La Procura di Milano ha disposto nelle scorse ore perquisizioni negli uffici milanesi della Finalter e in alcune abitazioni tra Genova e altre sedi collegate, nell’ambito di un’indagine su presunte fatture false emesse dalla società di consulenza, finita al centro delle polemiche anche per le quote detenute fino a pochi giorni fa dal sindaco Giuseppe Sala tramite un blind trust.
Finalter, la Guardia di Finanza negli uffici di Milano
Secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, il Nucleo Pef della Guardia di Finanza di Milano ha eseguito una serie di acquisizioni documentali nella sede della Finalter, società che, per gli investigatori, avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti pur non disponendo di una reale struttura operativa. Una società, questa l’ipotesi della Procura, più vicina a una cassaforte di investimenti che a un soggetto in grado di svolgere direttamente attività di consulenza.
Le verifiche riguardano incarichi che sarebbero arrivati anche attraverso la società romana Engineering, realtà attiva nel settore software e It e spesso coinvolta, secondo la documentazione al vaglio degli inquirenti, nei rapporti con la galassia delle partecipate del Comune di Milano. È su questo intreccio — contratti, consulenze, ruoli societari — che gli investigatori stanno cercando di ricostruire tempi, importi e beneficiari effettivi. Non tutto, al momento, è definito. Ma il quadro ha già assunto un rilievo politico e amministrativo.
Il nodo delle consulenze e il ruolo di Pietro Galli
Al centro dell’attenzione c’è Pietro Galli, socio di Finalter e fino a poco tempo fa componente del cda di Atm, la società dei trasporti milanesi. La sua posizione era già stata giudicata delicata per un possibile conflitto di interessi, tanto da portarlo alle dimissioni dall’incarico nel consiglio di amministrazione dell’azienda municipale. Una scelta arrivata quando il caso aveva iniziato a emergere negli ambienti di Palazzo Marino.
Ora, però, l’indagine aggiunge un passaggio ulteriore. Secondo le prime ricostruzioni, le consulenze formalmente attribuite a Finalter sarebbero state svolte, nei fatti, dallo stesso Galli. Il punto, per la Procura, è che il suo nome non sarebbe comparso come reale prestatore dell’attività professionale, con un possibile doppio effetto: da un lato l’aggiramento delle regole fiscali, dall’altro la mancata emersione di un potenziale conflitto di interesse, visto che Galli avrebbe avuto ruoli anche in società committenti o comunque coinvolte nei rapporti economici.
Tra i soggetti citati nelle verifiche compaiono Engineering e Uteco Converting, azienda veronese del settore industriale. Gli accertamenti, in questa fase, puntano a stabilire chi abbia materialmente svolto le prestazioni, quali documenti siano stati prodotti e se le fatture corrispondessero a servizi reali. “Stiamo lavorando sui flussi e sui contratti”, viene spiegato da ambienti investigativi. Poche parole, ma sufficienti a indicare la direzione dell’inchiesta.
Le quote di Sala e il blind trust “Inter”
Il caso ha avuto una ricaduta immediata sul piano politico perché tra i soci di Finalter figurava anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, titolare del 20% della società attraverso un blind trust denominato “Inter”. Il meccanismo, adottato per separare la gestione delle partecipazioni personali dall’attività pubblica, non ha impedito l’apertura di un confronto sull’opportunità di mantenere quella quota in una società ora al centro di accertamenti giudiziari.
Nei giorni scorsi Sala ha ceduto la partecipazione, mossa arrivata mentre il tema cominciava a pesare nel dibattito cittadino. Dal Comune, al momento, la linea resta quella di distinguere i profili personali del sindaco dalle ipotesi di reato contestate dagli inquirenti ad altri soggetti. Eppure la vicenda, proprio per il collegamento con il mondo delle partecipate milanesi, ha aperto una crepa politica non secondaria. In Consiglio comunale le opposizioni chiedono chiarimenti, mentre nella maggioranza prevale la cautela.
Il punto più sensibile resta quello dell’inopportunità. Non solo la presenza di Sala, seppure mediata dal trust, ma anche il ruolo di Galli in Atm hanno alimentato dubbi sulla tenuta dei presidi interni e sulla gestione dei rapporti tra consulenti, società pubbliche e aziende private. A Milano, dove le partecipate pesano molto nella macchina amministrativa, il tema non è marginale.
Le ipotesi di reato e le prossime verifiche
L’ipotesi formulata dagli inquirenti è quella di emissione di fatture per operazioni inesistenti. Le perquisizioni hanno riguardato gli uffici di Milano e abitazioni a Genova, città dove hanno sede il commercialista Giorgio Mezzadri e lo stesso Pietro Galli, secondo quanto risulta dagli atti finora disponibili. Gli investigatori hanno acquisito documenti contabili, contratti, corrispondenza e materiale informatico.
La fase è ancora preliminare e le responsabilità dovranno essere accertate nel corso dell’indagine. Gli elementi raccolti serviranno a verificare se Finalter avesse davvero la capacità di svolgere le consulenze fatturate o se, come ipotizza la Procura, la società sia stata utilizzata per schermare prestazioni rese da altri soggetti. Solo allora sarà più chiaro il perimetro del caso.
Resta, intanto, l’effetto politico su Palazzo Marino. Una vicenda nata come questione societaria e fiscale si è trasformata in un dossier delicato per l’amministrazione milanese, già alle prese con richieste di trasparenza sui rapporti tra Comune, partecipate e consulenti esterni. Il fascicolo giudiziario farà il suo corso. Ma la domanda, in città, è già uscita dagli uffici della Procura: chi controllava davvero quei rapporti?
