Innovazione sociale

Il movimento cooperativo propone un modello di intelligenza artificiale equa e democratica

Intelligenza artificiale: la proposta del movimento cooperativo per un'IA equa e democratica Il movimento cooperativo mondiale presenta un programma strutturato di intelligenza artificiale cooperativa per governare l'IA secondo equità, inclusione e democrazia.

Il movimento cooperativo mondiale ha avanzato una proposta concreta per governare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale secondo criteri di equità, inclusione e democrazia. Non si tratta di una dichiarazione di principio generica, ma di un programma strutturato — denominato Cooperative AI — che coinvolge organizzazioni cooperative di decine di paesi e punta a ridefinire chi controlla i dati, chi beneficia degli algoritmi e come le comunità possono partecipare alle scelte tecnologiche che già oggi cambiano lavoro, servizi e accesso alle opportunità.

Un programma nato a Panama, cresciuto a Roma

Il percorso prende forma il 17 settembre 2025, durante la Conferenza Globale dell’International Cooperative Alliance (ICA) a Panama. È lì che ICA, Legacoop e Fondazione PICO lanciano congiuntamente il programma Cooperative AI, con l’obiettivo di costruire un modello alternativo di sviluppo dell’intelligenza artificiale rispetto a quello dominante, incentrato su grandi piattaforme private e logiche estrattive dei dati.

Poche settimane dopo, tra il 12 e il 16 ottobre 2025, Roma ospita il primo Cooperative AI Bootcamp: cinque giorni di lavoro intensivo con 30 rappresentanti del movimento cooperativo provenienti da 18 paesi e 5 continenti. Non un convegno, ma un laboratorio operativo in cui si definiscono strumenti, metodologie e principi condivisi per applicare l’intelligenza artificiale cooperativa alle realtà organizzative e territoriali di ciascun partecipante.

Questo formato — globale nella composizione, pratico nei contenuti — riflette una scelta precisa: il movimento cooperativo non vuole limitarsi a commentare l’IA dall’esterno, ma intende costruire competenze interne e soluzioni proprie, adattabili a contesti molto diversi tra loro.

Legacoop a Genova: la proposta diventa pubblica

Il passaggio successivo avviene in Italia. Nel febbraio 2026, durante la conferenza biennale sull’economia cooperativa ospitata a Genova, Legacoop lancia ufficialmente la proposta per un’intelligenza artificiale cooperativa. Simone Gamberini, presidente nazionale di Legacoop, porta in quella sede una visione che non si limita all’adozione di nuovi strumenti digitali da parte delle cooperative, ma pone una domanda più radicale: a chi appartengono i dati generati dalle attività cooperative, dai lavoratori, dai soci, dai territori?

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La risposta che il movimento cooperativo propone è strutturale. I dati prodotti dalle cooperative e dalle comunità che le animano devono essere trattati come beni comuni digitali, non come materia prima da cedere a piattaforme esterne in cambio di servizi. Questo implica costruire infrastrutture proprie, definire standard di governance trasparenti e formare competenze diffuse all’interno delle organizzazioni.

Acoda: la rete cooperativa per l’IA come bene comune

Uno degli esiti più concreti di questo percorso è la nascita di Acoda, una rete cooperativa costituita con l’obiettivo esplicito di rendere i dati e l’intelligenza artificiale un bene comune digitale al servizio di cooperative, comunità e territori. Acoda rappresenta il tentativo di tradurre i principi enunciati a Panama e a Genova in un soggetto operativo, capace di aggregare risorse, competenze e dati in modo mutualistico.

Il modello proposto da Acoda richiama i principi fondativi del cooperativismo — reciprocità, controllo democratico, beneficio condiviso — e li applica all’architettura dei sistemi di intelligenza artificiale. Questo significa, in pratica, che le decisioni su quali dati raccogliere, come addestrate i modelli e come distribuire i benefici economici generati dall’IA non spettano a investitori privati, ma ai soci della rete cooperativa stessa.

Perché la governance dell’IA è una questione di welfare

La proposta del movimento cooperativo non è rilevante solo per chi lavora nelle cooperative. Riguarda chiunque utilizzi servizi — sanitari, educativi, abitativi, previdenziali — sempre più mediati da sistemi algoritmici. Quando un algoritmo decide le priorità di accesso a un servizio pubblico, valuta un profilo creditizio o seleziona curricula, le scelte di design e governance di quel sistema hanno conseguenze dirette sul benessere delle persone.

I rischi più documentati sono quelli legati ai bias algoritmici: sistemi addestrati su dati storici tendono a riprodurre e amplificare disuguaglianze esistenti, penalizzando categorie già vulnerabili. Un’intelligenza artificiale cooperativa, nella visione proposta da ICA, Legacoop e Fondazione PICO, dovrebbe essere progettata con criteri di trasparenza, verificabilità e partecipazione delle comunità interessate — non solo degli sviluppatori o degli investitori.

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C’è anche una dimensione lavorativa. L’automazione guidata da logiche di massimizzazione del profitto tende a concentrare i guadagni di produttività in pochi soggetti, scaricando i costi — perdita di occupazione, intensificazione dei ritmi, precarizzazione — su lavoratori e comunità. Il modello cooperativo, che per statuto distribuisce i benefici tra i soci e include i lavoratori nelle decisioni, offre una struttura potenzialmente più equa per gestire questa transizione.

Il divario digitale come ostacolo strutturale

Perché la proposta di un’intelligenza artificiale cooperativa abbia impatto reale, occorre affrontare anche il tema del divario digitale. Non tutte le cooperative — e non tutti i territori — dispongono delle competenze tecniche, delle infrastrutture di connettività e delle risorse economiche necessarie per partecipare attivamente allo sviluppo e alla governance di sistemi IA.

Il Cooperative AI Bootcamp di Roma ha dimostrato che è possibile costruire competenze condivise anche in contesti molto diversi, ma la formazione di trenta rappresentanti è solo un punto di partenza. Scalare questo modello richiede investimenti in alfabetizzazione digitale, accesso a infrastrutture aperte e meccanismi di finanziamento accessibili alle organizzazioni del Terzo Settore e dell’economia sociale.

In questo quadro, i fondi europei — in particolare il Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) e i programmi diretti dell’Unione — rappresentano risorse che le cooperative e le loro reti potrebbero mobilitare, a condizione di costruire progetti capaci di rispondere ai criteri di ammissibilità e di dimostrare impatto misurabile sulle comunità.

Un modello replicabile oltre le cooperative

La proposta di intelligenza artificiale cooperativa ha un valore che va oltre il perimetro del movimento cooperativo in senso stretto. Il principio secondo cui i dati generati da una comunità dovrebbero restare sotto il controllo di quella comunità è applicabile a molti contesti: enti locali, fondazioni di comunità, organizzazioni di volontariato, reti di imprese sociali. La questione non è ideologica, ma pratica: chi decide come funziona un sistema che influenza la vita di molte persone deve rispondere a quelle persone, non a logiche di mercato esterne.

Il percorso avviato da ICA, Legacoop e Fondazione PICO — con la costituzione di Acoda come infrastruttura operativa — offre un riferimento concreto per chiunque voglia costruire modelli alternativi di governance dell’intelligenza artificiale. La vera misura del suo successo non sarà il numero di eventi organizzati, ma la capacità di incidere sulle condizioni di lavoro, sull’accesso ai servizi e sulla distribuzione dei benefici tecnologici nelle comunità che il movimento cooperativo rappresenta. Maggiori informazioni sul programma sono disponibili sul sito di Fondazione PICO.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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