Domani e dopodomani, 6 e 7 novembre 2026, Bergamo ospita Nessuno fuori gioco, il convegno organizzato dal Centro Sportivo Italiano (CSI) per mettere a fuoco il rapporto tra sport, dispersione scolastica e povertà educativa. L’iniziativa riunisce dirigenti, educatori, istituzioni e organizzazioni del territorio attorno a una domanda concreta: in che misura la pratica sportiva può funzionare da presidio contro il drop-out scolastico e l’esclusione educativa dei minori?
Perché lo sport può contrastare la dispersione scolastica
Il nesso tra sport e dispersione scolastica non è scontato, ma è sempre più documentato nelle esperienze di comunità ad alta intensità educativa. Quando un bambino o un ragazzo smette di frequentare regolarmente la scuola, spesso si ritira anche dalle attività extrascolastiche: la perdita di un contesto sportivo strutturato può accelerare l’isolamento, privando il minore di relazioni significative con adulti e coetanei al di fuori del nucleo familiare.
Il Centro Sportivo Italiano lavora da decenni su questo terreno, promuovendo lo sport come strumento educativo e non solo come attività motoria. Il convegno Nessuno fuori gioco nasce proprio dall’esigenza di sistematizzare queste esperienze, confrontarle e tradurle in pratiche replicabili. L’evento è parte del progetto Gimme Five – Nessuno fuori gioco, che dà il nome e la cornice metodologica all’intera due giorni.
La povertà educativa, va ricordato, non si esaurisce nel rendimento scolastico. Include l’accesso — o la sua assenza — a opportunità culturali, relazionali e sportive. Un minore che cresce senza mai praticare uno sport di squadra, senza allenarsi con un adulto di riferimento fuori dalla scuola, accumula un deficit di esperienze che pesa sulla sua traiettoria di vita. È questo il senso del termine drop-out sportivo che il CSI mette al centro del programma: non solo l’abbandono dello sport in sé, ma la rottura di un legame educativo più ampio.
→ Leggi anche: Dialoghi sul Sociale a Brescia: il ciclo di incontri su cambiamenti e welfare
Il progetto Gimme Five e la logica del presidio territoriale
Il progetto Gimme Five – Nessuno fuori gioco rappresenta la cornice entro cui si inserisce il convegno di Bergamo. L’idea di fondo è che le società sportive di base possano svolgere una funzione di presidio educativo nei territori, intercettando bambini e ragazzi a rischio di esclusione prima che il loro allontanamento dalla scuola o dalla comunità diventi irreversibile.
Questo approccio richiede alle organizzazioni sportive di pensarsi in modo diverso: non solo come erogatrici di corsi e allenamenti, ma come attori del welfare di comunità, capaci di dialogare con le scuole, i servizi sociali e le famiglie. Non è un salto semplice, e il convegno serve anche a questo: costruire un linguaggio condiviso tra mondi che spesso si ignorano — quello sportivo e quello dell’educazione formale e non formale.
La due giorni riunisce a Bergamo dirigenti, educatori, istituzioni e organizzazioni locali. La presenza congiunta di questi soggetti è già di per sé significativa: indica che il CSI intende affrontare il tema non come questione interna al mondo sportivo, ma come problema di politica educativa e sociale che richiede risposte condivise.
Voci e sessioni: chi parla a Bergamo
Tra i nomi confermati al convegno figura Arianna Saulini, che interverrà come relatrice. Una delle sessioni sarà moderata dalla giornalista Elisa Cucchi di Bergamo TV, con un focus specifico sullo sport come presidio educativo nei territori: un tema che tocca direttamente le aree periferiche e le comunità dove la rete dei servizi è più fragile e dove il rischio di dispersione scolastica è statisticamente più alto.
La scelta di affidare la moderazione a una giornalista televisiva locale non è casuale: segnala l’intenzione di rendere il convegno permeabile al territorio, non solo un evento riservato agli addetti ai lavori. Il tema della tutela dell’infanzia attraverso lo sport è un altro asse del programma, che si affianca alla riflessione sul drop-out sportivo e sulla povertà educativa.
→ Leggi anche: Il Progetto di Vita nella riforma della disabilità: lo sport come strumento di inclusione
Il titolo Nessuno fuori gioco sintetizza bene l’ambizione: nessun bambino o ragazzo deve restare escluso, né dallo sport né dall’istruzione. La metafora sportiva è scelta con cura — essere “fuori gioco” nel calcio significa essere in una posizione irregolare, non poter ricevere il pallone, essere tagliato fuori dall’azione. Applicata all’educazione, descrive esattamente la condizione di chi è già ai margini prima ancora di aver avuto una chance.
Sport, Terzo Settore e politiche educative: un nodo ancora aperto
Il convegno del CSI si inserisce in un dibattito più ampio sulle politiche di contrasto alla povertà educativa in Italia. Le organizzazioni del Terzo Settore — e il Centro Sportivo Italiano è una realtà associativa radicata sul territorio nazionale — svolgono spesso un ruolo supplente rispetto a servizi pubblici insufficienti o assenti, specialmente nelle aree interne e nelle periferie urbane.
Il rischio è che questo ruolo resti invisibile alle politiche pubbliche, non venga riconosciuto, non venga finanziato in modo strutturale. Il convegno Nessuno fuori gioco può contribuire a rendere più visibile questa funzione, a portare dati ed esperienze dentro un dibattito che troppo spesso si ferma all’annuncio senza tradursi in misure operative. La presenza di istituzioni tra i partecipanti suggerisce che il CSI punta a costruire ponti, non solo a documentare buone pratiche.
Per chi lavora nel campo dell’educazione, del welfare di comunità o delle politiche giovanili, le due giornate di Bergamo offrono un’occasione concreta di confronto. Ulteriori informazioni sull’evento sono disponibili sul sito ufficiale del Centro Sportivo Italiano.
Quello che emerge dal programma è che lo sport, quando è pensato come strumento educativo e non come fine a sé stesso, può davvero fare la differenza nella vita di un minore a rischio. Ma perché questo accada in modo sistematico — e non solo nelle realtà più virtuose — serve un riconoscimento istituzionale e risorse adeguate. È questa, probabilmente, la posta in gioco più alta del convegno di Bergamo.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
