Quando un’azienda decide di mobilitare i propri dipendenti non per una campagna di comunicazione, ma per raccogliere cibo da distribuire a chi non riesce a mettere insieme un pasto al giorno, il confine tra welfare aziendale e impegno civico diventa sottile. Il programma ‘Insieme per gli altri’, promosso da Fondazione Snam ETS in partnership con Fondazione Azione contro la Fame, si muove esattamente su quel confine: è un’iniziativa di volontariato aziendale strutturata, ripetuta ogni anno intorno al 16 ottobre — la Giornata Mondiale dell’Alimentazione — che affronta concretamente il tema della povertà alimentare e volontariato come leva di coesione sociale. I dati ISTAT più recenti ricordano che quasi una persona su dieci in Italia si trova in condizione di povertà assoluta, una quota che ha continuato a deteriorarsi dopo il 2019.
Un programma che cresce di edizione in edizione
Insieme per gli altri non è un evento isolato: è un programma ricorrente che ha ampliato progressivamente scala e durata. Nell’edizione dell’ottobre 2023, oltre 500 dipendenti, pensionati e fornitori Snam hanno partecipato alle attività in 11 sedi distribuite sul territorio italiano. In una edizione successiva, la partecipazione è salita a oltre 800 persone, con una presenza documentata in 17 località. Parallelamente, la durata operativa del programma si è estesa da 5 a 8 giornate lavorative, a testimonianza di un impegno che non si esaurisce in una singola giornata simbolica.
Questa traiettoria di crescita non è banale. In molte esperienze di volontariato aziendale, la partecipazione rimane stabile o si riduce dopo le prime edizioni, quando l’entusiasmo iniziale cede il passo alla routine. Il fatto che Insieme per gli altri mostri invece un’espansione — in termini di volontari, sedi e giorni di attività — suggerisce che il modello organizzativo ha trovato una formula sostenibile, capace di coinvolgere persone con disponibilità e profili molto diversi, inclusi pensionati e fornitori oltre ai dipendenti attivi.
Cosa fanno concretamente i volontari
Le attività previste dal programma sono operative e dirette: raccolta e selezione di alimenti in eccedenza e distribuzione di pasti completi a persone in situazione di vulnerabilità. Non si tratta di attività di sensibilizzazione o di raccolta fondi a distanza, ma di lavoro manuale e relazionale, svolto fianco a fianco con le organizzazioni del Terzo Settore che gestiscono quotidianamente questi servizi.
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La rete di partner è ampia e radicata: il programma coinvolge oltre 20 organizzazioni del Terzo Settore, tra cui Croce Rossa Italiana, Opera Cardinal Ferrari, Banco Alimentare, le Caritas locali, Opera San Francesco e Pane Quotidiano. Si tratta di soggetti con storie, mandati e modalità operative differenti, ma accomunati dalla presenza capillare nei territori e dalla capacità di raggiungere le persone più esposte alla povertà alimentare.
Questa pluralità di partner non è un dettaglio marginale. Significa che i volontari Snam si inseriscono in ecosistemi già funzionanti, supportando realtà che hanno competenze specifiche nella gestione delle eccedenze alimentari e nella relazione con le persone in difficoltà. Il rischio, frequente nel volontariato aziendale, di creare iniziative parallele che duplicano servizi già esistenti senza integrarsi con chi opera stabilmente sul campo, viene così ridotto.
La povertà alimentare nel contesto italiano
Per capire perché un’iniziativa come questa abbia senso, occorre guardare ai numeri. Secondo i dati ISTAT, quasi una persona su dieci in Italia si trova in povertà assoluta, una condizione che misura l’impossibilità di accedere a un paniere minimo di beni e servizi essenziali — tra cui il cibo. La tendenza, peggiorata dal 2019 in poi, non si è invertita in modo strutturale nonostante le misure di sostegno al reddito introdotte negli anni successivi.
La povertà alimentare non coincide esattamente con la povertà assoluta, ma ne è spesso una componente diretta: quando il reddito non basta, il cibo è tra le prime voci su cui si taglia. Le famiglie con minori, i nuclei monogenitoriali, gli anziani soli e le persone senza dimora sono tra le categorie più esposte. Le organizzazioni del Terzo Settore che partecipano a Insieme per gli altri — Caritas, Banco Alimentare, Pane Quotidiano — intercettano quotidianamente questa domanda, spesso in crescita rispetto alle risorse disponibili.
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L’aggancio al 16 ottobre, Giornata Mondiale dell’Alimentazione istituita dalla FAO, dà al programma una cornice internazionale senza renderlo puramente celebrativo: le attività operative si svolgono in un arco di giorni che culmina in quella data, trasformando un momento di sensibilizzazione globale in azione locale concreta.
Il modello: volontariato aziendale come politica sociale
Il programma si inserisce nella strategia più ampia di Fondazione Snam ETS, che ha identificato tre forme di povertà su cui concentrare il proprio impegno: povertà energetica, povertà educativa e povertà alimentare. Questa tripartizione non è arbitraria: riflette una lettura multidimensionale della vulnerabilità sociale, coerente con l’approccio del Benessere Equo e Sostenibile (BES) e con gli obiettivi dell’Agenda 2030.
Il volontariato aziendale, quando è strutturato e non episodico, può svolgere funzioni che vanno oltre il beneficio diretto per i destinatari. Per i volontari, l’esperienza genera competenze relazionali, consapevolezza dei meccanismi della povertà e un senso di appartenenza alla comunità locale che raramente si costruisce all’interno dell’ambiente di lavoro ordinario. Per le organizzazioni del Terzo Settore, l’arrivo di volontari qualificati e motivati in periodi di picco dell’attività — come ottobre, con l’avvicinarsi dell’inverno — rappresenta un supporto operativo reale, non simbolico.
Restano tuttavia domande legittime sulla sostenibilità e sull’impatto di lungo periodo. Il numero di persone raggiunte attraverso la distribuzione di pasti e alimenti non equivale automaticamente a un cambiamento strutturale nelle condizioni di chi vive in povertà alimentare. Il programma funziona come risposta a un bisogno immediato — che è già un risultato concreto — ma la riduzione della povertà alimentare richiede anche politiche di reddito, accesso ai servizi e contrasto alla precarietà lavorativa che nessun programma di volontariato, per quanto ben organizzato, può sostituire.
La crescita documentata di Insieme per gli altri — più volontari, più città, più giorni — racconta comunque qualcosa di utile: che il modello funziona dal punto di vista dell’organizzazione interna, che la partnership tra una fondazione d’impresa e un’organizzazione specializzata nel contrasto alla fame può produrre risultati misurabili, e che il volontariato aziendale, quando si radica in reti del Terzo Settore già operative, riesce a tradursi in supporto concreto per chi ne ha più bisogno. In un paese dove la povertà alimentare e il volontariato si incontrano ogni giorno nei refettori delle Caritas e nelle cucine delle mense sociali, programmi come questo hanno il merito di portare nuove energie in spazi che rischiano altrimenti di reggere da soli un peso sempre più grande.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.


