Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge di bilancio 2027-2029 il 28 ottobre 2026 (seduta n. 195), e il Terzo settore ha subito fatto i conti con un’assenza pesante: quella delle misure sul 5 per mille. La legge di bilancio, proposta dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, non contiene alcuna traccia dell’intervento che lo stesso ministro aveva annunciato pubblicamente nel giugno 2026. Una promessa rimasta senza seguito, che lascia le organizzazioni del Terzo settore in attesa di un aggiornamento normativo che sembrava ormai prossimo.
L’annuncio di giugno e la scomparsa dalla manovra
Quattro mesi fa, Giorgetti aveva indicato esplicitamente che la prossima legge di bilancio avrebbe contenuto un intervento sul 5 per mille. L’annuncio era stato accolto con interesse dal mondo del non profit, strumento di finanziamento fondamentale per migliaia di enti del Terzo settore — dalle organizzazioni di volontariato (ODV) alle associazioni di promozione sociale (APS), dalle cooperative sociali alle fondazioni. Il meccanismo del 5 per mille consente ai contribuenti di destinare una quota dell’IRPEF a enti selezionati, senza alcun costo aggiuntivo per il cittadino.
Quando il testo del disegno di legge è diventato accessibile dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri, la verifica è stata immediata: nessuna norma relativa al 5 per mille figura nel provvedimento. Come riportato da Vita.it, il governo si è di fatto rimangiato la parola data in sede di annuncio. Non si tratta di un rinvio esplicitato nel testo, né di una misura spostata in altro provvedimento: è semplicemente assente.
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Perché il 5 per mille nella legge di bilancio conta per il Terzo settore
Il 5 per mille non è un bonus marginale per le organizzazioni non profit: è una delle principali leve di finanziamento privato-fiscale dell’intero ecosistema del Terzo settore italiano. Ogni anno, decine di migliaia di enti iscritti al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) e ad altri registri abilitati competono per raccogliere le scelte dei contribuenti in dichiarazione dei redditi. Le risorse che transitano attraverso questo canale rappresentano per molte organizzazioni una quota rilevante del bilancio operativo, in particolare per quelle di piccole e medie dimensioni che non hanno accesso a grandi donatori o a fondi strutturali europei.
Un intervento normativo in sede di legge di bilancio avrebbe potuto riguardare aspetti diversi: la platea dei beneficiari, i massimali di spesa complessivi, le procedure di erogazione o i tempi di accredito — che storicamente presentano ritardi significativi tra la dichiarazione del contribuente e l’effettivo trasferimento all’ente. Qualunque fosse la direzione dell’intervento promesso, la sua assenza lascia invariato uno status quo che il settore considera da tempo bisognoso di aggiornamento.
Un disegno di legge che guarda altrove
La manovra 2027-2029, così come approvata dal Consiglio dei Ministri nella seduta n. 195 del 28 ottobre 2026, si concentra su altri fronti: secondo le fonti disponibili, il provvedimento proposto da Giorgetti include misure su IRPEF, politiche per giovani e famiglie, sanità e pensioni. Si tratta di aree certamente rilevanti per il benessere collettivo, ma che non toccano direttamente gli strumenti di sostegno al Terzo settore e alla sua capacità di raccolta.
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Il fatto che il 5 per mille e la legge di bilancio fossero stati esplicitamente collegati da un annuncio ministeriale rende l’assenza ancora più significativa sul piano politico. Non si tratta di una misura mai discussa o di un’aspettativa generata dal settore in autonomia: è un impegno dichiarato pubblicamente da chi ha poi firmato il disegno di legge. La distanza tra annuncio e testo normativo è, in questo caso, documentata e non interpretabile come fraintendimento.
Le conseguenze per la pianificazione degli enti
Per le organizzazioni del Terzo settore, la questione non è solo politica: ha ricadute concrete sulla pianificazione. Quando un ministro annuncia un intervento normativo su uno strumento chiave come il 5 per mille nella legge di bilancio, gli enti tendono ad adeguare le proprie aspettative, talvolta anche le proprie strategie di raccolta fondi e comunicazione verso i donatori. Un’attesa disattesa non produce solo delusione: può generare incertezza nella programmazione di attività e servizi che dipendono da quella fonte di finanziamento.
Il Terzo settore italiano è composto da realtà molto eterogenee per dimensione, struttura e capacità finanziaria. Per le organizzazioni più piccole — quelle che operano in aree marginali, che gestiscono servizi di prossimità o che supportano persone in condizione di fragilità — ogni variazione nelle regole o nelle risorse del 5 per mille ha un peso sproporzionato rispetto a enti più strutturati. È su questa fascia che l’assenza di intervento pesa di più, anche quando l’intervento promesso avrebbe potuto essere migliorativo o correttivo.
Il disegno di legge di bilancio 2027-2029 approda ora in Parlamento per il consueto iter di conversione. Tecnicamente, è ancora possibile che misure sul 5 per mille vengano introdotte attraverso emendamenti durante la discussione parlamentare. Ma la distanza tra un annuncio ministeriale di giugno e un testo governativo di ottobre che non ne contiene traccia è già, di per sé, un segnale che il Terzo settore difficilmente ignorerà nelle prossime settimane di confronto con le istituzioni.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.




