Notizie

Carburanti, Meloni e Giorgetti preparano un nuovo decreto per frenare i rincari

Automobilista fa rifornimento a un distributore in autostrada, con un’auto in coda sullo sfondo Un automobilista fa rifornimento in un’area di servizio, mentre i prezzi dei carburanti tornano a salire.

Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti hanno avuto ieri, a Palazzo Chigi, un lungo confronto telefonico per accelerare su un nuovo decreto carburanti, dopo il rialzo dei prezzi di benzina e gasolio e il pressing delle opposizioni alla vigilia delle partenze di agosto.

Decreto carburanti, il governo accelera prima della pausa estiva

Sul tavolo dell’esecutivo c’è il possibile varo di un nuovo decreto legge per il taglio delle accise, il quinto intervento di questo tipo negli ultimi anni, con l’obiettivo di alleggerire il costo alla pompa in una fase in cui il gasolio ha superato da giorni la soglia dei due euro al litro. La decisione non è ancora formalizzata, ma dal confronto tra la presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia è emersa, secondo quanto filtrato da ambienti di governo, la volontà di «intervenire al più presto».

Il calendario ufficiale prevede l’ultimo Consiglio dei ministri prima della pausa estiva il 4 agosto, ma l’ipotesi di un passaggio anticipato resta aperta. A spingere in questa direzione sono due fattori: da un lato la corsa dei listini, dall’altro la necessità politica di dare un segnale alle famiglie e agli autotrasportatori nel mese più delicato per gli spostamenti. Una finestra stretta. E con poche risorse libere.

Accise mobili e coperture: il nodo dei conti pubblici

Il meccanismo che il governo intende riattivare è quello delle accise mobili, già utilizzato in passato: quando l’aumento dei prezzi produce più gettito Iva, una parte delle entrate può essere destinata a ridurre il peso fiscale sui carburanti. Il problema, spiegano fonti tecniche, è che l’extragettito maturato a giugno garantirebbe un margine limitato, quasi simbolico rispetto alla dimensione del caro-pieno.

Per rendere lo sconto percepibile, serviranno quindi coperture aggiuntive. L’Iva incassata a luglio, che sarà disponibile ad agosto, potrebbe dare un contributo più consistente, ma non basterebbe a sciogliere tutti i vincoli. Uno sconto generalizzato tra 20 e 25 centesimi al litro costerebbe, secondo le stime circolate in queste ore, circa 140 milioni di euro a settimana. Una cifra pesante per un bilancio pubblico già sotto pressione, con ministeri chiamati da mesi a selezionare ogni voce di spesa.

Non è escluso, per questo, un intervento differenziato tra benzina e gasolio. La scelta avrebbe una sua logica contabile e politica: il diesel è il carburante che ha registrato la fiammata più forte e pesa in modo diretto sui costi della logistica, del trasporto merci e di una parte del lavoro autonomo. Ma ogni taglio selettivo apre anche un fronte di confronto con categorie e consumatori. «Bisogna evitare misure spot», ha confidato un esponente della maggioranza, riassumendo la prudenza del Tesoro.

Gasolio oltre quota due euro, benzina in rialzo

Secondo il monitoraggio del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il gasolio è arrivato ieri a 2,161 euro al litro, con un aumento di 27,7 centesimi rispetto all’inizio del mese. Il livello resta a circa 7 centesimi dal picco massimo registrato il 15 marzo 2022, quando l’impennata dei prezzi energetici aveva costretto il governo di allora a intervenire con un taglio fiscale ampio.

La benzina, pur in crescita, si muove su un ritmo meno sostenuto: il prezzo medio ha raggiunto 1,968 euro al litro, pari a 16,2 centesimi in più da inizio mese. Nei distributori delle grandi direttrici autostradali, soprattutto verso il Centro-Sud e le località di mare, molti automobilisti hanno già iniziato a fare i conti con pieni più cari di 8-12 euro rispetto a poche settimane fa. «Così una partenza diventa una spesa da ricalcolare», ha detto un automobilista in coda in un’area di servizio alle porte di Roma.

Il tema è entrato anche nello scontro politico. Le opposizioni chiedono un intervento rapido e accusano il governo di essersi mosso tardi, mentre la maggioranza rivendica la necessità di non compromettere gli equilibri di finanza pubblica. In mezzo ci sono famiglie, imprese di trasporto e distributori, che osservano listini aggiornati quasi giorno per giorno. Piccoli rincari, poi il salto.

Petrolio, rotte a rischio e l’incognita dei prossimi giorni

A preoccupare l’esecutivo non sono solo i prezzi già registrati, ma anche le previsioni per le prossime settimane. Gli operatori del settore si attendono nuovi aumenti alla pompa quando sui listini italiani si trasferiranno le oscillazioni recenti del Brent, sceso ieri a 96,4 dollari al barile dopo aver superato giovedì quota 100 dollari, livello che non si vedeva dalla fine di maggio.

Sul quadro internazionale pesano le tensioni lungo le principali rotte dell’energia. Lo Stretto di Hormuz resta chiuso, mentre nel Mar Rosso preoccupano le incursioni degli Houthi nell’area di Bab al-Mandeb. Secondo le valutazioni circolate tra gli operatori, i punti critici della logistica degli idrocarburi coinvolgono una quota rilevante degli scambi globali, stimata intorno al 25%. Da qui il timore che il caro-carburanti non sia una fiammata breve.

Il governo, per ora, non può contare sulla clausola di salvaguardia Ue sugli investimenti energetici. Il percorso partirà con le comunicazioni di Giorgetti alle Camere il 5 agosto, ma l’eventuale operatività è attesa solo in autunno e, in ogni caso, non potrà finanziare sconti diretti sui carburanti. Resta quindi la strada nazionale, più rapida ma più costosa.

La scelta finale dovrà tenere insieme consenso, conti e mercato. Un taglio fiscale riduce il prezzo pagato dagli automobilisti, ma in una fase di offerta tesa può anche sostenere i consumi e rendere più difficile frenare la corsa dei listini. È il punto più delicato del dossier. E su quello, nelle prossime ore, si misurerà il margine reale del nuovo decreto carburanti.

Change privacy settings
×