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Scandalo in Vaticano: il cardinale Lopez Romero si autosospende dopo le accuse di cinque donne

Leggio in legno in una chiesa vuota con fascia rossa e zucchetto su un tavolino vicino all’altare Un leggio e paramenti rossi su un tavolino in una chiesa vuota evocano la sospensione e l’indagine citate nell’articolo.

Il cardinale Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat, si è autosospeso martedì 7 luglio 2026 dalle attività pubbliche in Marocco dopo le accuse di condotta sessuale inappropriata avanzate da almeno cinque donne, mentre il Vaticano ha aperto un’indagine preliminare per chiarire i fatti denunciati all’interno della Chiesa.

Il caso López Romero e l’indagine aperta dal Vaticano

La vicenda, rivelata dall’Afp, ha scosso gli ambienti ecclesiali tra Rabat e Roma perché riguarda uno dei porporati più conosciuti del pontificato di papa Francesco. Cristóbal López Romero, spagnolo, 74 anni, salesiano, era stato creato cardinale nel 2020 ed era considerato da diversi osservatori tra le figure ascoltate nel collegio cardinalizio, anche per il suo profilo missionario e il lungo lavoro nel dialogo con il mondo musulmano.

Secondo quanto ricostruito dall’agenzia francese, le accuse sarebbero rimaste per mesi dentro i canali ecclesiastici, tra segnalazioni formali e testimonianze riservate. Il Vaticano, in base alle prime informazioni disponibili, ha avviato una indagine preliminare per valutare la consistenza delle denunce e stabilire eventuali passaggi successivi. Non risultano, al momento, procedimenti civili o penali resi pubblici dalle autorità marocchine.

Le accuse di cinque donne nella Chiesa marocchina

A parlare con l’Afp è stata anzitutto una donna in pensione, attiva da anni nella Chiesa cattolica marocchina, che ha riferito di “diversi episodi di condotta sessuale inappropriata” attribuiti al cardinale. La donna, che non ha autorizzato la pubblicazione integrale del suo racconto, avrebbe spiegato di essersi sottratta agli approcci “con grande difficoltà”. Parole pesate, eppure sufficienti ad aprire una crepa in una comunità piccola, dove quasi tutti si conoscono.

Un’altra donna avrebbe presentato una dichiarazione scritta alla Nunziatura apostolica di Rabat, la rappresentanza diplomatica della Santa Sede in Marocco. Nel documento, visionato dai giornalisti dell’Afp, si parlerebbe di “comportamenti fisici percepiti come inappropriati” da parte di López Romero. Una fonte interna alla diocesi ha poi riferito all’agenzia francese di essere a conoscenza di almeno altre tre segnalazioni, tutte riconducibili — secondo questa ricostruzione — a episodi simili e riguardanti donne adulte.

L’autosospensione dalle celebrazioni pubbliche

La risposta del cardinale è arrivata con un comunicato diffuso nella giornata di martedì. “Al termine di un anno pastorale fruttuoso, la nostra Chiesa di Rabat si trova ad affrontare un evento difficile. Sono accusato di comportamento inappropriato nei confronti di donne adulte. Questa situazione ha indotto la Chiesa ad avviare un’indagine preliminare”, ha scritto Cristóbal López Romero, scegliendo un tono misurato ma diretto.

Il porporato ha negato ogni accusa, come già emerso nelle ricostruzioni citate dall’Afp, e ha annunciato la propria collaborazione con gli incaricati vaticani. “Mi asterrò dal presiedere celebrazioni pubbliche e dal partecipare ad attività pastorali”, ha aggiunto, spiegando che la decisione resterà in vigore durante questa fase di verifica. Poi un passaggio rivolto alla comunità: “Questo evento è fonte di turbamento per tutti noi”. Una frase breve, letta da molti come il tentativo di contenere lo smarrimento dei fedeli.

Un porporato di primo piano tra Rabat e Roma

La figura di López Romero aveva assunto negli ultimi anni un peso non secondario nella Chiesa nordafricana. Nato in Spagna, salesiano, con esperienze missionarie in America Latina e poi in Marocco, il cardinale ha guidato l’arcidiocesi di Rabat in un contesto delicato: una minoranza cattolica composta in gran parte da stranieri, studenti, lavoratori migranti e religiosi impegnati nel sociale. Proprio per questa storia, il caso è seguito con attenzione anche fuori dal Marocco.

In Vaticano, al momento, prevale la cautela. L’indagine preliminare dovrà stabilire se le accuse di condotta inappropriata abbiano fondamento e se vi siano elementi per ulteriori provvedimenti canonici. Fino ad allora resta il passo indietro volontario del cardinale, che ha ammesso il peso della vicenda sulla diocesi e sui fedeli: “Sono pienamente consapevole delle difficoltà che sta causando e dei legittimi interrogativi che può sollevare in tutti”. Nessuna conclusione, per ora. Solo un’inchiesta aperta e una comunità in attesa.

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