Economia 

Addio a Bruno Bolfo, il fondatore di Duferco che ha segnato la siderurgia

Operai di spalle in acciaieria al tramonto, con rotoli d’acciaio in primo piano e bandiera italiana Acciaieria al tramonto con operai e rotoli d’acciaio, immagine sobria sul tema dell’eredità industriale.

Bruno Bolfo, fondatore del gruppo Duferco, è morto oggi, sabato 18 luglio 2026, lasciando un segno profondo nella siderurgia internazionale e nella storia industriale italiana: ad annunciarne la scomparsa è stato Antonio Gozzi, presidente del gruppo, con un messaggio rivolto alle donne e agli uomini dell’azienda nata nel 1979 a San Paolo del Brasile e cresciuta poi fino a diventare una realtà globale dell’acciaio.

Addio a Bruno Bolfo, il fondatore di Duferco

“Oggi è una giornata molto triste per le donne e gli uomini di Duferco”, ha detto Antonio Gozzi, ricordando Bruno Bolfo come “l’uomo che ha dato vita ai nostri progetti e ci ha resi grandi”. Parole misurate, in linea con il profilo dell’imprenditore: riservato, poco incline alla scena pubblica, ma centrale in una stagione lunga quasi mezzo secolo per il commercio e la produzione di acciaio. “Se n’è andato in punta di piedi, con il suo stile sobrio e riservato”, ha aggiunto Gozzi, richiamando quell’understatement che molti, dentro il gruppo, gli attribuivano da sempre.

La scomparsa di Bolfo chiude una fase importante per Duferco, azienda che sotto la sua guida è passata dal trading siderurgico alla produzione industriale, con stabilimenti e interessi distribuiti in più continenti. Una traiettoria non lineare, fatta di intuizioni, acquisizioni, cambi di rotta. E di una certa idea d’impresa: guardare lontano, ma tenere insieme le persone.

Dalla Liguria al Brasile, la nascita di un gruppo globale

La storia imprenditoriale di Bruno Bolfo comincia prima di Duferco, quando era un giovane dirigente di Siderexport, la società di trading dell’Italsider. Nel 1979, insieme a un piccolo gruppo di collaboratori liguri, decise di tentare la strada autonoma e fondò Duferco a San Paolo del Brasile. Era un passaggio rischioso, in un mercato ancora segnato da distanze informative, relazioni personali e capacità di leggere in anticipo la domanda mondiale.

In pochi anni, come ha ricordato Gozzi, la società divenne il primo esportatore del Brasile, intercettando i fabbisogni di acciaio dei mercati asiatici attraverso la crescita della siderurgia brasiliana. Poi arrivarono il Nord America, New York, l’Europa. A metà degli anni Ottanta il baricentro si spostò ancora, per seguire più da vicino le opportunità legate all’approvvigionamento di acciaio dai Paesi dell’ex blocco sovietico. Solo allora il gruppo iniziò a prendere la forma di una piattaforma internazionale.

La svolta industriale e gli impianti nel mondo

Il momento decisivo, nella ricostruzione affidata da Antonio Gozzi, arrivò a metà degli anni Novanta. Bruno Bolfo comprese che l’avvento di Internet avrebbe ridotto le asimmetrie informative su cui si fondava una parte rilevante del trading internazionale. Una lettura precoce, per quegli anni. Da lì nacque la scelta di entrare direttamente nella produzione siderurgica, trasformando Duferco da società commerciale a gruppo industriale.

Nel 2004, secondo i dati richiamati dal presidente del gruppo, Duferco era diventata il trentaquattresimo produttore mondiale, con quasi otto milioni di tonnellate di acciaio all’anno. Gli impianti si trovavano in Italia, Belgio, Francia, Danimarca, Macedonia, Russia, Stati Uniti, Guatemala e Sudafrica, con quasi ventimila dipendenti. In Belgio, ha spiegato Gozzi, furono investiti oltre un miliardo e mezzo di euro tra ammodernamenti e nuovi stabilimenti. Acquisizioni, alleanze, investimenti. Ma anche una squadra manageriale costruita attingendo alle competenze della siderurgia pubblica italiana, ormai in uscita di scena.

L’eredità industriale e il passaggio generazionale

Nel ricordo del gruppo, Bolfo non è stato soltanto il fondatore di Duferco, ma il regista di una diversificazione progressiva. Aveva intuito, ha confidato Gozzi, che la società poteva diventare una piattaforma aperta a settori vicini alla siderurgia e complementari all’attività originaria. Da questa visione nacquero il legame e la joint venture con la famiglia Romeo in Novamarine, oltre all’ingresso nel mondo dell’energia.

Negli ultimi anni della sua attività professionale, Bruno Bolfo accompagnò anche un passaggio delicato, quello generazionale. Il percorso portò Augusto e Vittoria Gozzi alla guida del gruppo, dentro una continuità industriale che il fondatore aveva contribuito a preparare senza strappi. “Un uomo gentile e affascinante, ma anche tenace e determinato”, lo ha descritto Antonio Gozzi. Una definizione che restituisce bene la doppia dimensione di Bolfo: imprenditore globale e figura appartata, capace di lasciare un’impronta profonda senza cercare troppo rumore attorno a sé.

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