Economia 

Caso Ranucci, la Rai avvia la verifica interna

Ingresso di un grande edificio istituzionale con persone che entrano; in primo piano taccuino, badge e busta sigillata Un reporter con documenti e tesserino davanti all’ingresso di una sede istituzionale, simbolo della verifica interna avviata in Rai.

La Rai ha avviato oggi, lunedì 20 luglio 2026, a Viale Mazzini, una verifica interna sul caso Sigfrido Ranucci per accertare la gestione delle fonti di Report, mentre il conduttore respinge i sospetti e parla di “un attacco” al programma d’inchiesta del servizio pubblico.

Rai, la Commissione per il Codice Etico apre l’istruttoria

A occuparsi del dossier sarà la Commissione per il Codice Etico Rai, attivata su impulso dell’amministratore delegato. Nei prossimi giorni l’organismo avvierà l’istruttoria sul vicedirettore Rai Sigfrido Ranucci, volto e responsabile editoriale di Report, programma da anni al centro di inchieste giornalistiche e anche di forti polemiche politiche.

La decisione arriva mentre la magistratura prosegue le indagini sull’attentato dinamitardo subito da Ranucci nell’ottobre del 2025 e sul presunto coinvolgimento dell’ex faccendiere Valter Lavitola. Due piani diversi, quello aziendale e quello giudiziario, che a Viale Mazzini vengono tenuti formalmente separati. Ma il contesto, è chiaro, pesa.

Secondo quanto filtra da fonti interne, la Rai non avrebbe scelto, almeno in questa fase, la strada dell’audit. Una procedura più penetrante avrebbe potuto richiedere passaggi con la Procura e rischiare sovrapposizioni con l’inchiesta in corso. Da qui la scelta della Commissione: un primo livello di verifica, meno invasivo, ma non privo di conseguenze.

Il nodo delle fonti e il perimetro del Codice Etico

Il punto centrale riguarda la gestione delle fonti giornalistiche da parte della redazione di Report. La Commissione per il Codice Etico dovrà valutare se vi siano state eventuali violazioni dei principi interni della concessionaria pubblica, con particolare attenzione alla correttezza dei rapporti con informatori, interlocutori e soggetti coinvolti nelle inchieste.

Nella nota diffusa dall’azienda, la Rai richiama in modo esplicito le linee guida dell’EBU, l’Unione europea di radiodiffusione, e il Contratto di Servizio. I criteri indicati sono quelli consueti, ma in questo caso assumono un peso preciso: imparzialità, indipendenza, accuratezza delle inchieste, verifica rigorosa delle informazioni e corretta gestione delle fonti.

Non vengono formulate accuse dirette. Eppure il messaggio delimita il terreno dell’accertamento. L’azienda, in sostanza, vuole verificare se il lavoro del programma sia rimasto entro i confini previsti dal Codice Etico Rai e dagli standard del giornalismo investigativo del servizio pubblico. Solo allora, se emergeranno elementi ulteriori, potrebbe essere valutato anche un audit.

A Viale Mazzini si sottolinea anche la necessità di tutelare l’immagine della Rai e del giornalismo del servizio pubblico. Un passaggio non secondario, perché richiama il lavoro quotidiano di testate, redazioni regionali, sedi estere e programmi di approfondimento. Una cornice ampia, dentro cui il caso Ranucci diventa anche una questione di credibilità istituzionale.

La replica di Ranucci: “Sono tranquillissimo”

La risposta di Sigfrido Ranucci è arrivata senza attendere. Il conduttore di Report si è detto “tranquillissimo” rispetto alla verifica interna e ha respinto ogni ombra sul lavoro della sua redazione. “Non abbiamo nulla da nascondere”, avrebbe spiegato il giornalista, rivendicando il metodo seguito dal programma nelle proprie inchieste.

Ranucci, però, ha letto l’iniziativa anche in chiave più larga. “C’è un attacco a Report”, ha detto, collegando la verifica al clima che da tempo circonda la trasmissione. Una frase netta, che fotografa il rapporto spesso teso tra il programma e una parte del mondo politico e istituzionale. Non è la prima volta.

Negli anni Report ha pubblicato servizi su politica, affari, sanità, criminalità economica e poteri locali, attirando querele, richieste di rettifica e interrogazioni parlamentari. La linea difensiva della redazione è sempre stata la stessa: documenti, riscontri, fonti incrociate. Ora quel metodo finirà sotto la lente della Commissione per il Codice Etico, almeno per gli aspetti di competenza aziendale.

Il conduttore resta anche parte lesa nell’inchiesta sull’attentato del 2025, quando un ordigno danneggiò la sua auto e quella della figlia. Le indagini della magistratura, secondo le prime ricostruzioni emerse nei mesi scorsi, hanno acceso i riflettori su ambienti esterni alla Rai e su possibili mandanti. Un quadro ancora aperto, con molti passaggi da chiarire.

Servizio pubblico, giornalismo investigativo e tempi della verifica

La verifica interna della Rai non avrà tempi lunghi solo sulla carta. La Commissione per il Codice Etico dovrà acquisire documenti, ascoltare eventuali interlocutori e ricostruire le procedure seguite dalla redazione di Report nella gestione delle fonti. Non è escluso che vengano chiesti chiarimenti formali allo stesso Ranucci o ad altri giornalisti del programma.

Il confine è delicato. Da una parte c’è il diritto-dovere dell’azienda di controllare il rispetto delle proprie regole; dall’altra, la tutela dell’autonomia editoriale e del segreto professionale, elementi centrali nel giornalismo d’inchiesta. Per questo, spiegano fonti aziendali, ogni passaggio dovrà evitare interferenze con il lavoro della Procura.

Il caso si inserisce in una fase già sensibile per la Rai, attraversata da tensioni politiche, rinnovi interni e discussioni sul ruolo del servizio pubblico. La vicenda Ranucci-Report aggiunge un fronte ulteriore, perché tocca un programma identitario e spesso divisivo. In azienda, raccontano, il clima è prudente: poche parole, molti telefoni accesi.

L’esito della verifica non è scontato. La Commissione potrà archiviare, segnalare criticità o proporre ulteriori approfondimenti, compreso un possibile audit Rai se dovessero emergere elementi più solidi. Fino ad allora, il dossier resta sospeso tra garanzie interne, indagini giudiziarie e una domanda di fondo: come tenere insieme controllo aziendale e libertà del giornalismo investigativo.

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