di Finanza, Carabinieri, Aeronautica, Esercito e Marina. Gli organizzatori chiariscono che non si tratta di una protesta contro le istituzioni, ma di una richiesta allo Stato: più tutele su pensioni, trasferimenti, organizzazione del lavoro e riconoscimento professionale. Il contratto porta soldi in busta paga. La partita, però, non è chiusa.

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