La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha respinto oggi, a Montecitorio, la richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat tra Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia, detenuto con l’accusa di mafia, nell’ambito degli accertamenti dei magistrati; la decisione ha acceso lo scontro politico e il fascicolo approderà in Aula giovedì 30 luglio per il voto finale.
Delmastro, la Giunta dice no all’acquisizione delle chat
Il voto della Giunta per le autorizzazioni è arrivato al termine di una seduta tesa, con la maggioranza compatta nel sostenere la relazione del deputato azzurro Pietro Pittalis. Il centrodestra ha negato l’autorizzazione al sequestro della corrispondenza, mentre le opposizioni hanno votato contro, chiedendo che la Procura di Roma potesse accedere al materiale indicato nella richiesta.
Secondo Pittalis, la domanda dei magistrati presentava diversi punti critici. «La relazione ha messo in luce la genericità dell’oggetto, l’assenza di una delimitazione temporale e la mancata dimostrazione dell’impraticabilità di mezzi meno invasivi», ha spiegato il relatore all’Agi, rivendicando la scelta della Giunta. Un passaggio tecnico, ma dal peso politico immediato.
Al centro del caso ci sono le conversazioni tra Delmastro, esponente di Fratelli d’Italia, e Mauro Caroccia, ristoratore finito nell’inchiesta e detenuto con l’accusa di mafia. Per l’opposizione, quelle chat potrebbero essere rilevanti per chiarire i rapporti e le eventuali interlocuzioni. Per la maggioranza, invece, la richiesta non sarebbe stata circoscritta in modo sufficiente.
M5s occupa i banchi del governo al Senato
La protesta è esplosa poco dopo al Senato, dove i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno occupato i banchi del governo esibendo cartelli con la scritta “Fuori le chat”. La seduta è stata sospesa, mentre in Aula il clima si è fatto pesante: dai banchi pentastellati sono partiti cori di “vergogna, vergogna”, ai quali il centrodestra ha risposto gridando “buffoni, buffoni”.
L’occupazione è durata oltre mezz’ora. In quei minuti, tra richiami della presidenza e proteste incrociate, la discussione parlamentare si è trasformata in uno scontro frontale sulla trasparenza e sui limiti delle prerogative parlamentari. Alcuni senatori del M5s, rimasti in piedi davanti ai posti riservati all’esecutivo, hanno continuato a mostrare i cartelli anche durante i tentativi di riportare ordine.
Per i pentastellati, il no della Giunta rappresenta un ostacolo all’attività dei magistrati. La maggioranza, al contrario, difende la decisione come applicazione delle garanzie previste per la corrispondenza dei parlamentari. Due letture opposte. E, in mezzo, un fascicolo giudiziario che ora entra nel vivo del confronto politico.
Conte attacca la maggioranza: “Cosa hanno da nascondere?”
Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha scelto toni duri contro il centrodestra, accusandolo di avere “messo lo scudo” su Delmastro. In un intervento diffuso dopo il voto, l’ex presidente del Consiglio ha richiamato il caso della “Bisteccheria” e i rapporti societari contestati politicamente all’esponente di Fratelli d’Italia, sostenendo che la maggioranza avrebbe impedito alla Procura di Roma di proseguire negli accertamenti sulle chat.
«Cosa hanno da nascondere?», ha chiesto Conte, puntando il dito contro il governo e contro Fratelli d’Italia. Poi l’attacco politico: il M5s contesta alla maggioranza di parlare di legalità e trasparenza mentre, secondo la sua lettura, si oppone all’acquisizione di materiale ritenuto utile dagli inquirenti. Parole pesanti, pronunciate in un clima già surriscaldato.
Conte ha anche collegato il caso Delmastro ad altri dossier parlamentari che hanno visto la maggioranza fare blocco, citando il “salvataggio” di Daniela Santanchè. «Vi aspettiamo in Aula, vi daremo battaglia», ha detto il leader pentastellato, rilanciando lo slogan scandito dai suoi parlamentari: “Fuori le chat”. La linea, almeno per ora, è quella dello scontro aperto.
Il dossier in Aula alla Camera giovedì 30 luglio
La decisione definitiva spetterà ora all’Aula della Camera, che esaminerà la relazione della Giunta giovedì 30 luglio, come stabilito dalla conferenza dei capigruppo riunita a Montecitorio. Sarà quello il passaggio politico decisivo: l’Assemblea potrà confermare il no all’autorizzazione oppure ribaltare l’indicazione arrivata dalla Giunta.
La maggioranza parte da numeri favorevoli e punta a blindare la posizione assunta in commissione. Le opposizioni, però, preparano una discussione aspra, con il M5s intenzionato a trasformare il voto in un caso nazionale sulla legalità e sul rapporto tra Parlamento e magistratura. Anche Partito democratico e Alleanza Verdi-Sinistra, che in Giunta si sono schierati contro la relazione Pittalis, dovranno decidere il tono della battaglia in Aula.
Sul piano istituzionale, la questione resta delicata: da un lato le garanzie costituzionali sulla corrispondenza dei parlamentari, dall’altro le esigenze investigative rappresentate dalla Procura di Roma. La giornata di oggi ha mostrato quanto il caso sia già uscito dai confini tecnici della procedura. Giovedì 30 luglio, a Montecitorio, il confronto arriverà al suo passaggio più esposto.
