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Salinadocfest compie 20 anni e racconta le odissee contemporanee

Proiezione all’aperto al tramonto su una terrazza affacciata sul mare, con schermo e pubblico seduto Una proiezione all’aperto al crepuscolo sul mare richiama l’atmosfera del SalinaDocFest e delle “odisseee contemporanee”.

Il SalinaDocFest 2026 torna dall’8 al 12 luglio sull’isola di Salina, nelle Eolie, con la sua XX edizione dedicata alle “Odissee contemporanee”, scelta dalla fondatrice e direttrice Giovanna Taviani per mettere al centro migrazioni, guerre, sradicamenti e ritorni attraverso il linguaggio del documentario narrativo. Il festival, nato come luogo di incontro tra cinema e pensiero, porterà sull’isola registi, scrittori, attori, musicisti e spettatori, da Sepideh Farsi a Valeria Golino, da Mario Martone a Niccolò Ammaniti, fino a Daria Bignardi, Milo Manara, Marco Müller, Etta Scollo e Mario Incudine.

SalinaDocFest 2026, il Mediterraneo al centro delle Odissee contemporanee

La ventesima edizione del SalinaDocFest guarda al Mediterraneo come luogo di partenze, ferite e memorie, ma anche come spazio in cui il cinema può ancora provare a costruire un dialogo. Il tema scelto, “Odissee contemporanee”, attraversa il programma e lega tra loro storie di esilio, carcerazione, guerra e ritorno alla terra d’origine.

“Quest’anno — ha detto Giovanna Taviani — il festival ha deciso di focalizzare il proprio sguardo sulle odissee contemporanee, sul Mediterraneo, culla della nostra civiltà, e sul Medio Oriente”. La direttrice ha richiamato le guerre “da Gaza all’Iran all’Ucraina”, parlando della crudeltà dello sradicamento, del diritto alla sepoltura negata e del desiderio, spesso impossibile, di tornare a casa. Una frase, più delle altre, segna il tono della rassegna: “La cultura non può essere neutrale dinanzi a tutto questo”.

L’isola eoliana, con i suoi approdi e le sue distanze, diventa così una cornice non decorativa ma coerente con il tema. A Salina, tra incontri serali, proiezioni e dialoghi con il pubblico, il festival prova a tenere insieme racconto civile e forma cinematografica. Senza proclami, ma con una direzione chiara.

Uberto Pasolini apre il festival con Itaca – Il ritorno

Ad aprire il SalinaDocFest 2026 sarà Uberto Pasolini, regista e produttore internazionale, chiamato a inaugurare la rassegna con una riflessione dedicata all’Odissea e al suo ultimo film, “Itaca – Il ritorno”. A Pasolini verrà conferito il Premio Sdf – Odissee, riconoscimento che lega il suo percorso autoriale al tema portante dell’edizione.

Il riferimento a Ulisse, in questa cornice, non resta confinato al mito. Diventa piuttosto un modo per parlare di chi parte, di chi viene strappato alla propria casa e di chi cerca una via per tornare. Nel programma del festival, l’idea del ritorno si intreccia con quella della perdita: un movimento continuo, quasi una bussola narrativa.

La giornata inaugurale vedrà anche protagonista Daria Bignardi, alla quale sarà assegnato il Premio Ravesi “Dal testo allo schermo” per il libro-testimonianza “Ogni prigione è un’isola”. Un titolo che dialoga con Salina e con il tema della detenzione, reale o simbolica. Bignardi sarà poi al centro di un confronto con Niccolò Ammaniti, premiato con il Premio Lady Wilmar e presente al festival per parlare del suo ultimo romanzo, “Il Custode”.

Sepideh Farsi, Gaza e il cinema contro la guerra

Tra gli appuntamenti più attesi della ventesima edizione c’è la sezione “Sdf contro la guerra”, che ospiterà l’incontro con la regista iraniana Sepideh Farsi e la presentazione di “Put Your Soul on Your Hand and Walk”. A Farsi sarà consegnato il Premio Irritec 2026, in un’edizione che mette al centro il ruolo dell’arte davanti ai conflitti e alla disumanizzazione.

Nel racconto di Giovanna Taviani, la presenza di Farsi si lega anche a quella di Raha Shirazi e alla memoria delle artiste che negli anni hanno attraversato il festival, come Golshifteh Farahani. Il filo è quello di un cinema che non aggira la realtà, ma la attraversa. Anche quando pesa.

Il programma accoglie inoltre Marco Müller, protagonista dell’incontro “Le isole del cinema. Isolani sì, isolati no: festival internazionali e cinema indipendente nell’epoca delle piattaforme”. Il focus sarà dedicato al cinema come spazio di libertà e confronto, in un tempo in cui la distribuzione digitale ha cambiato abitudini, linguaggi e accesso alle opere. Una discussione tecnica, certo, ma con ricadute culturali evidenti.

Valeria Golino, Mario Incudine e gli altri ospiti sull’isola

Il SalinaDocFest porterà sull’isola anche Valeria Golino, protagonista dell’incontro “Abitare le storie: dall’attrice alla regista”, moderato dalla giornalista Arianna Finos. Sarà l’occasione per ripercorrere una carriera divisa tra interpretazione e regia, tra cinema d’autore e sguardo personale sulla costruzione dei personaggi.

Nel programma figurano anche Mario Martone, Ippolita Di Majo, Isabella Ragonese, Milo Manara, Etta Scollo e Mario Incudine, presenze che confermano la natura trasversale della manifestazione. A Incudine, con “Canzoni scordate”, andrà il Premio Sdf. Musica, letteratura, cinema e teatro si incrociano così in un calendario pensato non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per il pubblico che ogni anno raggiunge l’isola.

La ventesima edizione arriva come un passaggio di maturità per il festival fondato da Giovanna Taviani. Non una celebrazione chiusa su se stessa, piuttosto un ritorno alle ragioni iniziali: usare il documentario narrativo per leggere il presente, dare voce alle storie laterali, mettere insieme chi crea e chi ascolta. A Salina, dall’8 al 12 luglio, il viaggio riparte da qui.

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