Dal 6 all’8 novembre 2026, Roma ospita l’assemblea nazionale del Movimento di Volontariato Italiano (MoVI), un appuntamento che riunisce 78 delegati di 36 reti provenienti da dodici regioni per approvare le linee programmatiche del prossimo triennio ed eleggere il nuovo Coordinamento nazionale. Il titolo scelto — Nessun* può essere felice da sol* — non è una formula retorica: è la dichiarazione esplicita di una visione del volontariato che colloca la lotta alle disuguaglianze e all’esclusione sociale al centro del proprio mandato. L’assemblea MoVI di novembre arriva in un momento in cui il Terzo Settore italiano è chiamato a definire con precisione il proprio ruolo rispetto a un welfare pubblico sotto pressione e a fratture sociali che non accennano a ridursi.
Un’assemblea che decide, non solo discute
L’assemblea nazionale del MoVI non è un convegno: è un atto di governance democratica interna. I 78 delegati delle 36 reti federate hanno il mandato di votare le priorità politiche e organizzative che orienteranno il movimento per i prossimi tre anni. Questo significa che le decisioni prese tra il 6 e l’8 novembre a Roma avranno ricadute concrete sul modo in cui decine di realtà associative in dodici regioni italiane organizzeranno il proprio lavoro, sceglieranno le alleanze e allocheranno le energie.
La struttura assembleare del MoVI riflette una scelta precisa: il volontariato non come servizio erogato da singoli individui generosi, ma come organizzazione collettiva con una propria capacità di analisi e di proposta. La distinzione è rilevante, perché cambia il tipo di interlocuzione possibile con le istituzioni pubbliche e con gli altri soggetti dell’economia sociale.
Il programma: dalla cura dei sintomi alle cause
Le linee programmatiche che l’assemblea MoVI di novembre è chiamata ad approvare affrontano temi che spaziano dalla cittadinanza attiva alla difesa nonviolenta, dalle Case della comunità al sostegno ai giovani che si mobilitano per il clima. È un programma che dichiara esplicitamente di voler andare alla radice delle disuguaglianze e dell’esclusione sociale, non limitarsi a gestirne le conseguenze.
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Questo orientamento ha implicazioni metodologiche precise. Un volontariato che interviene sui sintomi — distribuisce beni di prima necessità, accompagna anziani, gestisce sportelli di ascolto — svolge una funzione indispensabile. Ma un volontariato che si interroga sulle cause strutturali della povertà, dell’isolamento e della marginalizzazione deve dotarsi di strumenti diversi: analisi territoriale, relazione con le politiche pubbliche, capacità di advocacy. Il programma triennale del MoVI sembra muoversi in questa seconda direzione.
Il riferimento alle Case della comunità è particolarmente significativo. Questi presidi sanitari e sociali, previsti dalla riforma del sistema di assistenza territoriale, rappresentano uno dei terreni su cui il volontariato organizzato può costruire una presenza stabile, non episodica, nella vita delle comunità locali. La questione non è solo di risorse, ma di modello: chi presidia questi spazi, con quale mandato, con quale grado di autonomia rispetto alle logiche burocratiche?
Venerdì 6 novembre: l’incontro pubblico con Fabrizio Barca
L’assemblea si apre venerdì 6 novembre alle 16.45 al CSV Lazio, in via Liberiana 17 a Roma, con un incontro pubblico a cui partecipa Fabrizio Barca del Forum Disuguaglianze Diversità. La scelta di aprire i lavori con un momento pubblico — aperto cioè a chi non è delegato — segnala la volontà del MoVI di non chiudersi in una logica autoreferenziale.
La presenza di Barca, che da anni lavora sull’analisi delle disuguaglianze territoriali e sui modelli di partecipazione dal basso, colloca l’assemblea in un quadro di riflessione più ampio. Il volontariato organizzato e i movimenti che studiano le disuguaglianze strutturali non sempre dialogano con continuità: questo incontro può rappresentare un momento di connessione tra pratiche e analisi.
Il contesto: una mobilitazione più ampia
L’assemblea MoVI di novembre non si svolge in isolamento. Il giorno prima, sabato 5 novembre, Roma ospita una manifestazione nazionale a cui partecipano più di cinquecento realtà del territorio contro le disuguaglianze e l’esclusione sociale. La coincidenza non è casuale: segnala che il tema è percepito come urgente da un insieme eterogeneo di soggetti — associazioni, movimenti, reti civiche — che si trovano a condividere un’agenda comune.
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Per il MoVI, inserirsi in questo contesto più ampio significa anche interrogarsi sul proprio posizionamento: il volontariato organizzato è parte di una mobilitazione civile più larga, oppure mantiene una propria specificità che lo distingue dall’attivismo politico? La risposta non è scontata, e probabilmente è uno dei nodi che l’assemblea dovrà affrontare nel definire le linee del prossimo triennio.
Democrazia interna come pratica, non come principio
Un aspetto spesso sottovalutato nelle analisi sul Terzo Settore riguarda la qualità dei processi decisionali interni alle organizzazioni. Il MoVI porta a Roma 78 delegati di 36 reti: questo significa che le posizioni che emergeranno dall’assemblea hanno una legittimità democratica misurabile, costruita attraverso la rappresentanza territoriale.
Eleggere un nuovo Coordinamento nazionale in questa sede non è un adempimento formale. È il momento in cui una rete decide chi la guiderà, con quale mandato e verso quali obiettivi. Per un’organizzazione che mette al centro la partecipazione come valore, la coerenza tra i principi dichiarati e le pratiche interne è una questione di credibilità.
Il Forum del Terzo Settore, che ha dato ampio spazio alla presentazione dell’assemblea, inquadra l’appuntamento come parte di un dibattito più ampio sul ruolo del volontariato nella trasformazione sociale. È una cornice utile, perché ricorda che le scelte del MoVI non riguardano solo le 36 reti federate, ma contribuiscono a definire cosa significa oggi fare volontariato in Italia: non come risposta emergenziale, ma come pratica strutturata di costruzione del bene comune.
Quello che verrà votato a Roma tra il 6 e l’8 novembre non cambierà da solo le condizioni di chi vive in povertà o in isolamento. Ma definire con chiarezza dove si vuole stare — quali cause si intende affrontare, con quali strumenti, in alleanza con chi — è il presupposto perché un movimento di volontariato possa incidere davvero, e non limitarsi a tamponare ciò che le politiche pubbliche non riescono o non vogliono risolvere.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.


