L’ondata di calore che in questi giorni sta investendo l’Italia e buona parte dell’Europa sta facendo crescere la domanda di energia elettrica, soprattutto per l’uso dei condizionatori, e nelle ultime settimane ha provocato in diverse città blackout localizzati legati allo stress delle reti di distribuzione. Interruzioni spesso brevi, qualche volta risolte in pochi minuti, ma sufficienti a riportare al centro una domanda concreta: perché il caldo intenso fa saltare più spesso la corrente? La risposta, spiegano i tecnici del settore, sta nell’incrocio tra temperature elevate, consumi concentrati nelle stesse ore e infrastrutture locali non sempre pronte a reggere picchi così ravvicinati.
Perché il caldo aumenta il rischio di blackout
Per capire l’origine dei blackout durante le ondate di calore bisogna partire dal percorso dell’energia elettrica: dopo la produzione, la corrente viaggia sulle reti di trasmissione ad alta tensione, arriva alle cabine primarie, viene trasformata in media tensione e poi distribuita, attraverso cabine secondarie e linee spesso interrate, verso case, negozi e uffici. È in questo tratto finale, quello della rete di distribuzione locale, che si concentrano molte criticità.
Quando la temperatura dell’aria e del terreno sale, cavi, trasformatori e cabine elettriche lavorano in condizioni più pesanti. Il passaggio della corrente genera calore per effetto Joule; di norma questo calore viene disperso, ma con suoli già caldi e aria ferma la dissipazione diventa più difficile. Solo allora entrano in gioco le protezioni automatiche: per evitare danni permanenti, una porzione della rete può essere disalimentata. Risultato: un blackout localizzato, magari in un isolato, in una strada o in un quartiere.
Il problema non è sempre un guasto vero e proprio. A volte si tratta di una misura di sicurezza. Eppure, se il surriscaldamento prosegue, possono verificarsi deformazioni, fessurazioni o danni ai componenti: in quel caso servono squadre sul posto, scavi, sostituzioni, tempi più lunghi. «Il sistema si protegge prima di rompersi», spiegano spesso gli operatori quando intervengono nelle cabine di quartiere.
Condizionatori e picchi di consumo nelle ore più calde
Il secondo fattore è la crescita della domanda elettrica. Nei giorni di caldo intenso milioni di famiglie, uffici e attività commerciali accendono climatizzatori, ventilatori e pompe di calore reversibili quasi nello stesso momento, in genere tra tarda mattinata e pomeriggio. La rete si trova così a sostenere un carico alto proprio quando i suoi componenti dissipano meno calore.
L’aumento della corrente sulle linee amplifica ancora le perdite per effetto Joule e accelera il riscaldamento di cavi e trasformatori. Non sempre il nodo è la produzione nazionale di elettricità o la grande rete di trasmissione: più spesso, nelle città, la parte vulnerabile è la media e bassa tensione, progettata in anni in cui i consumi erano più bassi, la climatizzazione meno diffusa e i flussi elettrici più semplici, dalle centrali verso gli utenti.
Il quadro è cambiato. In Italia il consumo annuo di energia elettrica è passato da circa 115 TWh all’inizio degli anni Settanta a oltre 300 TWh negli ultimi anni. Nei quartieri ad alta densità, con palazzi, negozi, uffici e locali concentrati in poche strade, il carico può salire rapidamente. Basta una cabina sotto stress, o un cavo già al limite, perché la corrente venga interrotta in modo selettivo.
I Paesi più esposti e i dati sulla domanda elettrica
Il fenomeno non riguarda solo l’Italia. Secondo un’analisi di Compare the Market, basata su cinque anni di dati relativi a consumi elettrici, condizioni meteorologiche e popolazione in 85 Paesi — responsabili di circa il 90% dei consumi mondiali di elettricità — le ondate di calore fanno crescere in modo netto il fabbisogno energetico. Lo studio ha confrontato la domanda registrata nel 10% dei mesi più caldi di ciascun Paese con quella dei periodi vicini alla media climatica.
Gli aumenti più marcati sono stati rilevati in Grecia, Montenegro, Turchia, Cina e Messico. La Grecia, in particolare, risulta al primo posto con un incremento medio della domanda elettrica pari al 38,6% durante i periodi di caldo anomalo. Numeri che non indicano di per sé un blackout, ma descrivono bene la pressione esercitata sulle infrastrutture.
Anche la Cina mostra segnali rilevanti. Uno studio citato nel materiale di analisi ha stimato che gli episodi di caldo estremo aumentano la frequenza delle interruzioni di corrente tra il 3,9% e il 4%, mentre la loro durata cresce tra il 7,9% e l’8,3%. Le proiezioni indicano che, senza interventi di adattamento e rafforzamento della rete, le interruzioni potrebbero aumentare tra il 5,2% e il 12% entro il 2030 e tra il 7,4% e il 20,3% entro il 2050. Una traiettoria che preoccupa regolatori e gestori.
Salute pubblica e contromisure per una rete più resiliente
I blackout legati al caldo hanno conseguenze che vanno oltre il disagio domestico. Quando manca la corrente durante un’ondata di calore, si fermano condizionatori, ascensori, sistemi di ventilazione, dispositivi sanitari e refrigerazione. Nelle abitazioni più esposte, soprattutto ai piani alti o in edifici poco isolati, la temperatura interna può salire in fretta.
Uno studio condotto da ricercatori del Georgia Institute of Technology e dell’University of Michigan ha simulato scenari combinati di caldo estremo e interruzioni elettriche in tre aree urbane statunitensi: Atlanta, Detroit e Phoenix, per circa 2,8 milioni di residenti. I risultati indicano che, in caso di eventi sovrapposti, una quota tra il 68% e il 100% della popolazione urbana potrebbe essere esposta a un rischio elevato di malattie legate al calore, incluso il colpo di calore.
Le contromisure passano dal potenziamento delle reti elettriche locali, dalla sostituzione dei componenti più vecchi e da sistemi di monitoraggio più rapidi. Ma conta anche la gestione dei consumi: spostare alcune attività fuori dalle ore di massimo carico, regolare i climatizzatori senza eccessi, migliorare l’efficienza energetica degli edifici. Non basta un solo intervento. Serve una rete più flessibile, e cittadini informati, perché il caldo estremo — ormai — non è più un’eccezione estiva.
