Il terremoto che ha colpito il Venezuela il 24 giugno, con le scosse più gravi tra Caracas, La Guaira e gli Stati vicini, ha provocato finora 2.295 morti e oltre 11mila feriti, secondo il bilancio diffuso oggi dal presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana, Jorge Rodríguez, mentre le squadre di soccorso continuano a scavare tra le macerie per cercare superstiti a una settimana dal sisma.
Venezuela, il bilancio del terremoto sale a 2.295 vittime
Il nuovo bilancio ufficiale del terremoto in Venezuela è stato comunicato da Jorge Rodríguez in un aggiornamento pubblico seguito con attenzione nel Paese, dove molte famiglie attendono ancora notizie di parenti dispersi. “La speranza rimane intatta: continuiamo a scavare per cercare di salvare vite umane”, ha detto il presidente dell’Assemblea nazionale, usando un tono misurato ma fermo.
Secondo i dati forniti dalle autorità venezuelane, le persone estratte vive dalle macerie sono finora 6.461. Un numero che, a sette giorni dalle prime scosse, mantiene aperta la possibilità di altri recuperi, anche se il passare delle ore rende il lavoro dei soccorritori più difficile. Nei quartieri danneggiati, tra edifici lesionati e strade chiuse, si procede ancora a mano in diversi punti.
Il sisma, avvenuto il 24 giugno, ha lasciato una scia di distruzione soprattutto nelle aree più densamente abitate della capitale e lungo la fascia costiera. Le autorità non hanno fornito, nell’ultimo aggiornamento, una stima completa degli edifici crollati o inagibili. In base alle prime ricostruzioni, però, interi isolati risultano ancora sotto verifica tecnica.
Senzatetto e accampamenti tra Caracas e La Guaira
Il numero dei senzatetto censiti dalle autorità venezuelane è arrivato a circa 26mila persone, ha spiegato Rodríguez, precisando che il governo sta predisponendo nuove aree di accoglienza provvisoria. La priorità, in queste ore, resta dare un riparo a chi ha perso la casa o non può rientrare negli edifici per motivi di sicurezza.
“Stiamo allestendo nuovi accampamenti provvisori nella città di Caracas e nello Stato di La Guaira”, ha dichiarato Rodríguez. Poi ha aggiunto: “Saranno accampamenti di breve sosta, perché stiamo già preparando i piani per un processo rapido di costruzione delle abitazioni”. Parole che puntano a rassicurare, ma sul terreno la gestione resta complessa.
Al momento, secondo il quadro ufficiale, sono 25 gli accampamenti già allestiti. Tredici si trovano a La Guaira, otto a Caracas, uno nello Stato di Miranda e uno nello Stato di Carabobo. Mancano ancora indicazioni dettagliate sulla capienza complessiva delle strutture e sui tempi effettivi della ricostruzione. Nei campi, intanto, servono acqua, farmaci, coperte. E pazienza.
Oltre 17mila pazienti ricoverati dopo il sisma
Sul fronte sanitario, le cifre diffuse dalle autorità parlano di oltre 17mila pazienti ricoverati a causa del terremoto del 24 giugno. Di questi, circa 4.500 risultano ancora in ospedale, mentre quasi 13mila persone sarebbero già state dimesse dopo le cure.
Gli ospedali delle aree colpite hanno lavorato per giorni sotto pressione, tra feriti da crollo, traumi, fratture e casi legati alla permanenza prolungata all’aperto. Rodríguez non ha indicato quanti pazienti si trovino in condizioni critiche, né ha fornito una suddivisione per struttura sanitaria. Il dato, per ora, resta quello complessivo comunicato a livello nazionale.
La rete di assistenza, hanno riferito le autorità, continua a operare anche nei punti di accoglienza temporanea. In emergenze di questo tipo, il rischio non riguarda solo le lesioni immediate: contano anche le infezioni, la disponibilità di medicinali, l’accesso ad acqua sicura. Dettagli concreti, spesso poco visibili, ma decisivi.
Repliche in calo, ma il rischio non è chiuso
Dalle prime due scosse del 24 giugno, in Venezuela sono state registrate altre 782 scosse di assestamento, ha riferito ancora Jorge Rodríguez. Il presidente dell’Assemblea nazionale ha spiegato che “la frequenza e la magnitudo delle repliche diminuisce progressivamente”, ma ha invitato la popolazione a non considerare conclusa la fase di rischio.
“Il processo sismico continua e non è scomparso del tutto il pericolo di una scossa maggiore”, ha detto Rodríguez, richiamando alla prudenza residenti, tecnici e amministratori locali. In molte zone danneggiate, rientrare negli edifici senza verifiche può esporre a nuovi pericoli. Per questo le autorità stanno mantenendo chiuse alcune aree e proseguono i controlli strutturali.
Il governo venezuelano ha annunciato un piano di ricostruzione rapida delle abitazioni, ma non sono stati ancora resi noti costi, cronoprogramma e criteri di priorità. Per migliaia di famiglie, la fase dell’emergenza non è finita. Si vive nei campi, si aspetta una telefonata, si cerca un documento tra le macerie. E, ogni tanto, la terra torna a tremare.
