Gli Stati Uniti hanno lanciato nelle ultime ore una nuova ondata di raid contro obiettivi iraniani in risposta all’attacco attribuito a Teheran contro una base in Giordania, dove ieri sono morti due militari americani, mentre la crisi in Medio Oriente si allarga tra missili, droni e minacce nello Stretto di Hormuz. Il Comando centrale Usa ha confermato su X la morte dei due soldati e il ferimento di altri quattro, già dimessi dall’ospedale; dall’altra parte, i Pasdaran rivendicano nuovi attacchi e annunciano la sospensione degli impegni legati al memorandum di tregua con Washington.
Raid Usa sull’Iran e allerta globale per i cittadini americani
Nella notte, secondo il Centcom, le forze americane hanno concluso la settima ondata consecutiva di attacchi contro l’Iran, colpendo “siti di sorveglianza, infrastrutture logistiche militari, depositi sotterranei di armi e risorse navali”. Nell’operazione, ha spiegato il comando, sono stati impiegati aerei da combattimento, droni e navi da guerra, in un quadro che vede oltre 50mila militari statunitensi schierati in Medio Oriente. Una formula dura, quella usata da Washington: “vigili, letali e pronti all’azione”.
Il Dipartimento di Stato americano ha intanto diffuso un’allerta di viaggio globale, invitando i cittadini statunitensi a prestare cautela “a causa delle crescenti tensioni in Medio Oriente” e del rischio di una “escalation imprevista”. Nel messaggio si fa riferimento anche a possibili minacce contro sedi diplomatiche Usa e interessi americani all’estero, non solo nell’area del Golfo. L’ultima allerta di questo tipo, ricorda Washington, era stata emessa a marzo, all’inizio della guerra contro l’Iran.
Giordania, Kuwait e Bahrein nel mirino: le rivendicazioni di Teheran
L’attacco più grave resta quello contro la base di Al-Azraq, in Giordania, dove sono morti i due militari americani. I Guardiani della rivoluzione iraniana, in una nota rilanciata da Al Jazeera, hanno sostenuto di aver colpito ricoveri per caccia e aree di parcheggio degli aerei militari, affermando di aver distrutto “almeno due caccia statunitensi”; una ricostruzione che, al momento, non trova conferme indipendenti da parte americana. Altri quattro soldati Usa, secondo il Centcom, sono rimasti feriti ma hanno lasciato l’ospedale.
Nel corso della giornata, media locali hanno riferito di una seconda ondata di missili iraniani contro la Giordania, diretta contro installazioni militari che ospitano personale statunitense. Le autorità giordane non hanno confermato l’episodio, mentre all’alba le difese aeree di Amman avevano intercettato e abbattuto dieci missili entrati nello spazio aereo nazionale. In Kuwait, secondo l’emittente iraniana Irib, sarebbero stati presi di mira Camp Arifjan e il radar della base di Ali al-Salem; la Cbs, citando fonti americane, parla di diversi feriti tra i soldati Usa, senza indicarne il numero.
Anche il Bahrein è finito nella lista degli obiettivi rivendicati da Teheran. L’esercito iraniano ha dichiarato di aver colpito con droni la base di Sheikh Isa, nel sud del Paese, prendendo di mira l’area di stazionamento dei jet, un deposito di carburante e alcuni ponti. Il segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo, Jasem Mohamed Albudaiwi, ha condannato gli attacchi contro infrastrutture civili in Bahrein, Giordania e Kuwait, definendoli “crimini di guerra” e una “grave violazione del diritto internazionale”.
Hormuz chiuso, petroliere e minacce ai colossi tecnologici Usa
La tensione si concentra anche sullo Stretto di Hormuz, passaggio centrale per il traffico energetico mondiale. I Pasdaran hanno dichiarato di aver fermato quattro imbarcazioni che tentavano di transitare nell’area e di considerare la via d’acqua “completamente chiusa”. L’agenzia iraniana Tasnim ha inoltre parlato di due petroliere in fiamme dopo esplosioni in un presunto campo minato nella parte meridionale dello stretto; il Centcom, con un messaggio pubblicato su X, ha però smentito la notizia, definendola falsa.
Sul piano della comunicazione, le Guardie rivoluzionarie hanno diffuso un filmato di propaganda realizzato con intelligenza artificiale, pubblicato dall’agenzia Mehr nell’ambito dell’operazione “Nasr”. Nel video compaiono loghi e nomi di Amazon, Oracle, Nvidia, Microsoft, Ibm e Google, insieme a immagini generate artificialmente di droni Shahed che sorvolano Paesi del Golfo, compresa Dubai. Il filmato non documenta attacchi reali, ma accompagna un messaggio chiaro: “Ovunque la tecnologia e l’intelligenza artificiale siano impiegate per pianificare operazioni e sostenere guerre, non saranno immuni dalle conseguenze del campo di battaglia”.
Secondo Axios, l’Iran avrebbe inoltre lanciato un missile balistico contro una base statunitense in Arabia Saudita, primo attacco diretto contro il Paese saudita in quasi quattro mesi. L’ultima azione simile, sempre secondo la ricostruzione citata, risaliva ad aprile, quando era stato colpito il complesso petrolchimico di Jubail. Anche su questo episodio, al momento, il quadro resta frammentario.
Khamenei attacca Trump, sospeso il memorandum di tregua
Sul fronte politico, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha accusato gli Stati Uniti di aver violato ripetutamente il memorandum d’intesa firmato tra i presidenti di Iran e Stati Uniti. In una dichiarazione citata dai media iraniani, Khamenei ha affermato che quelle violazioni dimostrano “quanto sia inutile e senza valore la firma del presidente degli Stati Uniti”, attaccando direttamente Donald Trump e definendo Washington “Grande Satana”. Parole dure, pensate anche per il fronte interno.
Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, capo della delegazione di Teheran nei negoziati con Washington, ha confermato all’agenzia Tasnim la sospensione degli impegni previsti dal memorandum. “Abbiamo smesso di adempiere ai nostri obblighi e al momento non li stiamo attuando, poiché siamo impegnati nella difesa nazionale”, ha detto. La precisazione, non secondaria, è che Teheran parla per ora di sospensione, non di denuncia formale dell’intesa sottoscritta nella notte del 18 giugno.
Intanto, secondo il Wall Street Journal, gli Stati Uniti stanno inviando d’urgenza nuovi jet da guerra in Medio Oriente: F-16 dalla base di Spangdahlem, in Germania, e F-35 da Lakenheath, nel Regno Unito, insieme ad aerei cisterna per il rifornimento in volo. A terra, nella provincia iraniana di Hormozgan, le autorità locali riferiscono di tre morti e otto feriti nei raid americani; a Bonji, nella contea di Jask, un impianto di desalinizzazione sarebbe stato colpito, lasciando senza acqua potabile circa 10mila abitanti di venti villaggi. Una crisi militare, ormai, con ricadute civili sempre più visibili.
