Il 19 ottobre 2026, a Lussemburgo, il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato formalmente la raccomandazione sulla lotta all’esclusione abitativa, completando un percorso legislativo avviato dalla Commissione europea il 6 maggio 2026 con la presentazione di un ambizioso piano sociale. Il provvedimento si inserisce in un quadro europeo in cui, secondo i dati diffusi dalla Commissione stessa, 1 milione di persone è senza fissa dimora nell’Unione Europea e il 40% dei cittadini considera la mancanza di alloggi a prezzi accessibili un problema immediato e urgente.
Dal piano sociale della Commissione alla raccomandazione del Consiglio
Il percorso che ha portato all’adozione della raccomandazione ha preso avvio formalmente il 6 maggio 2026, quando la Commissione europea ha presentato un piano sociale che includeva, tra le sue componenti, una proposta specifica di raccomandazione del Consiglio sulla lotta contro l’esclusione abitativa. Si tratta di un atto che, nella gerarchia delle fonti dell’Unione Europea, non ha forza vincolante alla stregua di un regolamento o di una direttiva, ma esprime un orientamento politico e normativo preciso, al quale gli Stati membri sono chiamati a conformarsi nell’ambito delle proprie politiche nazionali.
La scelta dello strumento della raccomandazione non è casuale. In materia di politiche abitative, le competenze primarie restano in capo agli Stati membri. La raccomandazione consente all’Unione di esercitare un ruolo di indirizzo e coordinamento senza invadere spazi di sovranità nazionale, pur producendo un effetto politico significativo: chi non si adegua all’orientamento espresso deve giustificare la propria scelta nel confronto con le istituzioni europee e con gli altri governi.
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Un milione di persone senza dimora: la dimensione del fenomeno nell’UE
Il dato di 1 milione di persone senza fissa dimora nell’Unione Europea, citato dalla Commissione europea nel comunicato del 6 maggio 2026, restituisce la scala del problema che la raccomandazione intende affrontare. Non si tratta di una cifra statica: il fenomeno dell’homelessness è in crescita in molti Paesi europei, alimentato dalla combinazione di mercati immobiliari sempre più inaccessibili, crisi dei servizi di welfare e fragilità economica di fasce crescenti di popolazione.
Il fatto che il 40% dei cittadini europei percepisca la mancanza di alloggi a prezzi accessibili come un problema immediato — non una preoccupazione astratta, ma una pressione concreta sulla vita quotidiana — segnala che l’esclusione abitativa non riguarda solo le persone che dormono per strada. Riguarda anche chi vive in condizioni abitative precarie, chi è costretto a spendere quote eccessive del proprio reddito per l’affitto, chi non riesce ad accedere al mercato immobiliare nonostante un’occupazione regolare.
Questa lettura allargata del fenomeno è coerente con l’approccio che la Commissione europea ha promosso nella sua proposta: non limitarsi a rispondere all’emergenza visibile delle persone senza dimora, ma intervenire sui fattori strutturali che producono l’esclusione abitativa in senso ampio.
Cosa significa per i governi nazionali una raccomandazione europea
Comprendere il peso giuridico e politico di questo atto è essenziale per valutarne le conseguenze reali. Una raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea non impone obblighi giuridicamente vincolanti agli Stati membri nel senso stretto del termine. Non è una direttiva che richiede recepimento entro una scadenza, né un regolamento direttamente applicabile. Tuttavia, nella prassi istituzionale europea, le raccomandazioni producono effetti concreti su almeno tre livelli.
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In primo luogo, orientano le politiche pubbliche nazionali, fornendo un riferimento rispetto al quale le scelte dei governi vengono valutate nel quadro del Semestre europeo e dei processi di monitoraggio della Commissione. In secondo luogo, possono condizionare l’accesso e l’utilizzo dei fondi strutturali europei, in particolare del Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) e del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), che includono tra le loro priorità l’inclusione sociale e il contrasto alla povertà. In terzo luogo, creano un quadro di riferimento per le organizzazioni della società civile, del Terzo Settore e delle amministrazioni locali che operano sul tema.
Il piano sociale presentato dalla Commissione il 6 maggio 2026, di cui la raccomandazione è parte integrante, aveva carattere ambizioso secondo la stessa definizione della Commissione: questo suggerisce che l’atto adottato dal Consiglio si inserisce in una strategia più ampia, non in un’iniziativa isolata.
Esclusione abitativa e welfare: un nodo strutturale irrisolto
La raccomandazione arriva in un momento in cui il tema della casa è tornato al centro del dibattito politico europeo con un’intensità che non si registrava da anni. Mercati degli affitti sotto pressione, carenza di edilizia residenziale pubblica, aumento dei costi di costruzione e difficoltà di accesso al credito per l’acquisto della prima casa sono fattori che si combinano in modo diverso nei vari Paesi, ma producono ovunque un effetto comune: l’esclusione abitativa colpisce fasce di popolazione sempre più ampie, non solo le persone in condizione di povertà assoluta.
In questo contesto, l’atto del Consiglio dell’UE ha il merito di portare il tema a livello di agenda politica europea in modo esplicito, riconoscendo che la mancanza di un alloggio adeguato non è una condizione individuale ma una questione di sistema, che richiede risposte coordinate tra politiche abitative, servizi sociali, mercato del lavoro e welfare. Per le persone senza dimora, per le famiglie in affitto con redditi fragili e per le amministrazioni locali che gestiscono quotidianamente le conseguenze di questo fallimento strutturale, la raccomandazione adottata il 19 ottobre 2026 a Lussemburgo rappresenta un segnale politico rilevante. Trasformarlo in politiche efficaci — con risorse adeguate, obiettivi misurabili e meccanismi di monitoraggio credibili — è il passaggio che determinerà se questo atto resterà un orientamento formale o produrrà un cambiamento reale nelle condizioni abitative dei cittadini europei.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.




