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Malvine argentine, Londra porta il caso dello striscione alla Fifa

Addetti alla sicurezza piegano un grande striscione azzurro e bianco a bordo campo dopo una partita internazionale A bordo campo, lo striscione viene rimosso mentre giocatori e dirigenti lasciano il terreno di gioco, sullo sfondo di un clima teso.

Il governo britannico ha chiesto oggi alla Fifa di valutare l’apertura di un’indagine sulla nazionale argentina, dopo che alcuni giocatori hanno mostrato lo striscione “Las Malvinas son Argentinas” al termine della semifinale dei Mondiali vinta 2-1 contro l’Inghilterra, in un clima già irrigidito dalla nuova protesta diplomatica di Buenos Aires per il passaggio della nave britannica Hms Medway nello Stretto di Magellano.

Londra chiede alla Fifa di esaminare il caso Malvinas

Il ministro britannico per le Imprese, Peter Kyle, ha definito il gesto dei calciatori argentini “del tutto inappropriato”, sostenendo che la politica dovrebbe restare fuori dal calcio. Parole misurate, ma nette, arrivate poche ore dopo una partita già carica di significati per la rivalità sportiva tra Argentina e Inghilterra. “La Fifa dovrebbe esaminare la vicenda”, ha spiegato Kyle, lasciando intendere che Londra si aspetta almeno una verifica formale su quanto accaduto in campo.

Lo striscione, esposto durante i festeggiamenti per l’accesso alla finale, riportava la frase “Las Malvinas son Argentinas”, cioè “Le Malvine/Falkland sono argentine”. Un messaggio politico esplicito, in contrasto con le regole internazionali che scoraggiano l’uso delle competizioni sportive per rivendicazioni territoriali o istituzionali. Da Zurigo, al momento, non risultano comunicazioni ufficiali della Fifa su eventuali procedimenti disciplinari.

La protesta argentina per la nave Hms Medway

Quasi in parallelo, il governo di Buenos Aires ha presentato una protesta formale all’ambasciata britannica per il transito della nave della Royal Navy Hms Medway nello Stretto di Magellano. Il ministero degli Esteri argentino ha parlato di “incursione militare”, ribadendo che, “per storia, per diritto e per convinzione”, le Isole Falkland appartengono all’Argentina. Una formula già usata in passato, ma che in questo caso ha assunto un peso maggiore per la coincidenza con la semifinale mondiale.

Londra, dal canto suo, mantiene una linea ferma: le unità navali britanniche, secondo la posizione del Regno Unito, non hanno bisogno di autorizzazione argentina per operare nell’Atlantico meridionale. Fonti diplomatiche britanniche hanno lasciato filtrare irritazione, più che sorpresa. “Si tratta di acque internazionali e di attività legittime”, è il senso della risposta di Whitehall, dove il dossier Falkland/Malvinas resta uno dei più sensibili nei rapporti con l’Argentina.

Una disputa che attraversa secoli di storia

La contesa sulle Isole Falkland, chiamate Malvinas in Argentina, ha radici lontane e si intreccia con la stagione coloniale nell’Atlantico meridionale. I britannici vi stabilirono l’avamposto di Port Egmont, consolidando poi nel tempo la propria presenza, mentre l’Argentina ha continuato a rivendicare la sovranità sull’arcipelago anche per la vicinanza geografica alla terraferma sudamericana. Una distanza breve sulle carte nautiche, ma enorme sul piano politico.

Il punto di rottura arrivò nel 1982, quando la giunta militare argentina occupò le isole e il Regno Unito, guidato allora da Margaret Thatcher, inviò una task force navale. La guerra durò 74 giorni e si concluse con la resa di Buenos Aires. Da allora, Londra amministra l’arcipelago e richiama il principio di autodeterminazione degli abitanti, mentre l’Argentina non ha mai rinunciato alla propria rivendicazione. E ogni episodio, anche sportivo, riapre la ferita.

Calcio, diplomazia e una finale sotto osservazione

La semifinale vinta dall’Argentina contro l’Inghilterra per 2-1 ha riportato la rivalità tra le due nazionali su un terreno che non è mai solo sportivo. Dai precedenti mondiali alle tensioni diplomatiche, il confronto tra le due maglie porta con sé una memoria lunga, fatta di gol, polemiche e simboli politici. In questo caso, però, il confine è apparso più sottile: una celebrazione di squadra si è trasformata in un caso internazionale.

Ora l’attenzione si sposta sulla Fifa, chiamata a decidere se intervenire o archiviare l’episodio come un gesto isolato. La federazione internazionale, in passato, ha sanzionato messaggi politici esibiti durante competizioni ufficiali, ma ogni decisione dipenderà dai referti e dalle immagini raccolte dopo la partita. Intanto, tra Londra e Buenos Aires, il tono resta teso. Il campo ha chiuso i novanta minuti, la diplomazia no.

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