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Stati Generali dell’Apprendimento Permanente: un adulto italiano su tre carente di competenze di base

Stati Generali dell'Apprendimento Permanente: uno su tre adulti italiani senza competenze sufficienti Gli Stati Generali dell'apprendimento permanente adulti partono il 30 ottobre 2026. Un adulto su tre in Italia manca di competenze sufficienti per il lavoro e la vita quo

Domani, 30 ottobre 2026, all’Università degli Studi Roma Tre di Roma prende il via una delle iniziative più ambiziose degli ultimi anni nel campo dell’istruzione degli adulti: il lancio degli Stati Generali dell’Apprendimento Permanente, un progetto politico-culturale che intende rimettere al centro del dibattito pubblico il diritto all’apprendimento permanente degli adulti in Italia. Il punto di partenza è un dato che non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche: un adulto su tre nel nostro Paese non dispone di competenze sufficienti per orientarsi efficacemente nel lavoro e nella vita quotidiana.

Un adulto su tre: il dato che misura il ritardo italiano

La cifra — un adulto su tre privo di competenze sufficienti — non è un’approssimazione retorica. È il quadro entro cui si colloca l’iniziativa che parte domani, e rappresenta la misura concreta di un deficit strutturale che l’Italia si trascina da decenni. Competenze insufficienti significa difficoltà nella lettura e comprensione di testi, nella gestione di calcoli elementari, nell’uso degli strumenti digitali di base: tutte capacità che condizionano l’accesso al mercato del lavoro, la partecipazione civica, la capacità di fruire dei servizi pubblici e sanitari.

Questo tipo di carenza non riguarda soltanto le persone più anziane o quelle con percorsi scolastici brevi. Riguarda fasce ampie della popolazione adulta attiva, incluse persone che hanno frequentato la scuola dell’obbligo ma che, in assenza di occasioni di aggiornamento e formazione continua, hanno visto erodersi nel tempo le competenze acquisite. Il fenomeno ha un nome tecnico — skill obsolescence, ovvero obsolescenza delle competenze — e produce effetti diretti sulla produttività, sulla mobilità professionale e sulla qualità della vita individuale.

Cosa sono gli Stati Generali dell’Apprendimento Permanente

Gli Stati Generali dell’Apprendimento Permanente si definiscono esplicitamente come un progetto politico-culturale. L’obiettivo dichiarato è duplice: rilanciare il tema dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita come priorità dell’agenda pubblica e costruire un sistema organico di istruzione degli adulti in Italia, che oggi si presenta frammentato, sottofinanziato e privo di una regia unitaria.

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L’evento di lancio è in programma domani, 30 ottobre 2026, dalle 11:00 alle 14:00 presso l’Università degli Studi Roma Tre. L’iniziativa raccoglie attorno a sé università, organizzazioni del Terzo Settore e istituzioni dell’istruzione degli adulti, con l’obiettivo di costruire un’alleanza nazionale capace di incidere sulle politiche pubbliche. Uno dei pilastri del progetto è il Manifesto degli Stati Generali dell’Apprendimento Permanente, il documento programmatico che pone al centro il principio del diritto ad apprendere lungo tutto il corso della vita.

Il ruolo di RIDAP e della rete dell’istruzione degli adulti

Tra i soggetti che sostengono e condividono il Manifesto figura la RIDAP — Rete Italiana Istruzione degli Adulti — la principale rete nazionale che coordina i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) e altri enti impegnati nell’educazione non formale e formale degli adulti. La RIDAP ha aderito formalmente al progetto, riconoscendo negli Stati Generali uno spazio politico e culturale necessario per dare voce a un settore che opera spesso in condizioni di scarsità di risorse e di scarsa visibilità istituzionale.

I CPIA sono la struttura portante del sistema pubblico di istruzione degli adulti in Italia. Offrono percorsi di primo livello — equivalenti alla licenza media — e percorsi di secondo livello — equivalenti al diploma tecnico o professionale — oltre a corsi di alfabetizzazione e di lingua italiana per stranieri. Nonostante la rilevanza sociale del loro mandato, questi centri operano in un quadro normativo e finanziario che non ha ancora ricevuto la stabilizzazione e il rafforzamento necessari. È proprio questa lacuna che gli Stati Generali intendono affrontare, portando le istanze del settore a livello di dibattito nazionale.

Perché l’apprendimento permanente degli adulti è una questione di welfare

Inquadrare l’apprendimento permanente degli adulti come tema di politica sociale — e non solo di politica educativa — significa riconoscere che la formazione continua è un determinante del benessere individuale e collettivo. Le persone con competenze adeguate hanno maggiore probabilità di mantenere un’occupazione stabile, di adattarsi ai cambiamenti del mercato del lavoro, di accedere a servizi digitali e sanitari, di partecipare alla vita democratica. Al contrario, chi rimane escluso dai percorsi di aggiornamento è più esposto al rischio di povertà lavorativa, di emarginazione sociale e di dipendenza da trasferimenti assistenziali.

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L’Unione Europea ha fissato nell’European Pillar of Social Rights Action Plan un obiettivo preciso: entro il 2030, almeno il 60% degli adulti dovrebbe partecipare ogni anno ad attività di formazione. L’Italia si trova oggi molto lontana da questa soglia, e senza un sistema strutturato di offerta formativa — accessibile per costi, orari e distribuzione territoriale — l’obiettivo rischia di restare sulla carta. Il progetto degli Stati Generali si inserisce in questo contesto, con la consapevolezza che le politiche di apprendimento permanente non possono essere delegate alla sola iniziativa individuale o al mercato privato della formazione.

Costruire un sistema: la posta in gioco

Il termine “sistema organico” usato nel progetto non è casuale. In Italia, l’offerta formativa per adulti è oggi distribuita tra soggetti molto diversi — CPIA pubblici, enti di formazione accreditati, università, associazioni del Terzo Settore, fondi interprofessionali — senza che esista una governance unitaria, una mappatura aggiornata dei bisogni, né un finanziamento strutturale adeguato. Il risultato è che l’accesso alla formazione dipende spesso dalla residenza geografica, dalla condizione lavorativa o dalla capacità di sostenere costi privati: tre variabili che riproducono e amplificano le disuguaglianze esistenti.

Un sistema organico significherebbe, al contrario, un’architettura in cui i diversi attori — pubblici, privati e del Terzo Settore — operano in modo coordinato, con standard di qualità condivisi, finanziamenti stabili e meccanismi di orientamento e accompagnamento per le persone che ne hanno bisogno. Costruire questa architettura richiede volontà politica, risorse e una regia istituzionale che finora è mancata.

Il lancio degli Stati Generali non è la soluzione a questi problemi, ma può essere il momento in cui si comincia a costruire la pressione politica e la coerenza di sistema necessarie per affrontarli. Il dato di partenza — un adulto su tre senza competenze sufficienti — è abbastanza grave da giustificare un’iniziativa di questa portata. La vera misura del suo successo si vedrà nei mesi successivi, quando si capirà se le istanze emerse riusciranno a tradursi in proposte normative concrete e in risorse effettivamente stanziate.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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