Senza categoria

El Niño da record: il 2026-2027 potrebbe segnare una svolta climatica storica

Boa oceanografica con pannelli solari in mare aperto al tramonto, con onde e nuvole temporalesche all’orizzonte Una boa di monitoraggio nel Pacifico al tramonto, simbolo delle misurazioni oceaniche legate a El Niño e ai suoi effetti sul clima.

Il fenomeno El Niño si sta rafforzando nel Pacifico equatoriale e, secondo i ricercatori della fondazione Berkeley Earth, potrebbe raggiungere tra la fine del 2026 e i primi mesi del 2027 un’intensità senza precedenti, con possibili effetti sulle temperature globali e sugli eventi meteo estremi, soprattutto in America Latina.

El Niño nel Pacifico, l’allarme dei climatologi di Berkeley Earth

Il nuovo bollettino climatico di Berkeley Earth, presentato giovedì 23 luglio durante una conferenza trasmessa anche sui social, descrive un quadro che gli scienziati seguono da mesi con attenzione crescente. Il riscaldamento delle acque superficiali nel Pacifico centrale e orientale, cuore del meccanismo di El Niño, starebbe accelerando oltre le stime iniziali.

I ricercatori lo hanno già definito, con una formula circolata negli ambienti scientifici, “Super-Niño”. Non è un’etichetta ufficiale, ma rende l’idea della preoccupazione: se le proiezioni saranno confermate, l’episodio in corso potrebbe superare il precedente picco del 2015-2016, finora considerato uno dei riferimenti più severi per intensità e impatti climatici.

A pesare, spiegano gli studiosi, non è solo la forza naturale del fenomeno. Il nodo è l’interazione con il riscaldamento globale legato alle emissioni di origine umana. In quel caso, la spinta di El Niño si sommerebbe a un pianeta già più caldo, amplificando gli effetti sulle medie annuali e sugli estremi meteorologici.

Temperature globali, il 2027 potrebbe superare nuovi limiti

Secondo le proiezioni citate da Berkeley Earth, il 2027 potrebbe diventare l’anno più caldo mai registrato nelle serie strumentali moderne. Il climatologo Zeke Hausfather, tra gli autori dello studio, ha spiegato che “secondo una serie di modelli climatici, il picco di questo El Niño è destinato a superare il precedente record con un margine molto ampio”.

Hausfather ha aggiunto un passaggio che, negli uffici degli istituti climatici, viene letto con cautela ma anche con una certa inquietudine. “Non è da escludere”, ha detto, che l’evento, combinato con i cambiamenti climatici globali, possa portare la temperatura media del pianeta nel 2027 fino a 1,7 gradi sopra i livelli preindustriali.

Il riferimento è alla soglia di 1,5 gradi indicata dall’Accordo di Parigi, il limite che i governi hanno promesso di contenere nel lungo periodo. Un singolo anno oltre quella soglia non significa, da solo, il superamento definitivo dell’obiettivo climatico. Però sarebbe un segnale netto. E, per molti climatologi, un campanello d’allarme difficile da ignorare.

Lo studio su 14 modelli climatici e il confronto con il 2015-2016

Nel documento, Hausfather e gli altri ricercatori hanno confrontato le proiezioni di 14 modelli climatici dedicati all’evoluzione dell’attuale El Niño. La stima mediana indica che la temperatura massima della superficie marina nel Pacifico tropicale potrebbe risultare circa 0,8 gradi più alta rispetto al record fissato durante l’episodio del 2015-2016.

“Non è affatto una conclusione scontata, ma la probabilità aumenta di mese in mese”, ha ammesso Hausfather, usando una formula prudente. Il punto, per gli esperti, è che i modelli stanno convergendo verso scenari sempre più intensi, mentre le osservazioni oceaniche confermano un’anomalia termica persistente nelle aree chiave del Pacifico.

El Niño nasce quando gli alisei si indeboliscono e le acque calde si spostano verso est, modificando la circolazione atmosferica su scala planetaria. Da qui gli effetti a catena: piogge anomale in alcune regioni, siccità in altre, stagioni degli uragani alterate, pressioni aggiuntive su agricoltura, risorse idriche e reti elettriche. Non ovunque nello stesso modo. Ma spesso nello stesso periodo.

Noaa: alta probabilità di un evento molto forte entro fine anno

Le conclusioni di Berkeley Earth sono in linea con le valutazioni della National Oceanic and Atmospheric Administration statunitense, la Noaa, che indica una probabilità dell’80% per lo sviluppo di un evento “molto forte” entro la fine dell’anno. L’agenzia americana considera inoltre quasi certa la persistenza delle condizioni di El Niño almeno fino ad aprile 2027.

Le aree più esposte, secondo le prime indicazioni, restano molte zone dell’America Latina, dove il fenomeno può favorire piogge intense, alluvioni, frane e danni alle coltivazioni. In altri settori del pianeta, al contrario, il rischio principale riguarda periodi prolungati di siccità e ondate di calore, con effetti su produzione agricola e disponibilità d’acqua.

Gli scienziati invitano comunque a distinguere tra previsione climatica e previsione meteo. I modelli indicano una tendenza robusta su mesi e stagioni, non il dettaglio di una singola perturbazione o di una singola città. Ma il messaggio, per ora, è chiaro: il Pacifico sta accumulando calore, e il prossimo anno potrebbe misurare quanto quel calore peserà sul clima globale.

Change privacy settings
×