Negli Stati Uniti, nelle settimane che precedono l’uscita di “Odissea”, il nuovo film di Christopher Nolan, migliaia di spettatori stanno cercando un posto nelle poche sale abilitate alla proiezione in IMAX 70mm, un formato raro scelto dal regista per portare il pubblico dentro il viaggio di Ulisse, tra mare, mito e cinema su pellicola.
Odissea in IMAX 70mm, la corsa ai biglietti negli Stati Uniti
Vedere “Odissea” in IMAX 70mm, per molti appassionati americani, sta diventando quasi una prova di resistenza. Secondo quanto riportato dal Guardian, negli Stati Uniti il film può essere proiettato in questo formato soltanto in 25 sale cinematografiche, mentre nel mondo gli schermi attrezzati sarebbero 41. Pochi, troppo pochi, per un titolo firmato da Christopher Nolan, autore che negli ultimi anni ha trasformato la proiezione su pellicola in una parte centrale dell’esperienza cinematografica.
A New York, città abituata a prime, rassegne e sale piene fino a tarda notte, la situazione è diventata subito indicativa dell’attesa. Nell’area metropolitana, riferisce la stampa americana, è disponibile un solo multisala nell’Upper West Side con l’attrezzatura necessaria. Il risultato è che i biglietti risultano esauriti per le prossime settimane, compresi gli spettacoli fissati alle 3 del mattino. “Ci abbiamo provato appena aperte le vendite, ma era già tutto preso”, ha raccontato uno spettatore al Guardian. Una scena che ricorda, più che una normale prenotazione online, una piccola caccia al tesoro.
Christopher Nolan e la scelta della pellicola IMAX
La particolarità di “Odissea” non riguarda soltanto la distribuzione. Il film è indicato come il primo lungometraggio girato interamente con cineprese IMAX a pellicola, una scelta tecnica complessa e costosa, ma coerente con il percorso di Nolan, da anni sostenitore del grande formato analogico. Dopo l’esperienza di “Oppenheimer”, che aveva già riacceso l’interesse del pubblico per le copie in 70mm, il regista britannico ha deciso di spingersi oltre.
Per realizzare il film, Nolan ha utilizzato una nuova generazione di cineprese IMAX, progettata anche per ridurre il rumore prodotto dal trascinamento della pellicola. In passato quel suono meccanico, secco e continuo, rendeva più complicata la registrazione dei dialoghi sul set, costringendo spesso a soluzioni tecniche aggiuntive. Qui, invece, l’obiettivo dichiarato era diverso: avvicinare l’immagine alla fisicità degli attori e del mare. “Vuoi che il pubblico sia sulla barca con loro, mentre teme l’oceano”, ha spiegato il regista, sintetizzando il senso di una scelta che non è solo estetica.
Un cast di primo piano tra mito e grande produzione
Nel cast di “Odissea” figurano Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Zendaya e Charlize Theron. Una formazione ampia, costruita intorno a volti già molto riconoscibili dal pubblico internazionale, ma inserita in un progetto che, almeno nelle intenzioni, punta meno sull’effetto da locandina e più sulla resa fisica del racconto. Il materiale di partenza, il viaggio di Ulisse, si presta del resto a una narrazione corale, fatta di approdi, incontri, separazioni e ritorni.
Al momento non sono stati diffusi dettagli completi sulla distribuzione dei ruoli, e la produzione mantiene una linea prudente sulle informazioni narrative. Questo riserbo, per Nolan, non è una novità. Anche in passato il regista ha preferito accompagnare i suoi film con pochi elementi selezionati, lasciando che il pubblico arrivasse in sala senza una trama già consumata da trailer e anticipazioni. In questo caso, però, la curiosità si somma alla questione tecnica: molti spettatori vogliono vedere “Odissea” proprio nel formato pensato dal suo autore, non in una proiezione qualunque.
Sale limitate, domanda alta e il ritorno del rito collettivo
La scarsità di sale attrezzate per l’IMAX 70mm riporta al centro un tema spesso dimenticato nell’epoca dello streaming: la fragilità materiale del cinema su pellicola. Servono proiettori specifici, personale formato, copie fisiche da movimentare e cabine in grado di gestire un formato ingombrante. Non basta programmare il film. Bisogna poterlo proiettare nel modo giusto, e non tutti gli esercenti hanno strumenti, spazi e costi sostenibili per farlo.
Proprio questa rarità, però, sta alimentando l’attesa. Le code digitali, gli orari notturni, i posti cercati da una città all’altra ricordano che per una parte del pubblico il cinema resta anche un rito, fatto di schermo grande, sala piena e appuntamento condiviso. “Odissea”, prima ancora di arrivare in sala, ha già prodotto un effetto concreto: ha trasformato il biglietto in un oggetto desiderato. E, in un mercato abituato a misurare tutto in visualizzazioni immediate, non è un dettaglio da poco.
