I Giovani imprenditori di Unindustria Lazio hanno proposto ieri a Ponza, durante la quarta edizione di ARIA, un patto per l’innovazione e la competitività fondato sull’intelligenza artificiale, per sostenere nuove imprese, competenze e investimenti in una fase in cui il sistema produttivo italiano cerca di non perdere terreno nella trasformazione tecnologica. Davanti a oltre 150 imprenditori e rappresentanti istituzionali, il presidente del gruppo, Eugenio Samori, ha chiesto un’alleanza stabile tra istituzioni, imprese, università, centri di ricerca e investitori. Un passaggio, ha spiegato, necessario per fare del Lazio un territorio più attrattivo per chi vuole creare e far crescere un’azienda innovativa.
A Ponza il confronto tra imprese, università e istituzioni sull’intelligenza artificiale
Il convegno ARIA, appuntamento promosso dai Giovani imprenditori di Unindustria Lazio, ha messo al centro il rapporto tra AI e capitale umano, tema che attraversa ormai tutte le filiere produttive, dalle aziende manifatturiere ai servizi avanzati. Nella sala dell’incontro, tra interventi istituzionali e scambi a margine — molti concentrati su formazione, accesso ai capitali e crescita dimensionale — è emersa una richiesta comune: non trattare l’intelligenza artificiale come una moda tecnologica, ma come un’infrastruttura di sviluppo. Samori, dal palco, ha parlato di un “Patto di corresponsabilità per la competitività delle nuove imprese”, una formula che punta a tenere insieme pubblico e privato, ricerca e industria, giovani fondatori e grandi aziende. “Vogliamo diventare un punto di riferimento per gli imprenditori del futuro”, ha detto, indicando nel Lazio una regione che può giocare una partita autonoma grazie alla presenza di Roma, di poli produttivi territoriali e di un sistema universitario e scientifico già radicato.
Anghileri: energia, crescita e competenze per non restare indietro
A richiamare il quadro nazionale è stata Maria Anghileri, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, che ha collegato la sfida dell’AI ai settori in cui l’Italia ha già una base industriale forte, dalla meccatronica al design. “L’Italia può giocare un ruolo di primo piano se saprà portare l’intelligenza artificiale nei settori manifatturieri in cui già eccelle”, ha detto Anghileri, insistendo su tre pilastri: energia, crescita e competenze. Il primo nodo riguarda la disponibilità di energia stabile e sicura, necessaria anche per sostenere data center ad alta intensità; il secondo chiama in causa imprese capaci di crescere su scala europea e attrarre capitali; il terzo, forse il più discusso durante la giornata, riguarda il divario di competenze. “Le scelte dei prossimi 12-24 mesi determineranno se l’Italia saprà cogliere questa opportunità o resterà indietro”, ha aggiunto. Parole nette, accolte con attenzione dagli imprenditori presenti, perché il tema non è più solo tecnico: riguarda organizzazione del lavoro, scuola, università e capacità delle aziende di trattenere profili qualificati.
Bianchi e Biazzo: senza capitale umano l’AI resta uno strumento incompiuto
Sulla stessa linea si è mosso Fausto Bianchi, presidente della Piccola industria di Confindustria, che ha definito l’intelligenza artificiale “una leva strategica per far crescere le imprese e rafforzare la competitività del Paese”. Ma, ha precisato, senza persone preparate, competenze diffuse e qualità imprenditoriale, l’AI rischia di restare “uno strumento incompiuto”. Il riferimento, in quel momento, era soprattutto alle piccole e medie imprese, spesso interessate alle nuove tecnologie ma frenate da costi, carenza di personale formato e difficoltà nel trasformare la sperimentazione in processi ordinari. Bianchi ha parlato di investimenti su giovani, ricerca, università, start up e crescita dimensionale, mentre Giuseppe Biazzo, presidente di Unindustria, ha spostato l’attenzione dal software alle persone: “La sfida non è la tecnologia. È la nostra capacità di abilitarla”. Per Biazzo non basta acquistare soluzioni di AI: serve una formazione “vera, strutturata e non episodica”, capace di accompagnare la crescita professionale dentro le imprese e non solo nei momenti di emergenza.
Il Lazio come regione dell’innovazione: la proposta dei giovani imprenditori
La proposta lanciata da Eugenio Samori mira a costruire un ecosistema in cui le start up non siano costrette a cercare altrove capitali, partner industriali e competenze. Il presidente dei Giovani imprenditori di Unindustria Lazio ha indicato la regione come un possibile laboratorio: una grande capitale internazionale, territori con vocazioni produttive diverse, università, centri di ricerca e grandi imprese con cui avviare partnership strategiche. “Dobbiamo diventare un luogo dove le start up decidono di restare e non cercare fortuna all’estero”, ha spiegato Samori, richiamando un problema noto a molti fondatori: l’idea nasce in Italia, cresce nei primi mesi, poi cerca fondi e mercati fuori dai confini nazionali. Il patto di corresponsabilità proposto a Ponza punta proprio a evitare questa dispersione, mettendo attorno allo stesso tavolo chi forma competenze, chi investe, chi regola e chi produce. Non un documento simbolico, nelle intenzioni dei promotori, ma una piattaforma di lavoro per rendere il Lazio più competitivo nella fase in cui l’intelligenza artificiale sta ridisegnando modelli industriali, professioni e catene del valore.
