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Manovra 2027, il governo apre il cantiere su contratti e premi detassati

Funzionari in riunione attorno a un tavolo con documenti sulla legge di Bilancio 2027, laptop e calcolatrice Riunione di lavoro su documenti della legge di Bilancio 2027, tra dossier, calcoli e tabelle economiche.

Il cantiere della manovra 2027 si apre a Roma, nelle prime settimane di luglio, con il governo al lavoro sulla possibile conferma della detassazione dei rinnovi contrattuali, dei premi di risultato e delle indennità per i lavori più gravosi, misure che il ministro del Lavoro Marina Calderone ha indicato come prioritarie per sostenere salari e contrattazione.

Manovra 2027, il governo punta a confermare gli sgravi sul lavoro

La linea, per ora, è stata tracciata dal ministero del Lavoro durante la presentazione del XXV Rapporto annuale dell’Inps, appuntamento nel quale Calderone ha richiamato le misure inserite nella legge di Bilancio 2026. «Il nostro impegno è dare continuità alle norme che prevedono la tassazione agevolata dei rinnovi contrattuali, dei premi di risultato e delle indennità per il lavoro faticoso», ha detto il ministro, spiegando che nella scorsa manovra sono stati destinati due miliardi di euro a queste voci. L’obiettivo dichiarato, ha aggiunto, è «riconfermare questo nostro impegno sulla legge di bilancio 2027», così da favorire il rinnovo dei contratti in scadenza e migliorare le condizioni retributive dei lavoratori. Una formula ancora da tradurre in coperture e norme, certo. Ma il segnale politico è già arrivato.

Premi di risultato, tassazione all’1% fino a 5mila euro

Uno dei capitoli centrali riguarda la contrattazione di secondo livello, cioè gli accordi aziendali o territoriali legati a produttività, redditività, qualità ed efficienza. Calderone ha rivendicato la scelta di aver previsto una tassazione all’1% sui premi fino a 5mila euro, misura che consente alle imprese di costruire sistemi di premialità e welfare aggiuntivi rispetto ai contratti nazionali. «Sta producendo dei risultati», ha spiegato il ministro, citando l’aumento dei contratti sottoscritti e del valore medio dei premi riconosciuti ai dipendenti. Il passaggio non è solo tecnico: nelle intenzioni dell’esecutivo, la leva fiscale serve a spingere le aziende a redistribuire una quota dei risultati ottenuti, senza caricare l’intervento sul costo ordinario del lavoro. E, in una fase in cui il tema dei salari resta al centro del confronto con sindacati e imprese, questa sarà una delle partite più delicate della prossima manovra.

I dati del ministero del Lavoro sui contratti di produttività

Secondo gli ultimi dati del ministero del Lavoro, aggiornati al 15 giugno, sono 3.853.732 i lavoratori coperti da un contratto di produttività e destinatari di un premio medio annuo pari a 1.812,36 euro. La cifra è cresciuta di 16,71 euro rispetto allo stesso giorno del mese precedente e di 207,12 euro rispetto a dicembre 2025, segnale che il meccanismo, almeno nei numeri amministrativi, si sta allargando. Le somme riguardano i dipendenti del settore privato, con contratto a tempo determinato o indeterminato, e con un reddito da lavoro dipendente non superiore a 80mila euro nell’anno precedente. Da gennaio, su questi importi si applica l’aliquota ridotta all’1%, entro il tetto massimo di 5mila euro lordi, per effetto della detassazione e dell’innalzamento del limite previsti dall’ultima legge di Bilancio. «Aumenta il livello medio di premio riconosciuto ai lavoratori», ha osservato Calderone, ricordando che in passato la media era attorno a 1.400-1.500 euro.

Rinnovi contrattuali, imposta sostitutiva al 5% per i redditi fino a 33mila euro

L’altro fronte riguarda la detassazione dei rinnovi contrattuali, introdotta con la manovra 2026 per favorire l’adeguamento dei salari al costo della vita e rafforzare il rapporto tra produttività e retribuzione. La norma prevede un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali pari al 5% sugli incrementi retributivi corrisposti nel 2026 ai lavoratori dipendenti del settore privato, in attuazione di rinnovi contrattuali sottoscritti tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026. La misura si applica ai lavoratori con reddito da lavoro dipendente, nell’anno 2025, non superiore a 33mila euro. Secondo la relazione tecnica alla manovra 2026, i beneficiari potenziali sono circa 3,8 milioni. Ora il nodo passa alla prossima legge di Bilancio: confermare l’intervento significherebbe trovare nuove risorse, dentro un quadro di finanza pubblica che sarà definito nei prossimi mesi. Solo allora si capirà se l’impegno annunciato diventerà norma.

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