Sony dirà addio ai videogiochi su disco dal gennaio 2028, quando tutti i nuovi titoli per PlayStation saranno distribuiti solo in formato digitale, una scelta annunciata a inizio mese per seguire un mercato in cui i download rappresentano ormai l’85% delle vendite. I giochi si potranno acquistare sul PlayStation Store oppure nei negozi tradizionali, ma dentro le confezioni ci sarà un codice da riscattare, non più il disco. I titoli usciti prima del 2028, ha precisato la società, continueranno invece a essere disponibili anche in formato fisico.
PlayStation, la fine del disco fisico dal 2028
Per oltre trent’anni il disco fisico PlayStation è stato parte dell’esperienza di gioco: la custodia sullo scaffale, il manuale sfogliato in macchina, il rumore del lettore all’avvio. Dal 2028, però, questa abitudine cambierà per i nuovi titoli destinati alle console Sony. La società ha spiegato che la distribuzione avverrà in modo esclusivo tramite download digitale, con acquisto diretto online o attraverso confezioni vendute nei negozi, contenenti soltanto un codice.
La decisione non cancella subito il passato. I videogiochi pubblicati prima del 2028 resteranno disponibili anche su disco, almeno secondo quanto comunicato finora. Ma la direzione è segnata: il supporto ottico, per anni considerato quasi inseparabile dalla console, uscirà progressivamente dalla filiera dei nuovi lanci. Un passaggio pratico, certo. Ma anche simbolico.
Il CD-ROM che trasformò Sony in un fenomeno mondiale
Il peso della scelta si capisce tornando al 1994, anno di arrivo della prima PlayStation sul mercato giapponese. Sony puntò sul CD-ROM, supporto ottico sviluppato negli anni Ottanta insieme a Philips, mentre una parte del settore era ancora legata alle cartucce. Quel disco letto da un raggio laser offriva più spazio per dati, musica e filmati. In quel momento cambiò molto.
Per gli sviluppatori significò poter costruire videogiochi più ampi, con storie più articolate, sequenze animate, colonne sonore di qualità superiore e mondi visivi più ricchi. Non era solo una questione tecnica: il CD-ROM PlayStation contribuì a dare ai giochi un linguaggio nuovo, più vicino al cinema e alla cultura pop degli anni Novanta. Da lì nacquero titoli diventati punti di riferimento per una generazione di giocatori, e il marchio Sony entrò nelle case con una forza che pochi avevano previsto.
Oggi, a distanza di più di tre decenni, proprio l’azienda che aveva reso centrale quel supporto considera il disco un formato non più adatto al futuro. Una svolta che racconta quanto sia cambiato il rapporto tra giocatori, contenuti e proprietà. Non si compra più solo un oggetto. Si accede a un servizio.
Perché Sony punta tutto sui giochi digitali
Secondo Sony Interactive Entertainment, il passaggio al digitale riflette l’evoluzione delle abitudini dei consumatori. La società ha parlato di una “direzione naturale” per adattarsi alle preferenze del pubblico, ormai orientato in larga misura verso i media digitali. Tradotto: meno dischi, più download, più servizi collegati all’account e alla piattaforma.
I numeri diffusi da Sony spiegano il motivo industriale della scelta. Nei risultati finanziari relativi al quarto trimestre dell’anno fiscale 2025, i download digitali hanno rappresentato l’85% delle vendite dei videogiochi completi per PlayStation 4 e PlayStation 5; le copie fisiche si sono fermate al 15%. Un divario netto, difficile da ignorare anche per un’azienda legata storicamente al supporto ottico.
Il peso economico dei dischi, poi, è diventato ridotto. Nel 2024, secondo i dati indicati dalla stessa Sony, le vendite di giochi su disco hanno inciso per circa il 3% del fatturato complessivo della divisione gaming, mentre i giochi digitali hanno pesato per circa il 20%. Il resto arriva da hardware, servizi online e contenuti aggiuntivi acquistabili separatamente. È lì che si concentra ormai il business.
Negozi, collezionisti e il nodo della proprietà
La trasformazione non riguarda solo Sony. I negozi di videogiochi, per anni costruiti attorno a scaffali pieni di custodie, stanno riducendo spazio e presenza. Il caso più citato è GameStop, che negli ultimi due anni fiscali ha chiuso oltre 1.300 punti vendita. Meno passaggi in negozio, più acquisti da casa. Una scena quotidiana, ormai.
Eppure la reazione di molti appassionati mostra che il disco fisico conserva un valore che va oltre la funzione tecnica. Lo si è visto anche con GTA VI, quando Rockstar Games ha comunicato che l’edizione fisica conterrà soltanto un codice per il download e non un disco tradizionale. La notizia ha provocato proteste tra i fan: “Allora non è una copia fisica”, hanno scritto in molti sui social e nei forum di settore.
Il malcontento nasce da ragioni diverse. Per i collezionisti, una custodia con disco è un oggetto da conservare, esporre, prestare o rivendere; una licenza digitale, invece, dà accesso al gioco ma non offre la stessa sensazione di possesso. C’è anche il tema dell’usato, che per anni ha permesso ai giocatori di recuperare parte della spesa e acquistare nuovi titoli a prezzo ridotto.
Il paradosso è tutto qui: Sony abbandona il formato che contribuì al successo della prima PlayStation perché il mercato si è spostato sul digitale, ma proprio questa svolta spinge una parte della community a rivalutare il disco come simbolo di proprietà, memoria e libertà d’uso. Una vecchia custodia, all’improvviso, pesa più di quanto sembrasse.
