Economia 

Anemos punta sugli snack salati: acquisita Terre di Puglia per creare un polo italiano

Taralli appena sfornati su tavolo in acciaio in uno stabilimento, con professionisti e un responsabile in camice sullo sfondo Taralli in primo piano e visita in stabilimento: l’operazione di Anemos nel comparto degli snack salati italiani.

Anemos Private Investments ha acquisito nel luglio 2026 la maggioranza di Terre di Puglia, azienda di Andria fondata nel 2003 da Nicola Visaggio, con l’obiettivo di costruire in Italia un polo degli snack salati a partire dai taralli, prodotto simbolo della tradizione pugliese e ormai presente anche sugli scaffali esteri.

Anemos entra nel food con Terre di Puglia

Per Anemos Private Investments si tratta del primo investimento di private equity dalla nascita della holding, avvenuta all’inizio del 2024. La scelta è caduta su Terre di Puglia, realtà cresciuta ad Andria, nel Nord Barese, attorno a un prodotto semplice e riconoscibile: il tarallo pugliese, venduto in Italia e fuori dai confini nazionali attraverso canali retail e specializzati. L’operazione, secondo quanto comunicato dalle parti, prevede l’ingresso di Anemos con una quota di maggioranza, mentre Nicola Visaggio manterrà una partecipazione rilevante e continuerà a guidare la società. Una continuità non secondaria, in un settore dove ricette, fornitori e reputazione del marchio contano quanto i numeri di bilancio.

Il progetto: un polo italiano degli snack salati

L’obiettivo dichiarato non è soltanto aumentare i volumi produttivi di Terre di Puglia, ma trasformare l’azienda in una piattaforma capace di aggregare altri produttori del comparto degli snack salati, con un’attenzione speciale alle imprese legate alla tradizione alimentare pugliese. Il percorso, nelle intenzioni di Anemos e Visaggio, passerà sia dalla crescita interna sia da possibili acquisizioni, da valutare nei prossimi mesi. In altre parole: partire dai taralli, ma non fermarsi lì. Il mercato degli snack, anche nella fascia più artigianale e territoriale, resta competitivo; eppure la domanda di prodotti italiani, riconoscibili e con una storia chiara alle spalle, continua a rappresentare una leva commerciale soprattutto all’estero. In questo spazio la holding vede margini di sviluppo, senza snaturare — così viene spiegato — l’identità dell’azienda di Andria.

La strategia di Anemos e il ruolo di Samhita

Anemos dispone di capitali propri ed è parte di Samhita, il family office di Paolo Basilico, imprenditore noto nel mondo della finanza e dei servizi professionali. La holding investe in piccole e medie imprese italiane con un’impostazione di lungo periodo, diversa dai tempi più rigidi che spesso caratterizzano i fondi tradizionali. Non una logica di ingresso e uscita rapida, quindi, ma un accompagnamento industriale. Almeno questa è la linea indicata dalla società. «Siamo profondamente orgogliosi di annunciare l’investimento in Terre di Puglia, poiché questa operazione racchiude la nostra visione e filosofia d’investimento», ha detto Martina Di Gioia, managing director di Anemos. La manager ha spiegato che la holding crede nella “resilienza e crescita futura” del settore alimentare italiano e nella riconoscibilità del Made in Italy sui mercati internazionali. Parole misurate, ma il messaggio è chiaro: il food resta uno dei terreni su cui costruire operazioni industriali anche per investitori pazienti.

Nicola Visaggio resta alla guida dell’azienda

La permanenza di Nicola Visaggio alla guida di Terre di Puglia è uno degli elementi centrali dell’accordo. L’imprenditore, che ha fondato l’azienda nel 2003, continuerà a occuparsi dello sviluppo operativo e commerciale, affiancato dal nuovo socio finanziario. Una formula già vista in altre operazioni sulle Pmi italiane: capitale per crescere, governance più strutturata, ma il fondatore resta in azienda. Nel caso di Terre di Puglia, la sfida sarà mantenere il legame con il territorio — Andria, la filiera locale, il racconto del prodotto — mentre si prova ad allargare la scala del business. Nei prossimi passaggi si capirà quali saranno i primi dossier di acquisizione e quali produttori potranno entrare nel perimetro del progetto. Per ora, il punto di partenza è fissato: dai taralli pugliesi a un gruppo più ampio degli snack salati italiani, con l’ambizione di portare un pezzo di alimentare regionale in una dimensione industriale più larga.

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